Pur di non chiedere il supporto dello scudo anti-spread, Mario Monti le prova tutte. Tagliando e ora anche svendendo.
E' infatti prevista per settembre l'ennesimo piano di dismissioni di beni pubblici appartenenti allo Stato: palazzi, caserme castelli, per un totale di 350 edifici e un'entrata di 1,5 miliardi di euro ottenuti attraverso la vendita gestita dall'Agenzia del Demanio.
Il Governo non ha ancora ufficializzato la notizia, eppure ieri il Wall Street Journal pubblicava una lista dettagliata dei palazzi messi all'asta, come il Castello Orsini a Soriano del Cimino, risalente al 1270, o alcune caserme a Bologna, o ancora Palazzo Diedo, che si affaccia sul Canal Grande, prezzato dal Comune di Venezia per 19 milioni di euro.
Dettagliato o meno, il piano di vendita degli immobili non è cosa facile. Lo ammette anche il Wsj, dichiarando che l'Italia è segnata tra quei Paesi, come Grecia e Spagna, dove gli investitori esteri preferiscono non puntare, senza contare la crisi dell'euro e la "notoriamente lenta" burocrazia italiana che non facilita le operazioni di compravendita.
Inoltre, come ricordava giorni fa il dirigente generale del ministero dell'Economia Francesco Parlato alla commissione Bilancio della Camera, lo Stato possiede immobili "per un valore di 240-320 miliardi di euro, ma solo il 30% è vendibile". Inoltre, di questo 30%, il 70% è destinato ad attività istituzionali e il 9% a uso residenziale.
Anche i numerosi flop relativi ai piani di dismissione degli anni precedenti non incoraggiano la vendita. Un esempio? La maxi svendita del mega complesso dell’ex Convento delle Carmelitane Scalze a Bologna, da 13 milioni di euro a neanche 10 milioni, dopo che alla scadenza della prima asta non era arrivata nemmeno un'offerta. La difficoltà della vendita sta soprattutto nelle dimensioni degli immobili, troppo grandi e quindi troppo cari in questo momento di recessione.
Un altro problema che si aggiunge al piano dismissioni è una conseguenza del federalismo fiscale: scrive Milano Finanza che "nel disegno, alcuni immobili dovrebbero confluire nel Piano di vendita Italia. Il problema è che ora sono di proprietà degli enti locali per effetto del federalismo fiscale. Monti sta lavorando quindi alla stipula di un apposito Accordo di programma quadro con comuni, regioni e province che da sole hanno un patrimonio immobiliare immediatamente valorizzabile di oltre 60 miliardi".


