Vizi e virtù delle obbligazioni corporate

Le aziende possono emettere obbligazioni per svariati motivi, che vanno dalla convenienza rispetto ad altri canali di finanziamento (come il credito bancario) alla volontà di diversificare le fonti di approvvigionamento. In una scala di rischio teorica, i corporate bond si trovano a metà strada tra le azioni e i titoli di Stato, anche se vedremo che nella pratica ci sono tante sfaccettature da considerare.

Come giudicare un’emissione
Sul mercato ci sono centinaia di offerte a disposizione dei risparmiatori per cui la vera difficoltà sta nell’individuare lo strumento più adatto al proprio profilo. Il primo aspetto da considerare è il rischio emittente, legato cioè all’eventualità che la società non sia in grado di onorare il debito contratto. Dato per scontato che non esistono indicatori affidabili al 100% (in pochi avevano previsto il default di Parmalat e Lehamn Brothers), può essere utile dare uno sguardo al rating: quanto più è elevato, tanto più è considerato affidabile l’emittente.
Un altro indicatore è dato dal settore di appartenenza della società e dal suo azionariato di riferimento: per fare un esempio il comparto dell’energia e delle utility si è storicamente mostrato più solido di quello finanziario e del manifatturiero, così come un titolo che registra una presenza importante dello Stato tende a essere più affidabile di altri.

High yeld vs. investment grade

Le obbligazioni high yeld sono quelle emesse da enti privati o pubblici, che offrono rendimenti elevati e di solito sono caratterizzate da un rating non superiore a BB (se non addirittura caratterizzati dalla lettera C). Al contrario la A campeggia nelle emissioni investment grade. La differenza di rischio percepito dal mercato fa sì che le prime siano tenute ad assicurare rendimenti più elevati delle seconde per incontrare l’interesse dei risparmiatori.
La scelta dello strumento dipende dalle proprie aspettative e dal profilo di rischio, ricordando comunque che in un portafoglio ben diversificato dovrebbero trovare posto le varie soluzioni.

I bond bancari
Le emissioni degli istituti di credito sono a lungo state considerate le più sicure tra quelle di origine corporate, ma lo scenario è profondamente mutato dopo il default di Lehman Brothers e la successiva ondata di sfiducia che ha investito il comparto finanziario.
Eppure, se si leggono le statistiche di mercato, si scopre un diffuso interesse dei piccoli risparmiatori verso questo strumento: un risultato che gli analisti indipendenti tuttavia imputano più alla spinta proveniente dal lato dell’offerta (le banche cercano di raccogliere capitali tramite questa strada a fronte delle difficoltà che caratterizzano altri canali), che a una reale competitività in termini di rischio/rendimento.
I bond bancari si rivelano particolarmente rischiosi quando vengono emessi da istituti non quotati in Borsa: chi acquista questi strumenti deve sapere di poter fare i conti con la limitata liquidità che li caratterizza e che espone l’obbligazionista al rischio di volatilità e di accettare un prezzo insoddisfacente in caso di fretta nel vendere.
Di contro va sottolineato che le banche svolgono un ruolo di “sistema” nell’economia nazionale, per cui in caso di difficoltà i governi tendono a  farsene carico, garantendo quindi la continuità aziendale, e di conseguenza i diritti degli obbligazionisti.

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