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ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Seguire le proprie passioni e trovare il lavoro dei sogni o adattarsi alla realtà?

    La scelta tra il coltivare le proprie aspirazioni e l’accontentarsi di quello che offre il mercato non è semplice. Dì la tua

    Il mercato del lavoro è condizionato dalla crisi economica, dalla precarietà dell’occupazione, dalle disparità di accesso e dalla carenza di competitività di molte aziende italiane (ed europee) rispetto a quelle dei Paesi alla ribalta (Cina, India, Russia, Brasile…). In un sistema del genere, è ancora possibile per un giovane cercare un impiego seguendo i propri sogni? Vale la pena di coltivare le proprie passioni rischiando di non trovare un’occupazione? Prima di dare una risposta a quesiti, che lasciamo a voi lettori, è opportuno fare una riflessione un po’ più ampia.

    Le persone che al momento hanno un’età tra i 20 e i 40 anni sono cresciuti con l’idea che molte scelte di vita (quanto studiare, andare all’università o no, quale facoltà scegliere, in cosa specializzarsi, quale lavoro intraprendere) dovessero essere dettate da una linea guida: individuare i propri sogni e seguirli. Da qualche anno a questa parte, però, il mondo è cambiato. E osservare quanto sia nutrita la “jobless generation”, ovvero la generazione di giovani che sono senza un’occupazione o che sopravvivono con lavori iperprecari, mette amarezza e fa crollare il mito dell’inseguimento dei propri sogni. Che questo approccio non possa più funzionare è opinione di molti osservatori del mondo del lavoro, tra cui Oliver Segovia, un imprenditore attivo nelle Filippine e a Singapore che ha scritto un saggio molto apprezzato sul tema, “Passion and Purpose: Stories from the Best and Brighest Young Business Leaders”

    Partendo dalle storie di alcuni tra i più brillanti giovani businessmen del mondo, Segovia propone un approccio alternativo alla questione: secondo lui, è il caso di abbandonare la voglia di inseguire le proprie passioni e di concentrarsi sull’individuazione dei grandi problemi. A suo parere, mettere i problemi al centro del proprio processo decisionale, e quindi delle scelte di vita, cambia tutto. Se si individuano le questioni più problematiche della realtà in cui si vive (il proprio territorio, il proprio Paese, il mondo intero), ognuno può capire meglio cosa sa fare e che contributo può dare. Questo metodo, afferma Segovia, porta risultati soddisfacenti, non solo dal punto di vista lavorativo ed economico ma anche umano, perché porta a spostare l’attenzione da se stessi agli altri e, di riflesso, all’intera umanità. Fa smettere di lamentarsi e di essere egocentrici. Paradossalmente, dice l’imprenditore, “diventiamo più felici se ci preoccupiamo di meno di quello che pensiamo che ci renda felici”.

    Su quali questioni concentrarsi per trovare il proprio percorso e quindi anche il proprio lavoro? La scelta è ampia: i cambiamenti climatici, la povertà, l’istruzione, l’assistenza sanitaria, la tecnologia, lo sviluppo sostenibile, la competitività con i Paesi emergenti (anche se il termine “emergente” ormai non ha più molta ragion d’essere), la sovrappopolazione… Essere sensibili verso gli aspetti più critici del mondo aiuta a sviluppare una consapevolezza diversa, sostiene Segovia. “Uscite fuori di casa, da scuola o dall’ufficio e andate a fare volontariato", è la sua esortazione. E se dovete scegliere una scuola, un master o un corso di specializzazione, “sceglietene uno che metta il mondo vero, la realtà, nei suoi programmi didattici”.

    Animati da questa visione delle cose, è necessario mettersi in contatto con le altre persone che si occupano di grandi problemi, anche perché in un mondo dove le crisi sono per loro natura interdisciplinari solo facendo rete è possibile approfondirle e capire come risolverle.

    Con questa filosofia, dice Segovia, possono nascere nuovi sogni, ma “sostenibili”, più realizzabili e utili alla comunità in cui si vive. E se non ne avete ancora trovato uno, “prendetevi del tempo libero e viaggiate, ma non come turisti”. A suo parere, bisogna andare in posti non convenzionali, che possano essere fonte di arricchimento e di ispirazione. Non a caso, l’esempio che porta è quello di Steve Jobs, che ha descritto il suo periodo in India come una delle esperienze della sua vita che più gli hanno aperto la mente e che lo hanno aiutato a sviluppare l’intuizione di semplificare la vita delle persone grazie alla tecnologia.  In sintesi, il pensiero di Segovia è che la felicità arriva dall’accettare le più grandi sfide che il nostro tempo ci fa affrontare e dal trovare una soluzione per le difficoltà della nostra realtà.

    E’ l’approccio da seguire in questi tempi così difficili? Forse. Sta di fatto che ancora adesso, nonostante i disagi del mondo del lavoro, sono tanti i giovani che dicono di preferire un impiego precario ma vicino ai propri sogni piuttosto che un’occupazione stabile ma distante dalle proprie ambizioni. Una conferma viene da un sondaggio effettuato da Rena (Rete per l’Eccellenza Nazionale), un’associazione di giovani in prevalenza tra i 25 e i 37 anni che si occupa di problemi del lavoro, valorizzazione dei talenti e crescita sostenibile del territorio. L’indagine, che ha coinvolto oltre 500 ragazzi in tutta Italia (il campione era costituito dal 60% di donne e per oltre il 70% da persone tra i 25 e i 35 anni), ha rivelato che più del 60% degli intervistati non rinuncerebbe ai propri sogni e al lavoro che desidera in cambio di contratto più garantito. C’è di più. Solo il 40% dei giovani interpellati ritiene il contratto a tempo indeterminato essenziale per migliorare la propria posizione professionale, mentre il 30% continuerebbe ad accontentarsi di un contratto a tempo determinato o a progetto, purché il lavoro sia gratificante e la retribuzione sia più alta. Forse è l’abitudine all’iperflessibilità a farli parlare così. O forse è proprio il segno che, nonostante i tempi siano cambiati, le nuove generazioni non vogliono dire no ai propri sogni. Anche a costo di faticare per arrivare a fine mese.

    E voi, che ne pensate? Meglio continuare a seguire le proprie passioni oppure adattarsi alla realtà, magari cercando nuovi stimoli dai grandi problemi?

     
    • Rina  •  3 mesi fa
      Grandi problemi nel mondo come dice Segovia ci sono sempre stati e ci saranno sempre, quello che deve cambiare e che farà la differenza nel mondo del lavoro è: entrare con le soluzioni. Inoltre la scuola, la società non ti insegna a fare i soldi a realizzare i propri sogni, Steve Jobs diceva! «Siate affamati, siate folli». La filosofia di vita di Steve Jobs è tutta contenuta nelle parole pronunciate nel 2005 davanti agli studenti dell'Università di Stanford. Un invito a provare, a rischiare. Un uomo che ha saputo osare ed ha cambiato la storia. Purtroppo gli stimoli che riceviamo sono: chi si accontenta gode, stai con i piedi per terra, i soldi non fanno la felicità etc etc... Ma scusate perchè il 95% delle persone lotta tutta la vita finanziariamente e solo il 5% è libero finanziariamente? La risposta non è, sono nati con la camicia non tutti almeno... Anche qui Steve Jobs ci ha dimostrato che se vuoi puoi... Allora mi chiedo? Se il sistema di insegnamento che fino a 50 anni fa poteva funzionare ma oggi tutto è cambiato, l'unica cosa che non è mai cambiata è la scuola. Ai ragazzi mi sento di dire.. Informatevi!! guardate oltre.. non rinunciate ai vostri sogni.. entrate nel mondo del lavoro con delle soluzioni... Ci sono moltissime opportunità basta aprire la mente!! Informatevi, formatevi investite su voi stessi e la vostra crescita personale.. Avete una sola vita da vivere non sprecatela, oggi per vincere bisogna essere fluidi come l'acqua, non lasciate che siano gli altri a decidere per voi!! prendete coscienza che nella vita puoi essere uno sherpa oppure puoi essere un Mesner!! e quando sei un Mesner puoi veramente se lo vuoi aiutare anche le popolazioni in difficoltà, decidete voi.. Rina Middonti 47 anni mamma di 4 figli ed una nipotina
      • GT 3 mesi fa
        Jobs ha insegnato solo che lui è, statisticamente, uno dei pochi che ce l'ha fatta. Non c'è spazio per tutti, e quelli che riescono non è neppure detto siano i più geniali ... a volte sono solo i più scaltri (disonesti?). Troppi parlano di fornire soluzioni .... quante parole al vento. I nostri ragazzi hanno già le menti aperte, il fatto è che le migliori opportunità sono solo ad appannaggio dei soliti (qui come negli USA). Certo, a mio figlio cercherò di infondere fiducia, ma gli dirò pure ... ricordati che sei figlio di un signor nessuno, e quelli come noi possono riuscire o fallire. Altri riescono sempre e comunque, alla faccia nostra!!!
      • claudio 3 mesi fa
        a gt: ai miei figli continuerò a ripetere rischiate e azzardate perchè solo cosi un giorno non avrete rimorsi, nella vita bisogna rischiare bisogna essere dei sognatori e sopratutto dovremmo imparare a vedere il bicchiere mezzo pieno.
        fino ad oggi mi sono sempre messo in gioco senza mai aspettare che il lavoro mi piovesse dal cielo e non sempre mi è andata bene ed in quei momenti mi sono rimboccato le maniche senza guardare indietro e con una buona dose di ottimismo sono sempre riuscito a tornare in piedi.
        Claudio 38 anni padre di due figli
    • FrancescoD  •  3 mesi fa
      Adattarsi alla realtà, significa dire "io mi arrendo". Secondo Segovia, seguire le proprie passioni, causa l'egocentrismo, pensare a se stessi, ma in realtà ognuno di noi , se la passione è fondata, può raggiungerla e contribuire al bene del prossimo. I grandi problemi sono nati per essere risolti...
    • Andrea  •  3 mesi fa
      Steve Jobs illuminato dal viaggio in india. Usare la tecnologia per semplificare la vita a soli 700 euro ad acquisto..
      Poi.. parla di rinunciare ai sogni un imprenditore delle Filippine.. parlo per ignoranza sulla persona ma, vorrei proprio vedere questo tale quanto sia impegnato nel sostenere il "mondo attuale:
      Mi viene in mente la solita frase: "Andate avanti voi che a me mi viene da ridere"
    • Mariella  •  4 mesi fa
      In una società meritocratica il cittadino potrebbe aspirare a un'occupazione secondo le sue attitudine e capacità, purtroppo non è così e solo i ben nati possono aspirare a qualsiasi professione che invece rimangono precluse agli altri che si devono "adattare".
    • ValeriaI  •  3 mesi fa
      Qualsiasi cosa io decida di fare è del tutto indifferente, nn solo nn mi hanno rinnovato il contratto perchè stavo per diventare madre, ma da quando lo sono nessuno a intenzione di assumermi e perchè purtroppo nn ho alcuna qualifica specifica e perchè essere madre per molti datori di lavoro è un problema.
      • GT 3 mesi fa
        Purtroppo hai ragione ..... ma dato che siamo una massa di pecore, non ci ribelliamo.
    • sciur Carera  •  4 mesi fa
      aspirare ad un qualsiasi lavoro e riuscire a trovarlo per un giovane, oggi, ha del miracoloso.
    • J5SS9C1  •  3 mesi fa
      Cara Rina, se tu parli in questo modo immagino tu non stia lottando quotidianamente con i soldi che non ci sono, con un lavoro, anche modesto, che non si trova, con un'età fuori target che nn ti permette di competere più in nessun settore, ecc. E ti sta parlando un folle che, per inseguire i propri sogni ha lavorato e studiato per molti anni, finchè il reddito da fame lo ha stretto in un angolo, con poca possibilità, praticamente nulla, di riprendersi!
    • mauro t  •  3 mesi fa
      sarebbe un mondo perfetto!!!!!
    • GT  •  3 mesi fa
      Jobs ha insegnato solo che lui è, statisticamente, uno dei pochi che ce l'ha fatta. Non c'è spazio per tutti, e quelli che riescono non è neppure detto siano i più geniali ... a volte sono solo i più scaltri (disonesti?). Troppi parlano di fornire soluzioni .... quante parole al vento. I nostri ragazzi hanno già le menti aperte, il fatto è che le migliori opportunità sono solo ad appannaggio dei soliti (qui come negli USA). Certo, a mio figlio cercherò di infondere fiducia, ma gli dirò pure ... ricordati che sei figlio di un signor nessuno, e quelli come noi possono riuscire o fallire. Altri riescono sempre e comunque, alla faccia nostra!!!
    • Lion  •  3 mesi fa
      Son andato in proprio all'eta' di 30 anni, perche', a quel punto, vedendo il miglior tenore di vita vissuto dal datore di lavoro, ho capito che stavo lavorando per fare arricchire il padrone.
      • GT 3 mesi fa
        Come darti torto?
    • Asia  •  3 mesi fa
      La felicità è una cosa importante.Tutti devono essere felici..e ogni giovane deve inseguire i propri sogni e crederci.E' difficile che gli altri cerchino di far qualcosa per cambiare il mondo e migliorarlo..perchè ci sarà sempre qualcuno pronto a fermarti.Invece insieme dovremmo essere uniti a sconfiggere questi stupidi problemi che ostacolano tutto e tutti,inseguendo i propri sogni ed essere felici,dimostrare agli altri le proprie capacità e crederci.Perchè sperare è inutile.Bisogna anche fare! Tutto questo casino si sistemerà piano piano e non dobbiamo dare la nostra vita per risolvere dei problemi che hanno messo altri,dobbiamo solo lottare per quello in cui crediamo,senza essere pessimisti e seguire solo una cosa solida
      perchè una cosa solida non esiste,l' unica cosa certa sono i nostri sogni,e la felicità che proviamo se li realizziamo.
    • sarax  •  3 mesi fa
      io ho avuto la fortuna che dopo un mese di ricerca del lavoro, ho trovato uno stage per il lavoro che voglio fare!!! lo stage dura solo 6 mesi... però sono sicura che se mi impegno e divento veramente brava, una possibilità di assunzione magari c'è!! il posto di lavoro a tempo indeterminato è essenziale nella vita di noi giovani... soprattutto per chi, come me, ha già le idee chiare del futuro...
      • GT 3 mesi fa
        Buona fortuna, di cuore !!!!!
    • *_*  •  3 mesi fa
      La realtà ti mette alla prova. Le passioni vanno tarate in relazione alla realtà, solo così sono "sogni" realizzabili e non utopie. Poi se sei ricco o benestante di famiglia puoi anche giocare d'azzardo tutta la vita, tipo voler raggiungere la luna volando con le ali ed una maschera di ossigeno, anche se per ora è utopia, se sei ricco puoi apsettare i decenni che serviranno per cui ciò possa essere realizzato, oppure accettare di non veder realizzato il proprio "sogno" utopia, perchè 100 anni di vita sono pochini rispetto a cio che vorresti vedere realizzato, magari dovevi nascere nel futuro prossimo e non in questo secolo e millennio... ma questo non è la condizione di molti.
    • ClaraC  •  3 mesi fa
      Io ho scelto di seguire la mia passione e oggi, con la crisi assurda che c'e', guadagno di piu' io recitando che tanti miei amici che sono stati "realisti" nelle loro scelte lavorative e che ora sono disoccupati!
    • SABRINA  •  3 mesi fa
      Avete tutti ragione, ma alla fine bisogna fare i conti. I conti appunto devono tornare quindi penso che bisognerebbe accettare l'eventuale lavoro offerto e poi successivamente chissà cercando e lasciando passare un pò di tempo si potrebbe anche capire meglio quali siano le nostre capacità. Così è come la vedo io in un momento in cui tra l'altro non si liberano posti di lavoro avendo spostato così tanto l'età pensionabile, cosa non da poco.
    • Un utente Yahoo!  •  3 mesi fa
      E importante credere nei propri sogni ,delle volte,perche' e cio' che ci a reso uomini .La soceta' di oggi non ci permette piu' questa speranza e ne lo stimolo di di arrivare a una meta che l' uomo si e' sempre prefissata sin dai tempi .La cultura di noi uomini ,domani ,sara' solo fantasia.............