Raffaele Lombardo si è dimesso: perché il governatore della Sicilia è tanto importante

Arriva da Palermo lo scossone che rischia di far tremare l'Italia

L’aveva annunciato: “Mi dimetterò il 31 luglio, tornerò a fare l’agricoltore”. E così è stato. Il Governatore della Sicilia Raffaele Lombardo ha lasciato la guida della Regione più traballante d’Italia, con debiti e casse vuote, disoccupazione alle stelle e lavoratori senza stipendio.

Contro i dirigenti pagati fior di quattrini, a partire dallo stesso Lombardo che aveva una “paghetta” di  15.600 al mese, mentre i 90 consiglieri regionali si "accontentano" 9.257 euro mensili senza contare benefit, esenzioni, auto blu e cellulari. Rigorosamente gratis.

E’ comprensibile che esercitare il potere in Sicilia, dopotutto, abbia avuto per anni un certo fascino. Perché è una delle cosiddette Regioni a Statuto Speciale e i benefici – in particolare economici - di cui gode l’hanno resa per anni un’isola felice. E se da una parte c’è stata una gestione finanziaria che ha compromesso la sua stabilità e l’ha portata a rischio commissariamento, che emerge anche dall’analisi della Corte dei Conti, dall’altra c’è stato chi ha speso un bel po’ di soldi arrivando ad investire in progetti che, a conti fatti, sfiorano il paradosso.

Tra questi spicca – secondo quanto riportato da Il Giornale - l’impiego di parte dei 17mila dipendenti in  due neonate Commissioni: quella per “lo sci nordico” e per “l’abilitazione a maestro di snowboard”. Gli impieghi più bizzarri, poi, rincarano la dose. E svuotano le casse. Lo ha rammentato il giornalista Bracalini ricordando come “l'estate scorsa, un dipendente provinciale ha chiesto il saldo per 43 ore di straordinario spalamento neve. In piena estate”.

Un 'paese dei balocchi' a cui l'ormai ex governatore ha aggiunto, negli ultimi giorni, sette nuovi disegni di legge e il rinnovo di 6000 precari, oltre allo stralcio di una norma pensata per limitare le spese e ora ridotta a lettera morta.

Tirando le somme, è proprio il caso di dire  che di finanziamenti, usati per gli investimenti più disparati, ne sono arrivati a valanga. Senza contare i soldi entrati grazie all’autonomia tributaria, altro vantaggio di essere una Regione a statuto speciale.

Autonomia che consente, spiega LaVoce.info, di avere molte entrate visto che “con l'eccezione delle imposte di produzione e delle lotterie e dei tabacchi, tutte le imposte esatte nel territorio siciliano sono riversate nelle casse della Regione”.

Il punto chiave è proprio questo: lo Statuto speciale assegna a un territorio competenze molto ampie, “per il cui esercizio sono previste risorse altrettanto elevate”.  Altro “benefit” da non sottovalutare per la Sicilia è il fondo di solidarietà nazionale, “che prevede – rammenta LaVoce - un versamento annuo dallo Stato alla Regione, il cui ammontare avrebbe dovuto compensare la minore entità dei redditi di lavoro in Sicilia rispetto alla media nazionale”. Ma il parametro, che avrebbe dovuto regolare il versamento, si è rivelato di difficile calcolo “ed è stato quindi contrattato anno su anno portando nel tempo nelle casse della Regione una quota rilevante di risorse”. A poco è servito che negli ultimi anni si sia ridotto: si aggiungono infatti i fondi “destinati a specifici scopi e quelli comunitari nel quadro delle politiche di coesione” e il gioco è fatto.

La Sicilia “avrebbe potuto avere quanto necessario per assolvere la sua missione” eppure la marea di euro arrivati nell’isola non hanno arginato la falla: la crisi di liquidità si è fatta sempre sentire sempre più. Al punto che non sono stati spostati in tempo i fondi per pagare lo stipendio di luglio dei ben 90 deputati e dei 293 dipendenti.

Sono moltissimi i soldi da sborsare e che i 5 milioni di euro disponibili non siano sufficienti, si spiega bene guardando allo stipendio netto di un deputato - di circa 13mila euro – e di alcuni dipendenti, che arrivano a intascare 10mila euro al mese. Così, se da una parte Lombardo ha sempre sostenuto che la Sicilia non correva alcun rischio default, garantendone la stabilità anche al Premier Mario Monti, dall’altro i conti non tornano e le crescono gli allarmi per una “Regione sull’orlo del fallimento”.

Resta comunque una terra che attrae – ed ha attratto - molti politici e amministratori vista soprattutto la possibilità di attingere a piene mani dai più disparati finanziamenti in forza dello status di Regione autonoma. I contrasti, a questo punto, sono evidenti. Le strutture amministrative non brillano per efficienza ed è presente il più elevato numero di dipendenti pubblici a livello nazionale “ai quali – secondo i dati in possesso de LaVoce.info - si debbono aggiungere soggetti che a vario titolo percepiscono da "mamma Regione", come viene definita, un reddito mensile e che ammonterebbero a circa 140mila unità.
Un esercito nel quale sono compresi circa 28mila forestali, quanti ve ne sono in tutto il resto del paese, che gestiscono non sempre bene il purtroppo modesto patrimonio boschivo dell'isola”.

Ma la legge consente questo ed altro. La Sicilia, il cui Statuto fu approvato con legge costituzionale, è definita la “più speciale” di tutte per le sue innumerevoli possibilità. In Italia solo a questo territorio spettano alcuni particolari benefici. E’ infatti l’unica, a livello nazionale, intestataria della cosiddetta “competenza esclusiva nelle materie di cui all'articolo 14 e 15 dello Statuto”: l'esercizio del potere legislativo “trova solo il limite dei principi costituzionali e delle leggi di grande riforma”. Competenze molto ampie in materie decisive nella vita della Regione, quindi. Con il conseguente, massiccio, impegno finanziario previsto dallo Statuto, la vera forza e al tempo stesso il punto più debole di una terra che per molti è sempre più vicina al tracollo.


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