Perché è stato creato l’euro?

La moneta unica è nata con degli scopi ben precisi: ecco quali

Davanti al rischio di default del debito greco c'è chi ha avanzato una proposta alquanto azzardata: la Grecia esca dall'area euro. Per molti economisti, si tratterebbe di una scelta suicida per la stabilità dell'Unione europea e non dovrebbe essere presa neanche in considerazione. Tra i contrari alla possibilità che un Paese dell'Eurozona rinunci alla moneta unica c'è l'economista americano Nathan Lewis.  Secondo il suo parere, in Europa si è arrivati a formulare un'ipotesi del genere perchè molti, leader politici compresi, non ricordano bene il fine per cui è stato creato l'euro.

Quindi, qual è lo scopo della moneta unica? Per fornire una risposta si può fare riferimento proprio all'analisi di Lewis, pubblicata sul sito di Forbes. L'economista parte da un'osservazione: i Paesi europei hanno rapporti commerciali da sempre e per lungo tempo hanno avuto una moneta propria. Questa situazione determinava un'oscillazione continui dei tassi di cambio tra le varie valute. Quando le fluttuazioni dei cambi erano troppo marcate, si producevano una serie di conseguenze negative, tra cui la forte crescita dei tassi di interesse nei Paesi in cui le monete erano più deboli e il rischio che in tali Stati la moneta fosse soggetta ad attacchi speculativi da parte dei mercati finanziari.

Così, per agevolare gli scambi commerciali e ridurre i problemi derivanti dalle oscillazioni del tasso di cambio, i Paesi europei hanno pensato di adottare, attraverso vari accordi, un regime di tassi di cambio fissi tra le valute. Fino a quando è rimasto in vigore il sistema di Bretton Woods, le monete degli Stati europei erano agganciate all'oro, un metodo che secondo Lewis ha garantito grande stabilità nei cambi. Dopo il collasso di Bretton Woods, nel 1971, per mantenere stabili i tassi di cambio, i Paesi che appartenevano alla Cee hanno creato il "serpente monetario" e successivamente, nel 1979, il Meccanismo europeo dei tassi di cambio, uno dei pilastri fondamentali dello Sme, il Sistema monetario europeo. Tuttavia, queste soluzioni non si sono rivelate particolarmente efficaci. E' a questo punto che i leader europei hanno partorito l'idea di utilizzare una sola moneta in tutto il continente.

Eliminare totalmente i tassi di cambio in modo che niente potesse generare squilibri: ecco qual era lo scopo originario dell'euro. Peccato, osserva l'economista, che un sistema così semplice e potenzialmente geniale sia stato gestito male e reso più complicato da chi lo ha amministrato.

Secondo il ragionamento di Lewis, per esempio, la questione della Grecia non dovrebbe avere niente a che fare con l'euro. L'economista sostiene che se il debito pubblico greco (o di qualche altro Stato europeo in affanno) dovesse essere ristrutturato, gli investitori che hanno sottoscritto i titoli dovrebbero semplicemente accettare il fatto di non avere indietro i loro soldi nelle scadenze prefissate ma dopo. Seguendo questo procedimento, la moneta unica non sarebbe intaccata dall'eventuale tracollo finanziario di un Paese. Eppure, in Europa c'è il timore che il valore dell'euro possa avere un crollo verticale in caso di fallimento di uno Stato. Una paura comprensibile, riflette Lewis, ma soltanto perché "sembra che nessuno abbia detto ai responsabili dell'euro come gestire la moneta che hanno creato".

Per l'opinionista di Forbes, infatti, esiste una soluzione molto semplice per mantenere forte il valore dell'euro in caso di svalutazioni: ridurre la quantità di euro in circolazione. Usando la terminologia della finanza, la Banca centrale europea potrebbe "rastrellare" euro vendendo titoli di debito e "distruggerli": è una legge economica che vale da sempre. A questo punto, una volta che la Bce è riuscita a tenere alto il valore dell'euro riducendo la quantità del circolante, l'eventuale default di uno Stato non inciderebbe minimamente sulla forza della moneta. "Che falliscano pure! Il sistema capitalistico funziona così", afferma Lewis. Che aggiunge: "L'euro è nato per essere una moneta comune con la quale le persone fanno affari. E gli affari, talvolta, implicano il fallimento. E' semplice".

In base a queste considerazioni, si spiega meglio il motivo per cui l'economista sostiene che quella di permettere a un Paese di uscire dall'Eurozona e di tornare a stampare moneta propria non è una buona idea: potrebbe solo aggravare la situazione. "E' come se per rimediare a un fallimento una persona si cospargesse di benzina e si desse fuoco", dice Lewis senza mezzi termini.

L'analisi di Nathan Lewis prosegue con una riflessione: l'euro, pur facilitando gli scambi commerciali tra i Paesi europei, non può garantire da solo la propria stabilità. Il suo valore, infatti, può salire o scendere a seconda dell'andamento dei mercati. Il suo consiglio per rendere più stabile la moneta unica è quello di agganciarla all'oro, come si è sempre fatto con le valute europee prima dell'introduzione di altri sistemi come lo Sme e lo stesso euro. Se si facesse questa scelta, la Bce potrebbe adottare una tecnica semplicissima: se il valore dell'euro è troppo basso rispetto a quello di parità con l'oro, dovrebbe ridurre l'offerta di moneta; viceversa, se è troppo alto, dovrebbe aumentarla.

"Una moneta unica dovrebbe essere la cosa più semplice del mondo", conclude l'economista. "L'euro non ha problemi in sé, salvo l'incompetenza delle persone che lo gestiscono. Quando impareranno a fare il loro lavoro correttamente, la situazione di Grecia, Portogallo e altri Paesi in difficoltà diventerà irrilevante".

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