Dipendere sempre meno dal petrolio del Medio Oriente. Gli Stati Uniti d’America stanno per realizzare un sogno che inseguono da 40 anni: rendersi indipendenti dagli sceicchi arabi per il loro fabbisogno energetico. L’economia più ricca al mondo, infatti, sta diventando sempre più autosufficiente sotto il profilo energetico.
Ormai da mesi l’America sta riducendo i suoi acquisti di petrolio dell’estero. Quel flusso di pagamenti che ha contribuito a finanziare tante guerre in Medio Oriente, e lo stesso terrorismo di Al Qaeda dell’11 settembre, si sta riducendo giorno dopo giorno. E in un futuro neanche troppo lontano potrebbe addirittura scomparire. Le conseguenze di uno scenario di questo tipo avrebbero un impatto enorme sugli equilibri ecologici e su quelli geo-politici. Non è assurdo immaginare che se continuasse così, l’America non avrà più bisogno di schierare la Quinta Flotta nel Golfo Persico. La sua Arabia Saudita sarà lo Utah o il Wyoming, con buona pace dei petrodollari degli arabi.
Un traguardo impensabile per questa nazione che lo inseguiva dai tempi di Richard Nixon e del primo shock energetico: la guerra del Kippur nel lontano 1973. Per molti americani parlare d’indipendenza energetica suona assurdo e, in effetti, fino a qualche anno fa lo era. Ma adesso le cose stanno cambiando. Nonostante la benzina sia ai massimi anche oltre oceano. Certo, rispetto al costo della verde da noi, rimane basso, ma negli USA basta a far arrabbiare gli automobilisti. C’è da dire che la pressione fiscale americana è molto più soft delle nostre accise. Non è stato un caso che il caro-benzina è stato anche uno dei temi delle scorse elezioni presidenziali vinte da Obama.
A proposito di Barack Obama, la destra lo ha sempre accusato di essere un ambientalista convinto per i suoi divieti contro alcuni progetti di trivellazione. Con conseguenti investimenti, anche consistenti, nella green economy. In realtà, al di là delle energie rinnovabili, sono tre i fattori che concorrono all’aumento di autosufficienza energetica. Per prima cosa, petrolio e soprattutto gas naturale, grazie a nuove tecnologie e alla redditività creata dagli alti prezzi mondiali. Secondo: l’efficienza energetica che ha fatto grandi passi in avanti. In terza istanza, come detto, lo sviluppo dell’eolico e del solare. E proprio grazie alla combinazione di questi fattori, l’America ha ridotto le sue importazioni di carburanti liquidi dal 60% del 2005 al 45% dell’anno scorso. Un trend che si sta incrementando sempre più.
Il fatto che i prezzi dell’oro nero continuano a salire, in realtà, dipendono da altri fattori come la tensione con l’Iran, i disordini in diverse aree dell’Africa, la costante ascesa dei consumi in Cina e in tutte le nazioni emergenti. Ad ogni modo, l’America sta diventando un cliente sempre meno dipendente dai produttori delle zone più a rischio. La sua quota di importazioni dai paesi Opec è calata del 20% in soli tre anni. Per la prima volta dai tempi del presidente Harry Truman, ossia nell’immediato dopoguerra, gli Stati Uniti tornano ad essere un esportatore netto di derivati del petrolio. E il gas va ancora meglio. Le riserve USA di gas naturale sono traboccanti, al punto che le aziende del settore vogliono esportare gas in Europa e in Asia. La produzione di petrolio dei giacimenti nazionali è balzata da 4,95 milioni di barili al giorno nel 2005 ai 5,7 barili attuali. Alcune proiezioni ottimistiche vedono un’estrazione di 10 milioni di barili al giorno in un futuro.
“I grandi perdenti sarebbero i Paesi petroliferi arabi raggruppati nel Cooperation Council, la maggior parte dei quali sono monarchie legate al petrolio e al potere militare americano”, scrive Forbes. “Nonostante le loro entrate petrolifere, nessuno di questi Paesi, eccetto l’Arabia Saudita, ha i mezzi per difendersi contro la pressione militare dell’Iran”. Insomma, l’America pare destinata a cambiare il suo destino energetico e gli equilibri mondiali politici. Ovviamente, tutto questo ha dei costi anche per l’ambiente. In alcune aree dello Utah, per esempio, l’aumento dell’estrazione si accompagna a un evidente inquinamento atmosferico. Gli ambientalisti contestano e la presidenza Obama investe sulle rinnovabili: Copper Mountain Solar 1, la più grande centrale fotovoltaica del Paese, nel Nevada fornisce energia a 17mila abitazioni. L’occupazione nella Green Econony è cresciuta fino a 3,1 milioni di posti di lavoro. E nei prossimi anni, c’è da scommetterci, aumenteranno ancora.









