Scudo anti-spread, forse non tutti sanno che è rimandato a settembre

E' di quasi un mese fa la notizia dell'approvazione dello scudo anti spread, accordo raggiunto tra Italia, Francia e Germania che consiste nell'introduzione di un meccanismo semiautomatico per l'Eurozona in grado di calmierare il differenziale con i Bund tedeschi.
Quello che non si sa, è che questo scudo non è ancora stato ratificato. Per questo motivo, lo scorso mercoledì il presidente del Consiglio Mario Monti e il ministro dell'Economia Vittorio Grilli si sono incontrati con il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco per confrontarsi su eventuali strategie da applicare in attesa dell'approvazione dello scudo - previsto sicuramente dopo l'estate - e per placare le tensioni sui titoli del debito pubblico italiano.

Scudo anti spread: in cosa consiste

Bisognerà attendere settembre quindi. Data in cui si pronuncerà la Corte Costituzionale di Karlshure sul Fiscal Compact e sull'Esm. Solo dopo la decisione della Corte, la Germania potrà ratificare. Fino a quel momento, il Fondo di stabilità è incompleto e l'Eurozona è senza protezione anti spread: l'Esm (European stability Mechanism) non ha ancora sostituito l’Efsf ( European Financial Stability Facility), nelle cui casse restano un centinaio di miliardi di euro. Resta a vigilare la Bce, pronta a intervenire qualora la tensione sui mercati possa ricadere direttamente sull'Italia, facendone aumentare vertiginosamente lo spread. Situazione preoccupante che si è già verificata oggi, con il differenziale che ha raggiunto quota 530.
La posizione dell'Italia si fa sempre più difficile e non permette al paese di continuare a puntare i piedi su alcune condizioni, come quella di non applicare nuove misure di austerità: secondo Palazzo Chigi, infatti, "il Paese virtuoso che chiede l’aiuto del Fondo non deve essere costretto a nuove misure, basta che prosegua sulla strada intrapresa". Ma Germania, Finlandia e Olanda non la pensano così. E lo dimostrano gli accordi ratificati tra Spagna e l'Efsf per il salvataggio delle banche: il contratto prevede che il denaro - fino a 100 miliardi di euro - messo a disposizione dai partner europei possa essere utilizzato non solo per la ricapitalizzazione degli istituti di credito, ma anche per acquisti di titoli obbligazionari sul mercato primario e secondario e per prestiti al governo spagnolo. Un primo tentativo di scudo.

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