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A 28 anni lascia l'università per fare la mugnaia in Sardegna

Maddalena Brunetti
·2 minuto per la lettura

AGI  Un mulino e distese di campi di grano che maturano al sole della Sardegna sono l'anima di un progetto 'integrale' cui lavorano padre e figlia - Mauro e Francesca Mereu - che hanno deciso di scommettere su salute e genuinità. Macine e trattori servono per produrre farine di grano sia duro e che tenero, orzo, farro e segale con un occhio di riguardo alla tradizione.

Francesca, 28 anni, da tre anni fa la mugnaia a Sorgono (Nuoro), piccolo centro della Barbagia, dopo aver abbracciato una professione scandita dai tempi della natura e declinata in lotta allo spopolamento. "Questo è proprio il mio lavoro, sono felice e studio moltissimo per farlo al meglio", racconta all'AGI la giovane imprenditrice.

Dai libri di pedagogia a quelli sui cereali

I libri su farine e cereali hanno sostituito quelli di pedagogia, perché Francesca Mereu, che si è specializzata nella lavorazione del farro, aveva lasciato il paese per l'università. A Cagliari aveva intrapreso gli studi per diventare educatrice, anche se, nelle pause tra un esame e l'altro, rientrava a casa per dare una mano a suo padre Mauro, che da sempre ha un'azienda agricola.

Il lavoro sui 25 ettari - coltivati a rotazione per non usare diserbanti o prodotti chimici - era sempre tanto, così lei ha deciso di restare. E a Sorgono, assieme alle spighe, sono cresciute anche le idee. "Prima abbiamo deciso di dedicarci ai cereali, come il farro che qui non veniva coltivato. Poi abbiamo deciso di acquistare il mulino", aggiunge Francesca Mereu che produce solo integrali o semi-integrali marchiati 'Il raccolto di Merea' dal soprannome del papà che, a 64 anni, fa tutto il lavoro nei campi.

Le farine, vendute in confezioni di carta o barattoli di vetro, diventano pasta, pane, gallette o zuppe poi distribuite in Sardegna o spedite, al di la' del mare, a privati, negozi e ristoranti. "Maciniamo solo i cereali di nostra produzione e, anche se vivo di questo lavoro, quando finisce il nostro raccolto fermo il mulino", precisa la mugnaia. "A noi non interessa la quantità, ma la salute della terra e dei prodotti".

L'aiuto degli anziani del paese

All'inizio non è stato semplice. Per gestire un mulino da sola l'imprenditrice ha dovuto documentarsi molto sui libri e chiedere suggerimenti ad altri mugnai della zona. Approfondimenti che hanno riguardato anche i macinati: "Spesso mi chiedevano farine tradizionali che io non conoscevo, così ho deciso di intervistare gli anziani del paese per farmi spiegare esattamente le caratteristiche di questi prodotti", ricorda Francesca Mereu, che è così riuscita a recuperare le antiche lavorazioni del paese, mostrate in occasione di eventi e manifestazioni.

"Non è solo un lavoro, è anche una questione di territorio. Negli anni le campagne sono state gradualmente abbandonate, i paesi si spopolano. Invece se ci crediamo, se restiamo", esorta l'imprenditrice, "possiamo salvare tutti questi saperi. Con altri ragazzi della zona stiamo provando a fare rete, altrimenti si rischia di perdere tutto".