La grande incertezza sulle sorti della moneta unica sta dominando le scelte di portafoglio di tanti investitori, spaventati dalla tempesta mediatica di apocalisse finanziaria, annunciata da diversi predicatori erranti. Senza fare previsioni di alcun tipo, riteniamo che il concetto di diversificazione valutaria è logico nel contesto attuale e deve essere considerato in misura proporzionale al rischio potenziale di disgregazione valutaria.
In questa ottica la nostra ricerca si è orientata anche verso la moneta cinese yuan, o renminbi (codice CNY), la valuta della Repubblica Popolare Cinese, dove ci sono opportunità più interessanti rispetto al dollaro americano. La valuta cinese a partire dalla fine degli anni ’70 ha avuto un andamento rispetto al dollaro piuttosto anomalo (grafico sotto) dovuto al suo forte controllo politico. Le autorità cinesi deprezzarono la loro valuta da 0,60 dollari per renminbi al record minimo di 0,1145 USD nel 1994 per favorire le esportazioni. Dal 1994, a seguito di forti e costanti pressioni internazionali soprattutto dagli USA, la Banca Popolare Cinese ha lentamente apprezzato la sua valuta con periodi di cambio “bloccato” come si vede chiaramente nel grafico sotto a 5 anni.
Secondo la teoria della “parità del potere di acquisto” il renminbi è ancora fortemente deprezzato e questo è ovviamente un vantaggio per i cinesi che vivono di esportazioni ma non per il mondo occidentale che vede nel consumatore del Dragone un grande potenziale cliente. Tuttavia la Cina ha recentemente dichiarato che il cambio verrà controllato e la propria moneta lentamente apprezzata rispetto al dollaro USA con oscillazioni inferiori allo 0,5%.
Sulla base di queste considerazioni storiche e fondamentali, il renminbi sarà quindi prevalentemente agganciato al dollaro, valuta di riserva per eccellenza, da cui si apprezzerà lentamente negli anni a venire. Gli investimenti in yuan sono quindi a pari rischio valutario di quelli in dollari, se non leggermente inferiore e l’investitore dell’area euro è quindi esposto in entrambi i casi al rischio di cambio euro/dollaro.
, Dalle nostre analisi risulta che è leggermente più conveniente investire in titoli espressi in valuta cinese piuttosto che in dollari, ovviamente con i vari limiti operativi del caso. Per fare un esempio abbiamo preso una obbligazione senior della banca HSBC (Londra: HSBA.L - notizie) emessa in yuan (XS0773551972) con tagli minimi da circa 1250 euro (10.000 CNY), scadenza fine aprile 2015, cedola fissa annuale del 2.875% pagata ogni sei mesi. Al prezzo corrente di circa 101.6 il rendimento a scadenza è di circa il 2.3%. Confrontando questo rendimento con una obbligazione equivalente delle stesso emittente emessa in dollari (US40429CCR16), si vede che i rendimenti sono prevalentemente uguali, con piccoli dettagli a favore del bond in CNY (rateo di aggio, rating della emissione). A parità di rendimento, è quindi meglio investire in renminbi perché con elevata probabilità fino a scadenza si beneficerà anche, oltre al rendimento, del contributo dovuto all’apprezzamento della valuta cinese rispetto al dollaro americano.
L’investimento in questa obbligazione in CNY è piuttosto sicuro in quanto l’emittente ha un rating di AA- e un credit default swap di circa 96 bps, quindi adatta per piccoli portafogli difensivi; il diritto che regola l’emissione è quello inglese. Lo svantaggio è che non essendo quotata su mercati domestici è acquistabile in OTC (Bruxelles: OTCB.BR - notizie) e sulle borse di Stoccarda e Berlino, quindi non accessibile a tutti i risparmiatori. Inoltre è possibile che l’intermediario utilizzato applichi un tasso di cambio piuttosto alto per comprare CNY da impiegare nell’acquisto del titolo. E’ quindi importante verificare prima le condizioni applicate dalla propria banca.
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