L’accordo triennale sul rinnovo del contratto collettivo di lavoro dei bancari è stato raggiunto: la firma è a un passo. Le parti, Abi e i sindacati, sono arrivati a una mediazione dopo tre mesi e mezzo di trattativa. Per quanto riguarda le retribuzioni, l’intesa, che varrà dal 2012 al 2014, prevede un aumento di 170 euro in tre anni, pari al 6,05%, per la figura contrattuale media (50 euro dal primo giugno 2012, 50 euro dal primo giugno 2013 e 70 dal primo giugno 2014). L’incremento prevede quindi il recupero dell’inflazione, ma senza conguaglio per il 2008, il 2009 e il 2010 (sarebbe stato pari allo 0,93%) e senza una tantum. Gli scatti d’anzianità sono bloccati per un anno e mezzo, dal primo gennaio 2013 al primo giugno 2014.
Riguardo ai contratti, l’accordo stabilisce l’introduzione del contratto complementare con 40 ore di lavoro settimanali anziché 37,5 e una riduzione del 20% delle retribuzioni. Questa mossa permette di mantenere come “insourcing” diverse attività che al momento vengono date all’esterno: in ogni caso le retribuzioni e l’orario di lavoro verranno riallineati entro 4 anni.
Le nuove assunzioni verranno sostenute attraverso l’istituzione di un Fondo per il sostegno dell'occupazione che verrà attivato con il contributo dei lavoratori e delle aziende. Le aree professionali contribuiranno con una giornata di lavoro, i quadri direttivi e i dirigenti con una ex festività e i manager con il 4% della retribuzione fissa. I nuovi assunti, inquadrati con qualifica “terza area-primo livello” avranno un salario d’ingresso ridotto del 18% rispetto al contratto collettivo. Il Fondo riserverà un trattamento preferenziale per le assunzioni al Sud.
Più complessa la questione degli orari di lavoro. L’accordo prevede la possibilità per le aziende bancarie di prolungare l’orario di sportello e di mantenerlo aperto dalle 8 alle 22, dal lunedì al venerdi. Per applicare l’allungamento e gestire la turnazione sarà necessario ricorrere a un confronto negoziale a livello aziendale almeno per la fascia oraria 20-22, mentre per la fascia 8-20, in caso di mancato accordo, le aziende potranno procedere unilateralmente. Quest’ultimo aspetto è quello che più di ogni altro potrebbe subire variazioni dell’ultima ora.
Nonostante il rinnovo, però, alcuni problemi del settore bancario restano, soprattutto in fatto di occupazione. Davanti alla prevista chiusura di alcune filiali, gli ex sportellisti, come suggerisce l’Abi, potrebbero essere rilanciati come consulenti porta a porta. I numeri riguardanti la contrazione del lavoro di sportello, soprattutto per la diffusione dell’Internet banking, parlano chiaro: dall’inizio del 2009 fino alla fine del 2011, l’operatività allo sportello ha visto una flessione media del 35% e per fine 2012 è previsto un altro calo del 15% a meno di un recupero dell’economia.
La rete fisica degli istituti bancari si sta rimpicciolendo: Banca d’Italia afferma che nel 2010 gli sportelli sono passati da 34.036 a 33.640 “principalmente a seguito della chiusura di 415 dipendenze da parte dei tre principali gruppi bancari”. Intesa Sanpaolo prevede interventi di riduzione su almeno 1.000 filiali, così come Banco Popolare, che non ha specificato l’entità del “taglio”, Unicredit, che ha messo in preventivo la diminuzione di circa 200 sportelli (su 3.700) in Italia, e Ubi che potrebbe procedere alla chiusura di 84 filiali.
Per questo, quindi, l’Abi immagina che le migliaia di sportellisti che resteranno disoccupati potrebbero essere riconvertiti in operatori per l’offerta di servizi bancari a domicilio. Intesa Sanpaolo e Unicredit lo hanno già previsto. Nel gruppo di Ca’ de Sass, per esempio, circa 5.000 dipendenti saranno ricollocati in funzioni commerciali, diventando quindi consulenti porta a porta.

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