E’ diventato famoso proprio per la crisi economica. Dalla fine del 2011 è quasi un termine di uso comune. Stiamo parlando dello spread, protagonista spesso e volentieri in maniera preoccupante nei mercati finanziari. Ma cos’è? Lo spread denota il differenziale tra il tasso di rendimento di un’obbligazione e quello di un altro titolo preso a riferimento. Quello che più interessa il nostro debito riguarda il rendimento dei Bund tedeschi e dei Btp (Buoni del tesoro poliennali) italiani, di durata decennale. Bund e Btp sono obbligazioni governative tedesche e italiane, ossia titoli grazie ai quali gli Stati incassano subito dei soldi per poi restituirli dopo un certo numero di anni, con gli interessi. Lo spread si calcola accostando i rendimenti di Bund e Btp: se ad esempio il Btp ha tasso del 7% e il corrispettivo Bund tedesco con la stessa scadenza ha un rendimento del 3%, allora il valore sarà di 7 – 3 = 4 punti percentuali ovvero 400 punti base.
Il rendimento atteso o richiesto può, infatti, salire o scendere in funzione del grado di fiducia degli investitori e creditori, a sua volta misurabile attraverso eventuali squilibri tra domanda e offerta di titoli di Stato: se l’offerta è superiore alla domanda, il rendimento atteso aumenta per tentare di riequilibrare la domanda e viceversa. Facile capire come lo spread, di conseguenza, diventi una misura del rischio finanziario associato all’investimento nei titoli, cioè nel recupero del credito da parte del creditore, senza dimenticare che rischio e rendimento sono legati da una certa proporzionalità. Quanto è maggiore lo spread, minore è tale affidabilità. Lo spread è anche una misura della capacità dell’emittente di promuovere a buon fine le proprie attività finanziarie e, nel caso dello Stato, di rifinanziare il proprio debito pubblico tramite emissioni di nuovi titoli. E anche in questo scenario, maggiore è lo spread, minore è questa capacità per i tassi di interesse elevati. Con il conseguente rischio di superare il limite massimo di sostenibilità. Nel caso dei titoli di Stato, infatti, spread elevatissimi possono condurre nel medio-lungo termine alla dichiarazione di insolvenza o fallimento dello Stato.
Un rapporto di stretta dipendenza e reciproca influenza quello che si viene a creare tra spread e titoli di Stato. Se il valore dello spread è dato dal rapporto del differenziale tra Bund e Btp, come detto, ovviamente se aumenta il tasso di interesse per i Btp a 10 anni (attorno al 6% nelle ultime quotazioni), inevitabilmente salirà anche lo spread. Diverso il discorso che riguarda i Bot, ovvero Buoni ordinari del tesoro a breve termine. Il motivo è che non sono i tassi dei titoli a breve termine quelli presi come riferimento nel calcolo dei punti percentuali dello spread. Nell’ultima asta, infatti, i Bot a 12 mesi sono stati collocati con un rendimento annuo lordo pari al 2,697%, in forte calo rispetto al 3,972% che rappresentava il massimo da dicembre 2011. Nell’ultima tornata è stata buona anche la domanda: a fronte di una disponibilità di titoli per 7,5 miliardi di euro, sono pervenute richieste di sottoscrizione pari a quasi 11,6 miliardi di euro. Ma nonostante il tasso sia calato, lo spread è rimasto alto, sfiorando i 480 punti base. E uno spread troppo alto, influisce negativamente - oltre che sui tassi d’interesse dei titoli e quindi sul bilancio dello Stato - anche sulle Borse. A far fluttuare nervosamente i mercati in questi giorni ci hanno pensato anche la revisione al ribasso della crescita mondiale da parte del Fmi (Fondo monetario internazionale) e la presa di posizione della Corte Costituzionale tedesca che ha rinviato la decisione sul fondo Salva-Stati Esm.
Ma non solo. Il maggiore spread causa, secondo i calcoli del Centro Studi Confindustria, perdite pari allo 0,9% del Pil italiano, facendo perdere 144mila posti di lavoro e con maggiori oneri per interessi pari a 12,4 miliardi a carico del bilancio pubblico, 12,1 miliardi sui conti delle famiglie e 23,7 su quelli delle imprese. "Le perdite di prodotto e occupazione - si legge in una nota del CSC - abbattono il potenziale di crescita futura, vanificando parte degli sforzi effettuati con le politiche di risanamento e di riforma strutturale e minando il consenso a favore di quelle stesse politiche di riforme e risanamento, che nell'immediato impongono inevitabili sacrifici al Paese". Il CSC stima per l'Italia oltre 300 punti base di differenziale aggiuntivo tra i rendimenti del Btp e del Bund decennali: a tanto si attesterebbe l'eccesso di spread rispetto ai 164 punti attualmente riconducibili ai divari reali tra Italia e Germania nel debito pubblico e nella crescita economica.
Eurogruppo: nuovo sì a scudo anti spread e misure per la SpagnaBruxelles, (TMNews) - "Abbiamo raggiunto un accordo su un memorandum of understanding sulle condizioni del settore finanziario in Spagna e abbiamo discusso i parametri chiave del Financial assistant facility agreement". Si è conclusa dopo otto ore di discussioni la riunione dell'Eurogruppo a Bruxelles: confermate le conclusioni del vertice dell'Eurozona del 28-29 giugno sia sul cosiddetto scudo anti-spread che sulla ricapitalizzazione 'diretta' delle banche in crisi attraverso le risorse del futuro Fondo sa

