Linkiesta

I costi delle elezioni amministrative 2012

Care elezioni, carissime. In tempi di crisi, poi, viene scontato chiedersi quanto costeranno alla collettività le normali (e necessarie) procedure della democrazia, cioè il voto. Quando i cittadini italiani sono chiamati alle urne per elezioni amministrative, elezioni politiche, referendum ed elezioni europee, l'organizzazione tecnica e la gestione del flusso di votanti e delle schede elettorali comporta costi — diretti e indiretti — di cui si fanno carico diversi enti. Cioè i Comuni, le province e lo stato centrale. Ma la divisione delle voci di spesa, per una procedura tutto sommato familiare e all'apparenza semplice, si rivela a uno sguardo più attento, una vera e propria giungla.

Sull'entità dei costi, le voci variano di anno in anno. E di consultazione in consultazione. Tra le più onerose, per evidenti motivi, sono i referendum e le elezioni politiche, perché diffuse sull'intero territorio. Nel 2011 prese piede la polemica sulla decisione del ministro Roberto Maroni di separare il referendum dal secondo turno delle elezioni amministrative. La discussione non rimase confinata nel campo dell'opportunità politica, ma toccò anche i costi. Secondo le stime, unendo ballottaggi e referendum si sarebbero risparmiati 350 milioni di euro. Una piccola parte del costo effettivo di una consultazione elettorale.

Ma quanto costano le elezioni in tutto? E soprattutto, quanto sono costate — finora, ballottaggi esclusi — le elezioni amministrative del 6 e 7 maggio, per scegliere i sindaci e i consiglieri comunali? La risposta non la sa nessuno, nemmeno il ministero dell'Interno, che dopo una lunga procedura di conteggio e calcolo, ha potuto dichiarare, in una nota, 15 giorni dopo la nostra richiesta questo: «Le spese necessarie per l'organizzazione delle elezioni amministrative sono in massima parte poste a carico degli enti per conto dei quali si svolgono le elezioni, quindi a carico dei comuni interessati. Pertanto, non è possibile fornire una stima attendibile sull'entità della spesa sostenuta dai vari comuni per tutte le operazioni necessarie per lo svolgimento delle consultazioni». Quindi non si può avere nemmeno un numero?

Certo che si può. Il ministero — continua la nota — spiega che «è possibile quantificare la spesa massima finanziabile dallo Stato per i costi relativi al funzionamento degli uffici statali interessati, alla spedizione cartoline avviso elettori all'estero, alla fornitura di schede elettorali, manifesti e materiale seggi, alle agevolazioni viaggio elettori, alla piccola quota parte degli onorari componenti i seggi elettorali». Bene. Solo una parte, ma almeno ci si può fare un'idea. E quant'è? Si tratta di 20.070.000 euro.

Va notato che alla voce "materiale seggi", sono comprese tutte le schede elettorali stampate e spedite, la stampa dei manifesti (non quelli di propaganda, ma quelli appesi nel seggio) e le istruzioni appese sul come si vota, presenti in ogni seggio. E poi le cabine elettorali e anche le urne. Non si dimentichino anche le spese per le comunicazioni telefoniche dei dati a scrutinio avvenuto.

Il ministero aggiunge che «è inoltre possibile quantificare la spesa relativa al costo dei componenti dei seggi (presidenti e scrutatori), in quanto i relativi onorari sono fissati dalla legge». Fatti i calcoli «sulla base della composizione dei seggi, dell'importo degli onorari, del numero di sezioni elettorali interessate e dei comuni al ballottaggio (riferita ai comuni delle regioni a statuto ordinario), la spesa presunta a tale titolo, al netto della quota parte a carico dello Stato, può essere stimata in circa 6.960.000 euro (che ricadranno a carico degli enti locali)».

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