Nessuna Tobin tax fino al 2016. Il ministero tedesco delle Finanze non si aspetta l’introduzione della nuova tassa sulle transazioni finanziarie in Europa prima di quattro anni. Lo ha rivelato il direttore generale del Fisco tedesco, Michael Sell, al settimanale Wirtschaftswoche. “Non inserirei niente in bilancio prima del 2016”, dice Sell. Un’ipotesi che rinvierebbe di quasi due anni l’introduzione della tassa la cui introduzione, al momento, è prevista per il 2014, dopo l’accordo raggiunto il mese scorso tra undici Paesi dell’Unione, Italia compresa.
Insomma, la Germania sembra influenzare ancora una volta le decisioni di tutta l’Unione. Dopo l’opposizione all’approvazione del bilancio europeo, insieme alla Gran Bretagna, e al rifiuto di aiuti per la Grecia, il governo di Berlino potrebbe decidere anche sulla data di introduzione della Tobin tax. Il capo del Fisco tedesco, Sell, basa la sua stima sul fatto che i negoziati europei dureranno almeno un anno e mezzo e altrettanti ne serviranno per l’implementazione elettronica del nuovo sistema di riscossione. E a proposito della Gran Bretagna, Londra osteggia fortemente l’introduzione della Tobin tax, ma secondo Sell il governo di Cameron potrebbe decidere una tassazione delle transazioni azionarie e obbligazionarie, ma non sui derivati.
Ipotesi e proiezioni, nulla di certo. Fatto sta che Eurolandia appare sempre di più in balia degli umori tedeschi e britannici. La Tobin tax, comunque, è stata fortemente voluta da Berlino, oltre che dalla Francia, e accettata anche dall’Italia, nonostante le perplessità della Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) che la ritiene dannosa per il mercato italiano già fortemente depresso. E non va proprio a genio anche alla Gran Bretagna, come detto, perché con l’introduzione della tassa si metterebbe a rischio la leadership del mercato della City e proprio per questo Londra non ha nessuna intenzione di applicarla.
In un’intervista allo stesso Wirtschaftswoche, il viceministro delle Finanze, Hartmut Koshyk, ha parlato anche di unione bancaria, dichiarando che “il governo tedesco punta a effettuare stress test su tutte le banche europee per verificare lo stato di salute prima di dare il via libera all’unione”, perché “la Germania non vuole assumersi alcun rischio sui debiti delle banche Ue”. Il governo della Merkel, comunque, è sempre più allineato alla Gran Bretagna in tema di scelte europee. E anche nel caso della Tobin tax, un eventuale rinvio di due anni, farebbe ancora il gioco della Gran Bretagna.
Proprio nei giorni scorsi, intanto, la proposta degli operatori di mercato sulla Tobin tax è arrivata a Palazzo Chigi. Nella settimana decisiva per definire i contenuti della tassa sulle transazioni finanziarie, i tecnici e i consulenti finanziari riuniti nell’Ifma (Italian financial market advisor), associazione costituita di recente, secondo quanto riportato da Radiocor, hanno avuto un incontro di oltre un’ora e mezza con i tecnici del ministero del Tesoro. La proposta prevede: una tassazione fissa di un euro per eseguito su mercati azionari regolamentati e non, una tassazione di un euro sui derivati sui mercati regolamentati e una ulteriore tassa dello 0,05% sui mercati non regolamentati, sia per la compravendita di azioni sia per quella sui derivati.
Il governo si “è riservato di presentare una propria proposta nel corso dell’esame presso il Senato”. Allo studio c’è una rivisitazione della Tobin tax, sia rispetto al testo stilato dal governo italiano sia al modello francese. L’ipotesi sarebbe quella di realizzare una tassa che colpisca tutti gli intermediari italiani e stranieri, che si applichi a ogni operazione e non solo al saldo di fine giornata, che colpisca anche i derivati e i mercati non regolamentati.
Discussioni su tecnicismi che rischiano di risultare quantomeno “premature”, nel caso la norma dovesse entrare in vigore nel 2016. Ancora una volta, insomma, dipenderà dalla Germania.









