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Abbiamo visto cose…

Pierluigi Gerbino
·5 minuto per la lettura

Quella che è passata sotto i nostri occhi increduli è stata probabilmente una delle più incredibili settimane della storia contemporanea e dei mercati finanziari.

Qualche timore lo covavo, per possibili disordini che i fan di Trump, incitati per settimane dal Presidente uscente a lottare contro l’esito elettorale a lui infausto, avrebbero potuto provocare nelle principali città. Ma l’assalto del 6 gennaio nientemeno che al Tempio della democrazia USA, il Campidoglio, sede del Congresso, mentre i rappresentanti del popolo stavano certificando il risultato elettorale, ha superato ogni mia capacità di immaginazione, che, come spesso mi ricordano i lettori, dal lato del pessimismo è molto fervida.

Abbiamo assistito in diretta tv al Golpe Brancaleone da parte di un uomo accecato dal delirio di onnipotenza, incapace di accettare e di pronunciare quella parola, sconfitta, che non è presente nel suo vocabolario narcisista. Con un comizio demenziale ha mandato centinaia di esaltati suprematisti bianchi all’assalto del Congresso, per mettere in fuga rappresentanti e senatori, saccheggiare gli uffici e farsi stupidamente immortalare sullo scranno più alto della Presidenza del Senato con fotografie subito pubblicate sui social, che ora sono diventate prova di reato.

E purtroppo la sciagurata prova di forza al grido trumpiano “armiamoci e partite” ha provocato morti e feriti, confermando che la storia ci mostra sempre meno gente disposta a morire per un ideale, ma  sempre di più che muore per un idiota.

Il tentativo di Golpe, maldestro come non mai, ha dimostrato di colpo lo stato confusionale in cui versa la mente di Trump dopo la sconfitta elettorale. Imprigionata in una bolla egocentrica, ha perso completamente il senso della realtà, al punto di sfruttare fino alla morte le frange più sprovvedute e credulone dei suoi seguaci. Il paragone con la follia Hitleriana è spropositato solo per la dimensione dell’orrore che hanno provocato i profili psicologici dei due personaggi, a ben vedere neanche poi così diversi. Il minor danno inferto al mondo da Trump, rispetto ad Hitler, è dovuto ai poderosi anticorpi che la democrazia USA, pur con tutti i suoi difetti, ha conservato anche negli ultimi 4 anni di delirio trumpiano. Difese che non avevano le istituzioni tedesche poco meno di un secolo fa.

Le scene dell’Epifania hanno certamente inferto un duro colpo all’immagine americana. L’ultimo dei tanti assestati dalla fortunatamente breve era Trump. Ne è dimostrazione la reazione delle potenze nemiche dell’America, Russia e Cina, che hanno commentato le vicende chiedendo agli USA di smettere da ora in poi di dare lezioni di democrazia al resto del mondo.

Ma quelle scene hanno anche permesso a molti elettori di Trump, quelli meno fanatici, di aprire finalmente gli occhi. Il partito repubblicano, stravolto dall’ideologia autoreferenziale trumpiana, comincia, per bocca dei suoi leader più illuminati, a prendere le distanze dalle componenti più eversive ed inizia la lunga marcia verso la rifondazione. Non sarà facile, ma sarà necessaria, per il mantenimento della democrazia in USA. Lo stesso Biden si trova ora nella necessità di ricucire lo strappo che divide le due americhe che si sono polarizzate intorno all’odio reciproco nei 4 anni scellerati alle nostre spalle. Ci vorrà tempo, pazienza e molta capacità di mediazione da parte del nuovo Presidente e dei leader democratici e repubblicani per ricostruire il tessuto sociale, prima ancora di quello economico, che, paradossalmente, durante la più devastante recessione del dopoguerra, appare più facilmente ripristinabile.

Mentre il mondo guardava preoccupato le convulsioni politiche americane, Wall Street festeggiava come se avesse di fronte il migliore dei mondi possibile. Anche questa reazione dei mercati ha reso incredibile la settimana passata.

Una sola seduta negativa, la prima dell’anno, e precedente al Carnevale suprematista. Poi 4 sedute positive consecutive, nel pieno della bagarre politica e mediatica. Come se l’assalto alla democrazia fosse capitato su un altro pianeta.

Un tris di massimi storici migliorati da SP500: il giorno dell’assalto ed anche nelle due sedute successive, con un risultato settimanale da +1,83%. Il Nasdaq100 di record ne ha fatti due, giovedì e Venerdì, con un saldo settimanale da +1,68%.

Ottima anche la settimana europea, con Eurostoxx50 salito +2,60% settimanale ed in rialzo per 8 settimane nelle ultime 10.

Eppure gli analisti ci avevano detto che il dominio democratico, che si è realizzato con la maggioranza ottenuta anche in Senato, grazie alla vittoria nelle elezioni di ballottaggio per i due seggi non assegnati a novembre, avrebbe messo in fibrillazione Wall Street. Biden infatti avrebbe potuto varare senza ostacoli le promesse della campagna elettorale che non piacciono ai mercati. Soprattutto quella di cancellare lo sgravio fiscale alle imprese regalato da Trump nel 2017.

Invece i mercati hanno preferito guardare da un’altra parte, cioè alla possibile nuova bordata di aiuti pandemici che i democratici dovrebbero votare presto, ad integrazione del provvedimento bipartisan votato durante le feste di fine anno. 

Altra pioggia di soldi dall’elicottero. E’ questo il meteo che piace ai mercati. In tempo di euforia i mercati guardano sempre a quel che fa più comodo.

Certo, ora comincia a vedersi dell’ipercomprato sui grafici. Una correzione, per piccola che sia, sarebbe del tutto logica, ed anche salutare. 

Ma non perdiamo di vista il quadro principale. Questo è un mercato rialzista di lungo periodo e continuerà a stupirci per parecchi mesi. Se non è riuscito a spaventarlo Trump, che cosa può nuocergli? Solo la fine della pioggia di liquidità, che non è in programma per un bel po’ di tempo.  

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online