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Abi: sofferenze banche lontane da picchi 2012, problema ... -2-

Glv
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Roma, 29 lug. (askanews) - "Fino al primo trimestre del 2020 - spiegano Abi e Cerved - è proseguita la lunga fase di riduzione dello stock di crediti deteriorati (Npl) accumulati dalle banche che operano in Italia, favorita dalle operazioni di dismissione dei crediti e dalla riduzione dei flussi di nuovi prestiti entrati in default". I tassi di deterioramento delle imprese, ovvero la quota di crediti in bonis passati allo status di deteriorati, "si sono contratti anche nel primo trimestre del 2020, collocandosi al 2,9% (dal 3,1% del primo trimestre 2019), allontanandosi sempre di più dai picchi raggiunti nel pieno della crisi economica (7,5% a fine 2012) e toccando un minimo in tutta la serie storica osservata". Questa lunga fase di miglioramento "sarà temporaneamente interrotta a causa degli effetti negativi sull'economia determinati dall'emergenza sanitaria, ma la ricaduta sui tassi di deterioramento del credito sarà contenuta, anche grazie agli interventi di moratoria e di sostegno alla liquidità delle imprese adottati dalle autorità e dalle stesse banche". "Queste e altre misure straordinarie - secondo lo studio - permetteranno di ridurre, se non evitare del tutto, il rischio che il temporaneo blocco delle attività produttive si traduca nel fallimento di imprese altrimenti solvibili, riducendo significativamente il tasso di default delle imprese. Anche l'accordo tra i 27 paesi dell'Unione Europea raggiunto il 21 luglio sul Recovery fund va in questa direzione. Eventuali estensioni delle scadenze delle moratorie oltre la fine del 2020 limiterebbero ulteriormente il rischio di default delle imprese". L'impatto dell'emergenza sanitaria nel biennio 2020-21 "sarà maggiore per le piccole imprese (il tasso di deterioramento passerà dal 2,1% del 2019 al 3,5% del 2021) e le medie (dall'1,7% al 3,1%), soprattutto nello scenario peggiorativo (rispettivamente 4,2% e 3,8% nel 2021)". A livello settoriale invece "i comparti più colpiti in assenza di ulteriore lockdown saranno l'industria (dal 2,3% del 2019 al 3,5% del 2021 nello scenario base) e le costruzioni (dal 4% al 5,1%), mentre nello scenario peggiorativo i più impattati saranno i servizi (dal 2,8% del 2019 al 4,5% del 2021)". Nonostante questo aumento, "per tutte le classi dimensionali si prevedono nel 2022 tassi di deterioramento inferiori rispetto al 2007 o poco superiori nel caso peggiore e sempre ben al di sotto dei picchi del 2012-13".