2 euro a voto, ecco chi guadagna con le primarie

Oltre tre milioni di italiani hanno votato per le primarie del Pd. Pierluigi Bersani e Matteo Renzi sono i due candidati che andranno al ballottaggio il prossimo 2 dicembre. Il segretario del Partito Democratico ha incassato circa 290mila voti in più del sindaco di Firenze. Un gap, comunque, che Renzi conta di colmare, mentre il leader del Pd spera nell’appoggio di Nichi Vendola.

Insomma, le elezioni per decretare il candidato premier del Partito Democratico sono state un successo. E in vista del ballottaggio la partita si giocherà a suon di sfide tv e ospitate televisive, il tempo per rifarsi un giro d’Italia in camper, in effetti, non c’è. Chi ha deciso di votare, però, ha dovuto pagare 2 euro. E se a esprimere la preferenze sono stati più di tre milioni di italiani – secondo il comitato di Renzi addirittura quattro milioni – i conti sono presto fatti: sono tra i 6 e gli 8 i milioni di euro che entrano nelle casse del partito. Mica pochi. Anche perché in Italia i partiti prendono già un sacco di soldi, pubblici, dai rimborsi elettorali.

Cerchiamo di capire meglio come funziona il meccanismo. Negli ultimi 18 anni, da quando il finanziamento pubblico si è trasformato in rimborso elettorale, nelle casse dei partiti italiani sono entrati la bellezza di 2,3 miliardi, che saliranno a 2,4 entro la fine della legislatura. Se aggiungiamo anche i fondi destinati ai gruppi parlamentari, si sfiorano i 2 miliardi e mezzo di euro. Una cifra enorme che suona ancora più mostruosa in tempi di ristrettezze, come questi. Peccato, però, che dell’immensa montagna di euro siano stati spesi poco più di 579 milioni. In buona sostanza, 1,9 miliardi sono finiti chissà dove.

Il PdL ha avuto 206.518.945 euro di rimborso a fronte di 53,6 milioni di spese elettorali nel 2008, come riportato anche da Panorama. Il Pd, 180.231.506 euro di rimborso a fronte di 18,4 milioni di spese; l’Udc 25.895.850 euro di rimborso a fronte di 15,7 milioni spesi per le ultime elezioni, solo per citare i maggiori, ossia circa 5 euro per ogni elettore. Un’enormità. Adesso i tre partiti di maggioranza propongono congiuntamente una norma che obblighi a farsi controllare da una società di revisione dei conti per poi imporre una revisione periodica dei bilanci alla Corte dei Conti. In aggiunta alla proposta di rendere pubbliche le donazioni oltre una certa somma, attorno ai cinquemila euro.

“I partiti ridiano indietro i soldi che hanno derubato in 5 anni”, ha tuonato Beppe Grillo che alcuni sondaggi indicano come terza forza politica del Paese dopo Pd e PdL. “Noi avevamo diritto a 1,7 milioni, ma li abbiamo lasciati perché non prendiamo refurtiva”. La questione dei rimborsi elettorali è quanto mai d’attualità. Si tratta di denaro pubblico, quindi pagato da tutti i cittadini, giusto per ricordarlo. E i 2 euro chiesti come contributo per le primarie del Pd, in questo contesto, stonano un po’. “Il contributo di due euro era una cosa che secondo me potevano risparmiarsi, soldi che credo se li prenda l’organizzazione delle primarie, ma sinceramente non ho la minima idea a che cosa servano”, ha detto Matteo Renzi, prima del voto. “Io sono l’unico tra i 5 candidati che vuole l’abolizione dei finanziamenti pubblici ai partiti. Nel mio sito internet chiedo l’aiuto ai cittadini, se un cittadino vuole darmi un contribuito per la campagna elettorale va sul web e dona quello e quanto vuole. In questo modo, con un contributo medio di 10 euro a donatore, ho tirato su in due mesi 142.200 euro”. Il Partito Democratico è la seconda forza politica per i rimborsi incassati: oltre 180 milioni, come detto, a fronte di una spesa che non ha superato i 20 milioni. C’era davvero bisogno di ulteriori 8 milioni degli elettori (volontari) per le primarie?

L’Italia è ai primi posti in Europa per quanto riguarda gli importi dei finanziamenti pubblici ai partiti, o rimborsi elettorali. Al di là della forma, conta la sostanza. Si tratta di sacco di soldi pubblici dati ai partiti che possono farne quello che vogliono. Da noi, come riportato da Il Giornale, sono pari a 289 milioni di euro all’anno. In Francia, nel 2007, in occasione delle presidenziali e delle legislative, i partiti hanno ricevuto dallo Stato 160 milioni, quasi la metà che in Italia. In Spagna, nel 2011 sono stati elargiti 82,35 milioni di euro ai partiti come finanziamento e altri 50 come rimborso per le elezioni e i gruppi parlamentari, meno della metà rispetto ai 289 milioni dell’Italia. In Germania il denaro per le campagne elettorali viene preso dalle fondazioni politiche – che devono rendere pubblici sul web i loro bilanci e non sono guidate da leader di partito - perché il finanziamento pubblico non può superare i 133 milioni di euro. E per concludere con un paragone impietoso, ecco la Gran Bretagna: i partiti ricevono 12 milioni di euro, circa 25 volte in meno che noi.