Dietro la Notizia

La partenza sprint lascia sperare in un 2013 positivo per le Borse

Il nuovo anno è iniziato come era finito il Vecchio per i mercati finanziari. L’accordo tra Democratici e Republicani americani per evitare il fiscal cliff ha dato sprint ai listini azionari, che mercoledì hanno vissuto una giornata da leoni (su tutti Piazza Affari, in rialzo di quasi il 4%), per poi vivere le due giornate successive all’insegna della tranquillità. E ora? I nodi da sciogliere restano numerosi, ma c’è la sensazione diffusa che siano possibili ulteriori rialzi per l’equity, mentre sul fronte obbligazionario – che ha beneficiato nelle ultime settimane di una brusca contrazione dello spread – gli spazi di recupero sembrano a questo punto ridotti.

I problemi sul tappeto

Nonostante l’ottimismo diffuso sui mercati, non mancano i problemi. Gli Stati Uniti hanno scansato il rischio recessione, ma si trovano a fare i conti con un tasso di disoccupazione che continua a scendere lentamente. Le cose non vanno certo meglio in Europa, dove il ruolo più attivo da parte della Bce non è sufficiente per riportare la crescita in un’area che anche quest’anno pagherà un prezzo elevato alle politiche di austerity varate dai Governi. Il quadro migliore si presenta nei mercati emergenti, che sembrano ormai essersi messi alle spalle il rischio di fiammate inflazionistiche e sono tornati a crescere su livelli sostenuti.

Meno bond, più azioni

Quanto alle asset class, le preferenze vanno all’azionario, complici i multipli particolarmente contenuti rispetto alle medie storiche. Come sottolinea un report di Fidelity, rilevando come l’esposizione degli istituzionali su questo fronte sia attualmente ai minimi da 30 anni: di conseguenza, pur in presenza di alcuni fattori di incertezza, c’è ampio spazio per la ripresa.

La turnazione del portafoglio in favore dell’equity è favorita anche dai rendimenti ormai particolarmente contenuti dell’obbligazionario, come fanno notare da Ersel. In un clima favorevole all’assunzione di qualche rischio, non resta quindi che puntare sulle azioni per salvaguardare il valore reale dell’investimento, anche in vista di possibili rialzi sul fronte inflazionistico, inevitabili quando arriverà la ripresa dell’economia, a fronte di tassi di interesse vicini allo zero.

L’incognita commodity

Difficile, invece, fare previsioni sulle valute e le commodity. Sul primo fronte, la forza dell’euro finora è stata giustificata più dall’azione della Federal Reserve americana per tenere basso il dollaro (in modo da favorire le esportazioni), che dallo stato di salute dell’economia nel Vecchio Continente (tutt’altro che buono, considerato che molti Paesi sono in recessione e la stessa Germania è vista in crescita solo di qualche decimale). Ora che anche il Giappone ha fatto sapere di voler puntare sull’export per tornare a crescere, e considerato che la Cina non può fare a meno di questa voce fondamentale per il suo Pil, nelle prossime settimane verosimilmente si assisterà a un continuo braccio di ferro tra Banche centrali alla ricerca della svalutazione delle rispettive monete.

Difficile anche fare pronostici sulle commodity: l’oro ha chiuso l’undicesimo anno consecutivo al rialzo, ma ha anche ceduto posizioni nell’ultimo scorcio del 2012, chiudendo sotto quota 1.700 dollari l’oncia. Secondo i gestori di Union Bancaire Privèe, a questo punto non ci sono più rischi di sopravvalutazione per la moneta gialla, che al contrario ha potenzialità per salire entro fine anno a quota 2mila dollari, complici le incertezze dell’economia reale, che favoriranno il suo ruolo di asset rifugio e i rumors secondo cui Basilea III promuoverà il metallo prezioso fra gli asset privi di rischio.

Sono d’accordo con l’outlook rialzista gli esperti di Banca Intesa, che si dicono ottimisti anche sul platino (al tempo stesso metallo industriale e prezioso) e il gas naturale (dopo le pressioni al ribasso del 2012). Non c’è, invece, grande interesse tra gli addetti ai lavori verso le commodity agricole, considerato il potenziamento della produzione negli ultimi tempi, anche se lo scenario potrebbe cambiare in caso di eventi atmosferici estremi che dovessero mettere a rischio i raccolti.



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