In agosto in Italia sono state immatricolate 56.447 vetture. Nell’agosto dello scorso anno ne furono immatricolate 70.764: 14.317 in più. Il commento dei disastrosi dati (-20,23% su base annua) da parte dell’amministratore delegato di Fiat (Milano: F.MI - notizie) , Sergio Marchionne, è avvenuto a Torino, a margine della cerimonia commemorativa del trentesimo anniversario dell’uccisione del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ai Giardini Reali.
Il commento è stato: «Non ho mai visto un numero così basso in vita mia». E ci crediamo, perché sono i dati di vendita del 1964, quando Marchionne stava per andare in seconda media, dodicenne, ed è ovvio che all’epoca non gli importasse molto delle vendite italiane di Fiat. Preferiva guardare la tv dei ragazzi, mangiare una Fiesta (o anche un paio), bersi una Fanta e leggersi “Michelino”.
E si sa, le abitudini acquisite nell’infanzia poi ti restano per la vita, e allora i dati di vendita italiani di Fiat non li legge nemmeno oggi. Cioè, li legge, certo che li legge, ci mancherebbe, ma non riesce a dargli tanta importanza. Per lui contano quelli di Brasile e Usa «che ovviamente sono andati alla grande».
È quell’“ovviamente” che sorprende. È un ovviamente che parte dal trasferimento degli specialisti Fiat in ingegneria e in produzione a Detroit, alla Chrysler (Xetra: 710000 - notizie) . La metà del fatturato ormai viene da lì, dagli Stati Uniti. È un ovviamente che non era ovvio per nulla, prima di lui. Lo è divenuto ora, dopo tante sue scelte. Con la cassa integrazione a Pomigliano e con i timori dello stabilimento di Cassino, dove non solo si sono ridotte le ore lavorative e si è già fatto ricorso a ferie e cassa integrazione per un mese, ma si continuano a produrre ogni giorno 780 vetture tra Giulietta, Bravo e Delta (BSE: DELTACORP.BO - notizie) , auto ormai demodé quasi quanto “Michelino”.
, E nuovi modelli in vista non se ne vedono. Forse si punta sulle grandi Lancia, prime fra tutte la Thema: 486 vetture vendute contro un obiettivo preventivato di 10.000, mentre per la Voyager è andata meglio: 1.342 a fronte delle previste 11.000.
Marchionne al più tardi nel 2015 lascerà il gruppo. Ovviamente non sarà più un problema suo governare un’azienda storica con auto invendibili e priva ormai di un'identità nazionale. Ma prima di quella data il nostro probabilmente continuerà la cerca di un salvifico partner per andare in Cina, magari Marco Polo (SES: E2:5LY.SI - notizie) , per poi scrivere sotto sua dettatura, novello Rustichello da Pisa, Il Milione del Duemila.
Credo il titolo lo affascini non poco. Ma lo dico così, eh, non ho un vero motivo per pensarlo. E non credo conosca la storia dell’antenato di Marco, Emilione, che Il Milion viene da lì. E se anche lo sa non è a quello che pensa quando pronuncia quella parola. Sono pronto a giurarlo. Sulla tv dei ragazzi, che non è poco.
A presto.
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