Dietro la Notizia
  • Fine del Toro per le Borse?

    Dopo il 4% lasciato sul terreno la scorsa settimana, anche la seduta odierna di Piazza Affari ha confermato il trend in calo. Una situazione comune alla maggior parte delle piazze occidentali che ha spinto diversi analisti a parlare di “fine della fase toro” per l’equity, anche se a ben guardare la situazione dei listini è molto diversificata.

    Il vento lungo del Nasdaq

    Il pessimismo è diffuso soprattutto tra i titoli tecnologici (come eBay e Facebook) e delle biotecnologie (tra cui Biogen e Amgen), che hanno il loro listino di riferimento nel Nasdaq. Da lì è partita l’ondata di vendite, che presto ha interessato anche le società dei medesimi settori quotate sulle piazze europee, senza risparmiare altri comparti. A ben guardare, la pioggia di vendite che ha colpito il listino tecnologico di Wall Street non è del tutto irrazionale, considerato che lo stesso viaggia su multipli di 33 volte rispetto agli utili attesi nell’anno in corso. Un dato sostanzialmente doppio rispetto alle 17 volte

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  • L’impatto su risparmiatori e consumatori del quantitative easing europeo

    Per il momento siamo nel campo delle ipotesi, dato che nell’ultima riunione

    a Francoforte la Banca centrale europea ha aperto all’ipotesi di lanciare un quantitative easing europeo (cioè l’acquisto di titoli per evitare la deflazione), ma senza fornire ulteriori indicazioni in merito. Quanto è bastato per scatenare analisti e osservatori in ricette molto diverse tra loro, con sensibili differenze sulla vita di famiglie e risparmiatori europei. Proviamo ad analizzare le misure in campo.

    La soluzione Fed perde vigore

    Il quantitative easing è una strategia seguita ormai da quattro anni dalla Fed, la Banca centrale statunitense, che acquista titoli di Stato americani con l’obiettivo di tenere bassi i rendimenti, e per questa strada rilanciare l’economia. In Europa l’obiettivo sarebbe di immettere liquidità sul mercato con l’obiettivo che questa favorisca un aumento dei prezzi. Secondo diverse stime, l’acquisto di titoli per 80 miliardi di euro al mese (quasi mille miliardi all’anno)

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  • A questi livelli Piazza Affari è ancora a buon mercato?

    Oggi parte l’aumento di capitale del Banco Popolare, prima di una serie di operazioni di rafforzamento del capitale che riguardano gli istituti di credito italiani. Entro luglio, considerando anche il Montepaschi, Bpm, Popolare di Vicenza e Carige, al mercato verranno richiesti otto miliardi di euro. Una somma necessaria ad affrontare senza particolari patemi d’animo gli esami europei. A queste condizioni le banche italiane, e Piazza Affari più in generale, sono ancora a sconto? Conviene dunque investire nel listino milanese? Proviamo a capirlo partendo da alcuni dati.

    Febbre internazionale per il debito italiano

    Piazza Affari viaggia oggi sui massimi da tre anni a questa parte. In sostanza siamo tornati ai livelli di inizio 2011, prima cioè che esplodesse la crisi sistemica che ha fatto temere per la tenuta del debito pubblico italiano. Questo nonostante nel frattempo l’Italia abbia accumulato una lunga recessione, che ha penalizzato i profitti delle imprese, e solo ora mostra i primi

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  • L’incognita cinese pesa sull’economia mondiale

    Come sta davvero la Cina? E’ il quesito più gettonato questi giorni tra gli addetti ai lavori nei mercati finanziari. Proprio oggi è stato pubblicato l’indice Pmi manifatturiero relativo a marzo e il dato – 48,1 punti – è risultato il più basso degli ultimi otto mesi. Segno evidente che la produzione e gli ordinativi risentono della debolezza che caratterizza in questa fase la domanda interna. Una situazione che crea preoccupazione, considerato che il nuovo corso cinese si basa proprio sulla crescita dei consumi nazionali per compensare la frenata dell’export, dovuta alla debolezza dell’Europa e al rialzo dei prezzi (dovuto, a sua volta, all’aumento degli stipendi).

    Crescita poco sopra il 7%

    Nel 2013 il Pil cinese è cresciuto al ritmo del 7,7%, un valore considerato poco sopra la soglia di sostenibilità per consentire uno sviluppo senza particolari tensioni sociali. Quest’anno le cose sembrano tuttavia andare peggio, con Goldman Sachs che pochi giorni fa ha ridotto le stime di

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  • Dai conti correnti alle azioni: come cambia il peso del Fisco sui risparmi

    Fiscalità sui risparmi, si cambia ancora. Dopo il bollo sugli investimenti introdotto due anni (e cresciuto nel peso lo scorso anno) e la Tobin tax del 2013 sulle compravendite d azioni e derivati, il premier Matteo Renzi ha annunciato una nuova modulazione delle aliquote, con l’obiettivo di recuperare 2,6 miliardi di euro ogni anno, da destinare alla riduzione dell’Irap. Un provvedimento che, dal momento in cui entrerà in vigore (presumibilmente maggio), modificherà la convenienza dei prodotti di investimento.

    Favoriti i titoli di Stato

    La notizia positiva è che dagli aumenti sono fatti salvi i titoli di Stato e i Buoni postali. Quindi, chi acquista BoT, CcT e BTp continuerà a pagare solo il 12,5% sui guadagni. Un esempio può aiutare a rendere meglio l’idea: ipotizziamo un investimento da 20mila euro in un BTp che rende il 3% lordo, vale a dire 600 euro all’anno. Sottraendo da quest’ultima cifra il 12,5% di capital gain, corrispondente a 75 euro, l’incasso è di 525 euro.

    Resta

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