Spread, il bilancio delle politiche di Mario Draghi

“La Bce ha fatto davvero tutto il possibile, il programma di acquisto bond crea un ambiente favorevole alle riforme” e ora “l’iniziativa spetta ai governi”. Parola di Mario Draghi che da Lubiana, al termine della riunione del consiglio direttivo della Bce, ha definito positivamente il meccanismo per abbassare i rendimenti che ha “contribuito ad alleviare le tensioni sui mercati”.

L’Omt (Outright monetary transactions) è il programma con il quale la Bce può comprare i titoli di Stato dei paesi che richiedono l’intervento del fondo europeo salva-Stati (Esm). In altre parole: lo scudo anti-spread. “Siamo pronti ad attivare l’Omt una volta che siano state soddisfatte tutte le precondizioni necessarie. E’ compito dei governi decidere cosa vogliono fare, noi abbiamo fatto tutto quello che era possibile nell’ambito del nostro mandato”, ha commentato il banchiere centrale.

Il meccanismo presentato ad inizio di settembre ha raffreddato sicuramente i mercati, quantomeno ridimensionando scenari distruttivi per l’unione monetaria. E’ bastato l’annuncio, insomma, per registrare nell’ultimo mese “considerevoli afflussi di depositi bancari” in Italia – in attesa dei dati ufficiali di settembre – e nello stesso periodo “le banche spagnole hanno fatto meno ricorso al credito della Banca centrale”, con lo Stato che ha completato quasi il 90% del suo programma di finanziamento. Ma soprattutto, gli spread restano più bassi di quanto fossero nel mese di luglio, stabilizzando gli squilibri all’interno di Eurolandia, visibili sul sistema “Target 2”.

Il ricorso allo scudo, però, comporta il rispetto di alcuni requisiti. La condizionalità per Draghi, comunque, ha tre vantaggi: riduce l’azzardo morale, incentiva i governi a perseguire politiche economiche corrette e protegge l’indipendenza della Banca centrale europea. Le condizioni, secondo il numero uno dell’Eurotower, non devono per forza essere dure perché aprono “alla possibilità di portare nuovi benefici sociali”. E’ vero anche che nel breve termine, le riforme sociali possono acuire la sofferenza di economie già in forte crisi come in Spagna, ad esempio. Qui la disoccupazione viaggia attorno al 25% e i tassi dei titoli pubblici rimangono a rischio. Il Bonos decennale ha segnato un rendimento in leggero rialzo (5,86%) ma ancora distante dalla soglia critica del 7%, oltre la quale un Paese dovrebbe chiedere il salvataggio. Nessuna possibilità anche di allungare la scadenza dei titoli del debito greco in mano alla Bce perché “costituirebbe un finanziamento monetario” di uno Stato, in contrasto con lo statuto della Banca centrale e con i trattati dell’Unione.

I tassi, intanto, rimangono fermi al minimo storico dello 0,75%. Come atteso, il costo del denaro nei 17 Paesi dell’Unione monetaria resta, dunque, confermato. L’ultimo taglio di un quarto di punto risale allo scorso luglio. Invariati anche i tassi sui depositi e prestiti overnight, rispettivamente a zero e 1,5%. “La decisione è stata unanime” , ha precisato Mario Draghi aggiungendo che l’ipotesi di un taglio dei tassi non è stata discussa e non è in previsione neanche nei prossimi mesi. E nella conferenza stampa del governatore c’è stato anche spazio per un messaggio alla Germania: “Se la tradizione della Bundesbank è di assicurare la stabilità dei prezzi, la Bce è pienamente in sintonia con quella tradizione”. A chi gli chiedeva se avesse avuto un confronto con il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, che si oppone allo scudo anti-spread, il numero uno della Bce si è limitato ad affermare che “ci sono state discussioni molto costruttive con tutti i membri del board”.

Insomma lo scudo è uno strumento pronto per essere utilizzato dai Paesi che ne faranno richiesta. Una possibilità che fino ad oggi è stata sufficiente per tenere sotto controllo l’incalzante aumento del differenziale in un’economia europea che deve fare i conti con un tasso d’inflazione medio sopra il 2%. Non esaltante anche il quadro economico. La Bce si attende che l’attività continui a risultare debole, con le solite tensioni sui mercati fino alla fine del 2012. Colpa anche dei continui aggiustamenti dei bilanci delle istituzioni finanziarie e della disoccupazione “elevata” in tutto l’area Euro. Una quadro a tinte fosche che potrebbe migliorare solo a partire dell’anno prossimo.

Ad ogni modo, la Banca centrale europea ha assicurato che continuerà a fornire il sostegno adatto all’attività economica di Eurolandia. Con lo scudo pronto ad intervenire. Ma non solo. Qualche economista è convinto che a dicembre ci sarà un nuovo taglio di un quarto di punto dei tassi.


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