Lo stato sociale in Europa verrà smantellato?

Il modello sociale europeo è superato, soprattutto di fronte ai drammatici tassi di disoccupazione giovanile”. Così Mario Draghi in una lunga intervista sul Wall Street Journal di qualche mese fa. La realtà dice anche che le misure di forte rigore adottate dall’Europa per far fronte alla crisi hanno pesato come un macigno sulla spesa sociale. Dalla Grecia all’Italia, passando per Portogallo e Irlanda: nel Vecchio Continente l’austerity brucia qualcosa come 230 miliardi di spesa sociale.

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La più colpita dalla scure dei tagli, ovviamente, è la Grecia. Le sforbiciate alla spesa sociale nel 2011 superano i 25 miliardi di euro, a fronte di un Pil che nel 2010 si attestava a 242 miliardi di euro: praticamente il 10% della ricchezza nazionale. Le manovre di alleggerimento dei costi pubblici avevano già tagliato 30 miliardi nel 2010, di cui la maggioranza destinata al welfare. Il nuovo governo di Samaras dovrà sottostare alle rigide richieste dell’Ue per poter contare ancora sugli aiuti che in totale dovrebbero toccare i 130 miliardi di euro. Denari che, Troika permettendo, potrebbero far respirare Atene, a patto che si intervenga sulle pensioni per far diminuire ancora la spesa, oltre ai già programmati tagli da 150mila posti nella pubblica amministrazione. Inoltre il governo ha ridotto del 12% gli assegni sopra i 1.300 euro, ha decurtato del 22% il salario minimo e del 15% gli stipendi del settore privato, riducendo a sua volta, seppur indirettamente, il welfare. L’obiettivo è quello di risparmiare quasi 33 miliardi di euro sulle pensioni entro il 2012, 3,6 miliardi sulla spesa per i salari della pubblica amministrazione e altri 3,6 nel settore sociale entro il 2015. Traguardi ambiziosi da raggiungere, ma non impossibili dopo l’esito delle scorse elezioni politiche di giugno, con la vittoria dei partiti pro euro.

E se ci si sposta in Portogallo, la parola d’ordine rimane austerity. Il governo di Pedro Passos Coelho per ottenere il piano d’aiuti da 78 miliardi, si è impegnato a tagliare le spese per una cifra pari al 6% del Pil, che ammonta a 188 miliardi di euro. Anche qui il settore più colpito è quello pubblico che dovrebbe dimagrire del 43,5% in quattro anni. Le stime parlano di circa 35mila persone che rischiano di rimanere senza un impiego. Per gli altri, il salario sarà diminuito del 10% e lo stesso trattamento spetterà alle pensioni. I dati Eurostat di qualche giorno fa, come se non bastasse, indicano il Portogallo come il Paese con il maggior tasso di disoccupazione complessiva al 15,2% e quella giovanile al 36,4%. Il governo taglia per contenere i costi: nel 2012, all’istruzione sono stati destinati 370 milioni in meno e alla sanità sono stati tolti 925 milioni. Ma nonostante questi provvedimenti, il deficit oscilla tra il 7,5% e l’8%.

Altro Paese sotto scacco, l’Irlanda ha approvato un piano di rientro, nel 2011, che prevede una riduzione delle uscite per 7 miliardi. Dall’Ue Dublino ha già ricevuto ben 85 miliardi di euro e nell’immediato futuro la spesa dello stato sociale sembra destinata a diminuire ulteriormente. Nel dettaglio, il governo irlandese ha messo in agenda una stretta alla spesa sociale di circa 3 miliardi di euro (-13%) e risparmi per 1,2 miliardi sugli stipendi pubblici (-8%), con una riduzione del personale di scuola e università. Nel dicembre del 2011, inoltre, si è aggiunto un taglio del 2% ai fondi per l’istruzione universitaria e un aumento delle rette fino a tre mila euro. Il programma a breve termine conta di recuperare 4 miliardi di euro da salari e welfare state entro il 2014.

La Francia ha iniziato prima. Nel 2010 la riforma delle pensioni di Sarkozy ha calcolato un risparmio di 16 miliardi di euro nel momento della messa a regime nel 2018. Oltre al settore previdenziale, il piano dell’Eliseo ha previsto di recuperare 4 miliardi dal settore pubblico (con la riduzione di circa 100mila dipendenti pubblici) e 7 miliardi dai tagli al welfare annunciati nel 2011. E anche il nostro Belpaese non sfugge alla riduzione considerevole di servizi e finanziamenti allo stato sociale. Il decreto Salva Italia contiene circa 8,5 miliardi di tagli ai trasferimenti agli enti locali, il che significa meno servizi a livello comunale e regionale e meno sanità. E proprio quest’ultimo settore è al centro di polemiche per ulteriori tagli previsti dalla spending review. Da valutare nei prossimi anni quale impatto economico reale avrà la riforma delle pensioni. Ad oggi la stima è di 12,6 miliardi di euro assicurati: al netto del fisco, 2,89 miliardi nel 2012, 4,9 nel 2013 e nel 2014 e 4,8 miliardi nel 2015. Conti alla mano, quasi un terzo della manovra, circa 21 miliardi, è composto di tagli alla spesa sociale.

Tanto lavoro anche a Madrid. Il rapporto deficit/Pil è fermo al 5,8%, quasi di un punto e mezzo più alto rispetto a quanto pattuito con Bruxelles. Il conservatore, Mariano Rajoy, ha varato in pratica due manovre finanziarie dal novembre 2011, dal valore complessivo di 42 miliardi, con tagli alla spesa pubblica superiori ai 13 miliardi. A questi vanno aggiunti parte dei 15 miliardi di tagli alla spesa già effettuati dall’ex premier Josè Zapatero. Fortemente colpito anche il comparto universitario che si è visto tagliare i fondi per circa il 23%. Disoccupazione record (24%), alla quale si aggiunge quella giovanile sull’orla del baratro (50%). Il governo spagnolo spera di comprimere il rapporto deficit/Pil fino alla soglia del 3% nel 2013, passando per la riforma del lavoro.

E anche chi sembra passarsela meglio - come Germania e Gran Bretagna - non ha risparmiato il welfare da sforbiciate consistenti. Certo, niente di paragonabile con gli Stati più a rischio, anche perché il Pil tedesco nel 2011 ha fatto registrare una crescita del 3,2%. Ma i programmi della cancelliera Merkel prevedono tagli ala spesa pubblica di 80 miliardi entro il 2014, di cui 30 miliardi saranno arriveranno dai tagli al welfare e dalla cancellazione di 15mila impieghi pubblici. I sudditi di sua Maestà dovranno fare i conti con tagli alla spesa per 85 miliardi di sterline, ossia la bellezza di 103 miliardi di euro, partendo dall’eliminazione di quasi 500mila dipendenti pubblici. L’obiettivo del governo di David Cameron è tagliare circa 30 miliardi di sterline (36 miliardi di euro) di welfare.

Infine, è curioso notare come il modello del welfare state europeo sembri ormai superato anche Oltreoceano. Nella corsa alle prossime elezioni per la Casa Bianca, Mitt Romney sta costruendo la sua campagna, per sfidare Obama, opponendo americanismo a Europa. “Penso che Obama voglia trasformarci in un welfare state di stile europeo. Non penso che l’Europa funzioni. E non voglio che il suo modello sia replicato qui”.

Corte Suprema Usa: sì a riforma sanità. Obama: vittoria di tuttiWashington, (TMNews) - "Questa decisione è una vittoria per la gente di tutto il Paese, le cui vite saranno più sicure grazie alla legge all'approvazione della Corte suprema". Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama commenta il sì della Corte Suprema alla riforma della Sanità, da lui fortemente voluta, giudicata costituzionale. Le compagnie di assicurazione non potranno più approfittare della situazione, ha precisato Obama riferendosi alla norma dell'"individual mandate", che obbligherà tutti i cittadi

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