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Abbiamo assolutamente bisogno di riforme di mercato

Francesco Simoncelli
·6 minuto per la lettura

L'Indice del sentimento economico della Commissione europea mostra che già ad agosto stava svanendo la ripresa dell'economia europea. Non solo il ritmo della ripresa è notevolmente rallentato, ma i dati per la Spagna riflettono l'evidenza che essa è l'unica economia dell'area Euro in cui l'indice è sceso addirittura rispetto a luglio. Se poi guardiamo all'indicatore principale dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), l'evoluzione è ancora più preoccupante. 60 Bloomberg monitora anche l'attività quotidiana nella maggior parte delle economie e l'evidenza indica una decelerazione ad agosto nella maggior parte delle economie sviluppate ed emergenti. Solo gli Stati Uniti sembrano moderatamente migliori in confronto, sebbene sia evidente anche lì il rallentamento del processo di ripresa.

Molti potrebbero dire che è normale vedere una decelerazione nella ripresa dopo un rimbalzo così rapido a giugno e luglio, ma quando la maggior parte dei risultati delle economie rimane dal 10 al 20% al di sotto dei livelli di febbraio, dobbiamo essere preoccupati. Dobbiamo anche sottolineare come la rapida ripresa del PIL (prodotto interno lordo) derivi principalmente da massicci aumenti del debito e della spesa pubblica. La realtà è che per la maggior parte delle imprese e delle famiglie l'economia rimane lontana dai livelli del 2019.

Perché un cambiamento di tendenza così rapido?

La prima analisi, sbagliata, è solitamente quella di attribuire la colpa del rallentamento ad una brutta stagione turistica che colpisce il settore ricreativo e dei viaggi. Certo, è un fattore importante, ma molte altre parti dell'economia stanno mostrando un brusco cambiamento di tendenza. Inoltre il peggioramento degli indicatori si riflette chiaramente nella fiducia dell'industria e dei consumatori, con gli indici dei responsabili degli acquisti manifatturieri (PMI) che rallentano nella zona Euro e addirittura entrano in contrazione in Spagna.

La chiusura forzata dell'economia per decreto statale e la mancanza di fiducia nel futuro hanno un profondo impatto a medio termine sull'economia.

Le chiusure per decreto statale hanno creato un problema di solvibilità con gravi ramificazioni a lungo termine in gran parte del tessuto aziendale. Una società su cinque nel Regno Unito è considerata "zombi", quasi il 12% negli Stati Uniti e oltre il 15% nella zona Euro. La Banca di Spagna avverte che il 25% delle società spagnole si trova in una situazione di fallimento tecnico e chiusura dell'attività.

Gli stati hanno ignorato per anni la fragilità del settore privato, mentre il debito societario e il rapporto di solvibilità hanno raggiunto nuovi massimi storici. Tuttavia ciò che è più importante è che gli stati non hanno prestato alcuna attenzione alla debolezza del tessuto delle piccole imprese: milioni di aziende con uno o due dipendenti che sono riuscite a barcamenarsi giorno dopo giorno senza affogare nei debiti e sono state distrutte dal lockdown inefficace, non perché i loro proprietari abbiano utilizzato strategie sbagliate.

L'eccesso di capacità costruito nel periodo di crescita falsa 2017-19 è evidente anche nella debole ripresa. La morte delle piccole imprese e la cosiddetta zombificazione dei settori strategici attraverso tassi bassi e alta liquidità sono il danno collaterale dell'eterno stimolo che abbiamo visto nel periodo successivo al 2008, in particolare nell'Unione Europea, dove gli stati considerano le grandi aziende come sistemi di previdenza sociale nascosti e in numerosi casi si comportano quasi come imprese di proprietà statale. L'indice manifatturiero composito nella zona Euro mostra questo allentamento già ad agosto: è peggiorato da 54,9 a luglio a 51,6 ad agosto. Un crollo enorme in un solo mese. Secondo gli indici di attività quotidiana pubblicati da Bloomberg Economics, l'attività economica nell'area Euro è ancora del 10% al di sotto dei livelli di febbraio e la ripresa è rallentata dopo la riapertura.

Il problema principale è che tutto ciò avviene nel mezzo della più grande catena di stimoli dalla creazione della zona Euro. Il bilancio della Banca Centrale Europea è salito dal 39% del PIL della zona Euro all'inizio dell'anno al 55% ad agosto, molto più grande del bilancio della Federal Reserve (33% del PIL degli Stati Uniti) o della Banca d'Inghilterra (32%), sebbene ancora lontana dalla follia monetaria della Banca del Giappone (120%). Tassi d'interesse negativi, una Banca Centrale Europea che ha acquistato più del 20% del debito della maggior parte dei Paesi membri, iniezioni di liquidità nel sistema finanziario tramite operazioni di rifinanziamento mirate a lungo termine (OMRLT) e uno stimolo fiscale di quasi il 10% del PIL, ma l'economia della zona Euro non è nemmeno vicina ai livelli di febbraio.

Questi stimoli non risolvono un problema di solvibilità e calo delle vendite. La maggior parte delle imprese che stanno chiudendo non lo fanno per mancanza di accesso al credito, o perché i tassi d'interesse sono alti (praticamente l'opposto), o per mancanza di spesa pubblica. Chiudono perché le vendite dopo la riapertura non sono neanche lontanamente vicine ai livelli necessari per coprire le crescenti spese e tasse. Una morte per capitale circolante, potremmo dire.

L'Europa e il resto del mondo devono capire che un enorme stimolo monetario può solo mascherare il rischio di Paesi fortemente indebitati con gravi problemi di solvibilità, ma non lo risolve.

Ad un certo punto dobbiamo metterci in testa una volta per tutte che periodi come quello attuale sono proprio i più pericolosi. Con la scusa di affrontare una crisi, gli squilibri strutturali aumentano mentre il settore produttivo viene ammazzato.

Quando leggiamo del "sostegno alle imprese" in questi pacchetti di stimolo, la maggior parte sta solo dando alle aziende l'opportunità di prendere in prestito di più ora per pagare le tasse in futuro.

Questa catena di stimoli e la spesa pubblica non rafforzeranno l'economia. Nella migliore delle ipotesi zombificherà i settori che avevano già problemi di crescita, produttività e debito prima dell'epidemia. C'è comunque qualche speranza. Paesi come la Francia stanno riconoscendo per la prima volta che le misure che devono prendere se vogliono uscire da questa crisi sono riforme che liberalizzano l'economia: un serio cuneo fiscale e riforme amministrative che attraggono investimenti, occupazione e migliorano la competitività. Devono inoltre esserci riduzioni della pressione fiscale sui settori produttivi, eliminazione degli ostacoli burocratici, riduzione dei cosiddetti oneri sociali e dei costi di assunzione, revoca di inutili vincoli normativi, incentivazione dei settori ad alta produttività anziché sovvenzionamento di quelli a bassa produttività, eccetera.

Le riforme strutturali sono urgenti, ma la zona Euro e il Giappone sono passate dall'utilizzo della politica monetaria per guadagnare tempo in modo da attuare suddette riforme strutturali all'utilizzo dello stimolo monetario come scusa per non attuarle.

La maggior parte delle economie sviluppate si trova ad affrontare un pericoloso dilemma: scegliere di seguire il percorso della stagnazione o rafforzare l'economia per uscire dalla crisi in modo più rapido. Purtroppo la prima alternativa va a vantaggio di un settore politico che rifiuta di adeguarsi, anche se nel medio termine lo distrugge rendendo insostenibili debiti e deficit.

Di Daniel Lacalle

Traduzione di Francesco Simoncelli

Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online