Le strategie della FIAT dopo l'incontro con il governo

A dispetto del conciliante comunicato congiunto di FIAT e Governo, sembra che l'incontro di sabato 22 settembre, durato ben cinque ore, sia stato animato da alcuni scambi di opinione non troppo gentili tra Sergio Marchionne e il ministro Corrado Passera (che avevano già avuto modo di punzecchiarsi nei giorni scorsi).

Secondo quanto riportato da Paolo Griseri su Repubblica, ad accendere la miccia sarebbe stato il ministro della coesione territoriale Fabrizio Barca, che, di fronte ai dati presentati da FIAT sull'andamento del mercato, avrebbe ribattuto: "Caro Marchionne, lei ci sta dicendo che la Fiat non sta perdendo quote di mercato. Ma i dati dicono il contrario. Tutti i dati, anche quelli degli osservatori indipendenti". Esternazione non troppo apprezzata dall'ad del Lingotto, che avrebbe commentato: "Caro ministro, l’osservatorio indipendente di cui lei parla non è molto indipendente, è anzi controllato da Volkswagen. Si fidi, so quel che dico. I dati reali sono quelli che le ho fornito io". Ed è a questo punto che sarebbe intervenuto Corrado Passera: "Caro Sergio, sarà tutto vero, i dati saranno quelli che avete voi. Ma resta il fatto che il problema di fondo non cambia: qui le macchine non le vendete. Perché?". Secca e piccata la replica di Marchionne: "È vero, qui non le vendiamo ma nel resto del mondo sì. E poi lo so che a te le mie macchine non piacciono. Non sei proprio un esempio di italianità. Sei un banchiere e dovresti sapere come vanno le cose. Prova a ricordarti quand'eri dall’altra parte. Sai anche tu che in certi casi, in certi momenti le decisioni vanno prese. E poi il problema non è ora, è dopo". A questo punto sarebbe dovuto intervenire il premier Monti in persona a dividere i due litiganti: "Del dopo non voglio parlare. Non è questa la sede. Se volete ci alziamo e in un’altra stanza parliamo del dopo. Qui parliamo della Fiat oggi".
Già, perché il dopo è ancora troppo imprevedibile, potenzialmente difficilissimo e verosimilmente al di là del termine del mandato di questo governo, che quindi non può prendere impegni che vadano troppo in là nel tempo.

Ma qual è la strategia prospettata da FIAT?
Il gruppo torinese si è genericamente impegnato a restare in Italia (o meglio, come recita il comunicato, "a salvaguardare la presenza industriale del gruppo in Italia") producendo negli stabilimenti nostrani modelli (o parti di essi da assemblare poi, ad esempio, negli impianti oltreoceano di Chrysler) da esportare in mercati attualmente più floridi come gli Stati Uniti e la Cina. Per sostenere questa strategia, verrà costituito nei prossimi giorni un gruppo di lavoro al Ministero dello Sviluppo Economico "per individuare gli strumenti per rafforzare ulteriormente le strategie di export del settore automotive".

Marchionne e Passera dovranno quindi superare gli screzi e collaborare al raggiungimento di una soluzione. Un'ipotesi allo studio del governo è quella di istituire sgravi e agevolazioni fiscali alle aziende italiane che esportano fuori dall'UE. Secondo le parole di un ministro presente al vertice di sabato: "Marchionne non ci ha prospettato la chiusura di alcun stabilimento, non ci ha chiesto finanziamenti e, appunto, non ha fatto richiesta di ammortizzatori sociali. Noi ci siamo impegnati, attraverso il tavolo sulla produttività, a rendere il sistema-Italia più competitivo e produttivo". Resta da capire, al di là delle eventuali misure fiscali, come si concretizzerà per le vite dei lavoratori che dipendono da FIAT questa maggiore competitività richiesta, visto che spesso, nel recente passato, questa cosa si è tradotta in una sostanziale riduzione o ridefinizione dei diritti. Una delle preoccupazioni più grandi di Marchionne sono infatti le regole delle relazioni sindacali e in particolare il progetto allo studio del Parlamento di modifica dell'articolo 8 della legge Sacconi, che ha rafforzato la contrattazione aziendale, tanto cara al Lingotto.

Fiat, Monti: non daremo soldi ma non sono stati chiesti -VideoDocRoma (TMNews) - "Il governo si è impegnato non a dare aiuti finanziari ma a creare condizioni di contesto che favoriscano la presenza dell'industria automobilistica in Italia". Lo ha detto il premier Mario Monti aprendo la conferenza sulle riforme strutturali in Italia e riferendosi all'incontro dei giorni scorsi con l'ad di Fiat Sergio Marchionne e con il presidente John Elkann. Monti ha precisato che l'azienda "non ha chiesto aiuti" economici al governo. Il premier ha aggiunto che l'incontro con i vertici di Fiat rappresenta "una scommessa" da cui ripartire. Monti ha aggiunto che "l'incontro con i vertici della Fiat è stato lungo e dal momento che non veniva alimentato da noi con comunicati e Twitter capisco che chi doveva lavorare abbia fatto lavorare la fantasia". "Ma - ha ribadito - non sono stati chiesti aiuti nè Cig in deroga. L'esito dell'incontro è una scommessa che richiede un grande impegno delle parti".

Benvenuto su Yahoo! Finanza