Uniti per superare la crisi. L’Unione europea avrà un debito e un bilancio comune. La svolta che cambierebbe completamente le istituzioni comunitarie è contenuta nel piano presentato dal presidente della Commissione, José Manuel Barroso. Un progetto che, sicuramente, non piacerà a molti – soprattutto a questi Stati con un debito sovrano sotto controllo, per intenderci Germania in primis – ma che si propone di risolvere il più grande punto debole dell’attuale architettura istituzionale dell’eurozona.
La Commissione europea ha adottato un piano per l’Unione economica e monetaria che ridisegna l’architettura di Eurolandia. Una vera e propria unione monetaria ed economica. La proposta di Barroso ricalca quasi interamente quella già presentata dal presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy - il quale dovrà elaborare un rapporto finale sulla riforma della zona euro in occasione del vertice del 13 e 14 dicembre -, con l’unica differenza che prova a fornire una tempistica delle riforme. Una sorta di scaletta da seguire, punto per punto. Nel breve termine, cioè entro 6-18 mesi, la priorità è applicare le riforme già approvate, sostenere i Paesi che hanno avviato aggiustamenti strutturali e realizzare l’unione bancaria non solo sulla sorveglianza, ma anche con un meccanismo che possa aiutare istituti di credito in difficoltà. Barroso, inoltre, propone che dopo l’approvazione del bilancio di lungo periodo Ue - definito cruciale perché “la posta in gioco è la stabilità e la prosperità dell'Europa” - venga istituito un bilancio per la competitività per sostenere le riforme che generano crescita. Nel medio termine, 18 mesi-5 anni, secondo Barroso l’Europa sarà pronta a gestire un budget unico per l’Eurozona che possa intervenire nelle emergenze finanziarie di uno dei Paesi membri.
Il piano di Bruxelles, in buona sostanza, prova a dare un futuro all’Unione che nel frattempo deve fare i conti con la crisi greca. “Ci sono ora tutte le condizioni per versare alla Grecia i 43,7 miliardi di euro di aiuti che aspetta”, si legge in un comunicato dell’Eurogruppo, “ma la decisione formale sul versamento sarà presa il 13 dicembre, dopo che i parlamenti nazionali, tra cui quello tedesco, si saranno pronunciati e dopo che ci sarà stata una valutazione di una possibile operazione di buyback che la Grecia deve avviare”. E il presidente del Consiglio greco, Antonis Samaras, dà il benvenuto all’accordo Ue-Fmi sul debito ellenico.
Con un bilancio unico, in futuro, situazioni di grave crisi come quella greca, dovrebbero essere scongiurate. Il progetto, in questo senso, è particolarmente innovativo sul punto finora più controverso della gestione della crisi: la condivisione del debito. La battaglia sugli eurobond, da sempre rivendicati dalla Commissione, viene rafforzata dalla presentazione di un percorso graduale verso quella che in Germania verrebbe subito bollata come “unione del debito”. L’emissione di obbligazioni coperte dalla responsabilità dell’intero Eurozona rappresenta ancora oggi un tabu che difficilmente si potrà superare, soprattutto perché non si concilia con la politica del rigore sin qui adottata e fortemente sponsorizzata da Germania e Paesi del Nord Europa.
Il documento della Commissione, comunque, rappresenta un chiaro progetto di integrazione europea che, nel caso venisse adottato, cambierebbe radicalmente la struttura dell’Unione. Il piano di Barroso costituisce una ricetta anticrisi per tutta l’unione monetaria. Le istituzioni europee, inutile negarlo, non funzionano come dovrebbero e occorrerebbe anche rivedere il ruolo della Banca centrale europea. La vera risposta ai quesiti posti da Barroso si avrà solo il 22 settembre del prossimo anno, quando la Germania andrà al voto. Solo dopo questa data si potrà capire meglio le intenzioni tedesche riguardo al debito condiviso europeo e al futuro dell’Europa.









