Riforma province, si rischia la paralisi dei servizi a causa della crisi di governo

Al momento, si salva soltanto la legge di Stabilità. La sfiducia del Pdl al voto sul decreto Sviluppo e le conseguenti, prossime dimissioni di Monti metteranno a rischio l'approvazione di molte riforme strutturali, dalla legge elettorale alla delega fiscale, fino al tanto agognato taglio delle province.

Quest'ultima, approvata dal Consigio dei Ministri lo scorso 31 ottobre, prevedeva entro gennaio 2013 il taglio delle amministrazioni provinciali da 86 a 51, comprese le città metropolitane. Un disegno di legge all'interno della spending review che avrebbe portato un risparmio tra i 300 e i 500 milioni di euro l'anno. Già appesantito da numerose polemiche e difficoltà, il provvedimento rischia ora di rimanere impantanato al Senato: è prevista stasera la votazione degli emendamenti  -  tra cui quelli sulla chiusura delle prefetture e questure - in Commissione affari costituzionali di Palazzo Madama.
Mercoledì invece sarà votata la pregiudiziale di incostituzionalità sul decreto legge di riordino delle Province che il Pdl porrà in Senato: qualora venisse approvata, il provvedimento del Governo andrebbe riscritto.

La mancata conversione comporterebbe "una situazione di caos istituzionale". E'quanto espresso da una nota del governo che elenca le numerose conseguenze, economiche e non: tra queste, la lievitazione dei costi a carico di Comuni e Regioni e il blocco della riorganizzazione periferica dello Stato, oltre ad un "un periodo di incertezza per l'esercizio di funzioni fondamentali per i cittadini, come manutenzione di scuole superiori e strade, gestione rifiuti, tutela idrogeologica e ambientale".

La nota, presentata ai senatori dal dipartimento per le riforme istituzionali guidato da Carlo Deodato, renderebbe problematico anche l'avvio delle città metropolitane - previsto per il 2014 -  perchè il sistema delle regole contenuto nell'articolo 18 della Spending review non sarebbe completo. "Le città metropolitane restano istituite solo sulla carta - continua la nota -  e la loro operatività sarebbe ostacolata da una serie di fattori: mancanza di definizione del sistema elettorale del consiglio metropolitano; incertezze sui rapporti tra sindaco del comune capoluogo e sindaco metropolitano; incertezze sui rapporti patrimoniali e finanziari".

Costi elevati a carico di Comuni e Regioni, incertezza sull'operatività delle città metropolitane e incertezza sulla funzione delle Province, che "restano titolari di sole funzioni di indirizzo e coordinamento". Spetterà alle Regioni il compito di emanare, entro la fine del 2012, una legge per la riallocazione delle funzioni originarie, ma visti i tempi brevi, se questo non avverrà "lo Stato dovrà intervenire in via sostitutiva".