Tobin tax, cos'è e come funziona

La Tobin tax è pronta per entrare in vigore, forse già dal 2013. La notizia arriva dall’Ecofin di martedì in Lussemburgo. E’ stato Algirdas Semeta, commissario Ue, ad annunciare il via libera di Italia, Spagna e Slovacchia che si aggiungerà al parere positivo già espresso da 8 governi (Francia, Germania, Austria, Portogallo, Slovenia, Belgio, Grecia ed Estonia). Il totale dei Paesi a favore della tassa sulle transazioni finanziarie sale, quindi, a quota 11, il numero sufficiente per avviare l’iter di approvazione del provvedimento tramite la cooperazione rafforzata.

Cos'è la Tobin Tax
Se ne parla ormai da mesi, ma che cos’ è la Tobin Tax? La tassa sulle transazioni finanziarie è stata ideata nel 1972 dall’economista James Tobin, premio Nobel, in passato professore di Mario Monti a Yale. L’economista aveva immaginato l’applicazione di un’aliquota tra lo 0,1% e l’1% sulle transazioni in valuta straniera con il triplice obiettivo di frenare la speculazione, stabilizzare i mercati e raccogliere nuove risorse utili per fini globali. La prima ipotesi in sede Ue è arrivata alla fine di settembre, quando la Commissione europea ha presentato una proposta di introduzione della Tobin tax a partire dal 2014, indicando che l’eventualità porterebbe nelle casse europee circa 55 miliardi di aero l’anno. Secondo quello che era l’impostazione originaria, applicando a livello globale un’aliquota dello 0,1% la tasse garantirebbe introiti medi annui di 166 miliardi di dollari.

I vantaggi della Tobin Tax
Gli eventuali vantaggi della Tobin tax porterebbero, in condizionale è d’obbligo, nuove risorse spendibili per frenare la crescita dei debiti sovrani di Eurolandia che in Paesi come l’Italia vuol dire alti tassi sul debito, difficoltà di finanziarsi con la conseguente stretta al credito delle banche che non riescono più a sostenere le imprese, destinate a perdere competitività a favore di quelle aziende che operano in Paesi con economie più solide, come Germania, Regno Unito, Svezia e via dicendo.

Gli svantaggi della Tobin Tax
Il rischio principale, invece, riguarda la fuga di capitali. L’imposta, infatti, è molto criticata da chi è convinto che finirà con l’incentivare la delocalizzazione delle attività finanziarie, con la fuga di investitori internazionali dall’Eurozona. Un’eccessiva pressione fiscale, è facile immaginarlo, sposterebbe chi ha del denaro da spendere verso scenari più appetibili dal punto di vista economico. Ad ogni modo, il governo italiano ha sciolto la sua riserva, dicendosi disponibile alla cooperazione rafforzata (il sistema che, di fatto, consentirebbe all’imposta di essere introdotta in assenza di un consenso unanime da parte dei Paesi membri). “Una decisione non facile e maturata negli ultimi giorni”, è il commento dell’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, rappresentante italiano all’Ue. Resta anche da chiedersi se il via libera italiano possa essere dunque il preludio a una modifica in futuro del sistema Esm. Nel corso del super vertice del 28-29 giugno scorso, Monti e Rajoy erano d’accordo sul porre il veto sulla Tobin tax se la Germania non avesse offerto adeguate aperture sul fronte delle strategie salva Stati, magari auspicando un’attivazione automatica.

La possibilità della nuova imposta europea non convince Gianluigi Gugliotta, segretario generale dell’Associazione degli intermediari italiani mobiliari (Assosim): “La Tobin tax non è funzionale alla raccolta di nuove risorse per l’Erario. Inoltre, rimangono esenti da qualsiasi tassazione coloro che lucrano, ovvero gli speculatori, i day-trader”. E auspica l’apertura di un tavolo di lavoro “volto ad individuare gli obiettivi per realizzare uno strumento che sia efficace ed idoneo”.

Lo stato dell’iter burocratico della nuova proposta vede la Commissione europea attendere, fino alla metà di ottobre, le lettere formali di quattro degli 11 Paesi che parteciperanno alla cooperazione forzata (Italia, Spagna, Slovacchia ed Estonia), per poi presentare la sua valutazione giuridica sulla fattibilità dell’iniziativa. E già con l’Ecofin di novembre la proposta rivista potrebbe essere varata. Fermamente contraria Londra che di Tobin tax non ne vuole sentire parlare. Nel febbraio di quest’anno, un rapporto Ernst&Young ha stimato che una tassa sulle transazioni applicata anche alla sola area euro, escludendo quindi il Regno Unito, costerebbe la bellezza di 22 miliardi di euro alle società della City. Oltre alla Gran Bretagna, sono contro l’introduzione anche Malta, Irlanda, Olanda e Svezia.

E proprio per questo, la stima di circa 57 miliardi di euro l’anno che entrerebbero nella casse dell’Europa grazie alla Tobin tax, andrà rivista considerando che resterebbero fuori dal sistema Paesi finanziariamente di peso come Regno Unito, Svezia, oltre all’Irlanda e l’Olanda. E un’imposta così concepita resta tecnicamente di difficile applicazione se non a livello globale. Nel caso di aliquote differenti per Paese, ci sarebbe il serio rischio di alimentare la speculazione, anziché limitarla.


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