Anche il welfare, inevitabilmente, risente della crisi. Da una parte le organizzazioni non-profit incontrano sempre più difficoltà nell’accedere a risorse utili per finanziare progetti a scopo sociale. Dall’altra, certi risparmiatori che desiderano avere a disposizione strumenti d’investimento caratterizzati in senso etico e solidale. I social impact bond rispondono a tutte queste esigenze.
Il social impact bond, o Pay for Success Bond, è uno strumento finanziario finalizzato alla raccolta, da parte del settore pubblico, di finanziamenti privati. La remunerazione del capitale investito tramite questi strumenti è legata al raggiungimento di un determinato risultato sociale. In un modello ideale di social impact bond, il raggiungimento del risultato sociale previsto produrrà un risparmio per la Pubblica Amministrazione e, quindi, un margine che potrà essere utilizzato per la remunerazione degli investitori.
L’idea che sta alla base delle obbligazioni etiche è piuttosto semplice. L’ente pubblico, attraverso programmi sociali realizzati e gestiti da enti non-profit, spesso legati a limitare situazioni di disagio sociale, può risparmiare denaro e ottenere risultati più soddisfacenti di quelli che avrebbe perseguito agendo autonomamente. I soggetti pubblici non sempre possiedono le strutture, personale o le conoscenze necessarie per intervenire in contesti caratterizzati da forti disagi sociali. La soluzione, quindi, potrebbe essere quella di appoggiarsi a organizzazioni che operano nel terzo settore, ma in termini economici più redditizi. Un altro vantaggio dei social bond per l’ente pubblico è che il rimborso dell’obbligazione è unicamente legato al raggiungimento dell’obbiettivo. Il saldo del debito è previsto se vengono raggiunti gli standard stabiliti nel momento della sottoscrizione; in caso contrario gli investitori non vedranno tornare indietro i soldi versati.
Se è vero che questo tipo di obbligazione etica può suscitare l’interesse di quegli investitori che vogliono offrire un’immagine positiva legata al loro impegno in ambito sociale, ci sono anche dei limiti. Per prima cosa, i risultati dei progetti finanziati devono essere misurati con precisione. Diversamente diventerebbe impossibile stabilire i criteri del rimborso. E’ ovvio che questa condizione preclude l’accesso di molti progetti, anche utili ma difficilmente “pesabili”. Le misurazioni del rendimento, solitamente, sono affidate ad una società esterna che ne garantisce la veridicità. Un’altra criticità è il rischio, in taluni casi, troppo elevato per i risparmiatori. Il capitale investito risulta, infatti, totalmente in balia degli eventi. I rendimenti proposti in caso di buona riuscita, non sono così alti da giustificare, nell’ipotesi di insuccesso, la predita totale dell’investimento.
In Gran Bretagna, di social bond, se ne discute già dal 2007, grazie alle attività svolte del Prime Minister’s Council on Social Action - un gruppo di esperti che tra il 2007 e il 2009 ha aiutato il governo britannico in materia di politiche sociali – che ha coinvolto diverse realtà che operano nel mondo sociale anglosassone. Tra queste, c’è la Social Finance, una banca d’investimento che si occupa specificatamente di terzo settore. Nel 2010, ha sviluppato per prima un’emissione di social impact bond, attraverso il finanziamento di un progetto pilota dedicato al recupero di carcerati nella città di Peterborough. La buona riuscita dell’operazione sta spingendo il ministero del Tesoro a valutare l’eventualità di utilizzare bond della durata di 10 anni per sostenere le fasce più deboli delle popolazione.
Anche gli Stati Uniti hanno già puntato sullo sviluppo dei social bond che dall’altra parte dell’oceano hanno preso il nome di Pay for Success Bond. Nel febbraio del 2011, il Centre for American Progress ha pubblicato un rapporto che analizzava l’impatto dei bond sociali all’interno del sistema americano. Nello stesso mese, il presidente Obama ha presentato al Congresso una proposta per lo stanziamento di 100 milioni di dollari, mirata a sostenere lo sviluppo di progetti finanziati attraverso i Pay for Success Bond. E a New York, il colosso finanziario Goldman Sachs ha deciso di investire quasi dieci milioni di dollari in un progetto per il recupero di giovani detenuti nella struttura di Rikers Island.
Nei mesi scorsi, Mario Calderini, consigliere del ministro per il Sostegno alla ricerca e all’innovazione, Francesco Profumo, ha aperto alla possibilità di usare i social bond anche nel nostro Paese. Con il fine di finanziare progetti delle smart community, ovvero gruppi di persone che attraverso internet condividono idee per rendere sempre più efficienti le città.









