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Accordo al G7 sulle tasse dei giganti digitali, ora tocca al G20

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Image from askanews web site
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Roma, 5 giu. (askanews) - I ministri delle Finanze delle sette maggiori economie avanzate hanno raggiunto una posizione comune sulla riforma della tassazione minima e delle multinazionali, che riguarda innanzitutto, ma non solo, i giganti digitali e che ora porteranno avanti assieme in sede di G20 e Ocse. Al termine della riunione a Londra - la Gran Bretagna ha la presidenza di turno del G7, mentre l'Italia detiene quest'anno la presidenza del G20, che oltre alle economie avanzate include anche i giganti emergenti e emersi, come Cina e India - il cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak ha parlato di accordo "storico".

Effettivamente sono anni che la questione è energicamente dibattuta, in particolare per il fatto che molte multinazionali, avvalendosi di pianificazioni aggressive sul dove stabilire le sedi fiscali e dove far figurare il fatturato, riescono a pagare cifre a volte irrisorie di tasse, a fronte di decine di miliardi di ricavi e miliardi di utili. Fenomeno che si è esacerbato con i giganti digitali, proseguendo e diventando ancor più stridente con la crisi pandemica.

Se si guarda al testo diffuso dal G7, emerge che tuttavia al di là delle dichiarazioni il perimetro sul quale i giganti globali verranno tassati resta limitato: ricadranno dentro questo accordo gli utili eccedenti una soglia del 10% sui margini di redditività (quindi la quota di utili al di sotto di questa soglia è esentata). Inoltre, sulla quota eccedente questa soglia solo "almeno il 20%" sarà oggetto di "ricerca di una equa soluzione di allocamento" con i Paesi in cui vengono realizzate le attività fatturate. Infine, sul tutto è prevista una tassazione minima di "almeno il 15%" che verrà stabilita da ogni Paese.

Anche a livello numerico, la platea di gruppi che dovrebbero essere coinvolti da questo accordo ha un confinamento. Secondo il commissario europeo all'Economia, Paolo Gentiloni, che era presente a Londra dovrebbe toccare un centinaio di compagnie.

La svolta, in realtà, è avvenuta da alcuni mesi, dopo l'insediamento dell'amministrazione Biden, che trovandosi nella necessità di finanziare anche i suoi massicci piani di stimoli ha ritenuto di cambiare rotta rispetto alle posizioni prima di impedimento, che erano state sostenute dall'amministrazione Trump. Gli Stati Uniti, però, sono riusciti a far inserire nell'accordo la previsione esplicita di "rimozione di tutte le tasse sui sevizi digitali e altri misure simili su tutte le compagnie". Quindi i singoli Paese e l'Ue di fatto rinunciano a procedere con soluzioni unilaterali.

Il tutto viene concordato nella prospettiva di "raggiungere un accordo al G20 di ministri delle Finanze e banchieri centrali di luglio a Venezia", stavolta sotto la presidenza italiana. E commentando l'intesa, il ministro dell'Economia, Daniele Franco ha parlato di "un passo in avanti verso un accordo sulla fiscalità internazionale. Adesso al lavoro per una soluzione globale da adottare al G20 di Venezia (a luglio-ndr)", ha detto, secondo quanto poi riportato dal Mef via Twitter.

La tassazione dei giganti digitali era l'aspetto più mediatico dell'incontro. Il G7 tuttavia ha concordato una linea su 20 diversi punti, tra i quali, al numero 17, quello immediatamente successivo alle tasse, i ministri annunciano una collaborazione su "principi comuni" da dare alle future e sempre più probabili valute digitali delle banche centrali. Entro la fine dell'anno intendono pubblicare delle conclusioni condivise sul tema.

Va tenuto presente che nel G7 sono presenti i Paesi che emettono le tre principali monete utilizzate a livello globale: il dollaro Usa, che detiene di gran lunga il primato, l'euro e lo yen giapponese. Anche se sulla creazione di una valuta digitale ufficiale la grande economia globale più avanzata nei preparativi sembra essere la Cina. Il tema ha diversi aspetti delicati e il fatto che sia la Cina, un Paese in cui vi è un pervasivo controllo della popolazione, il capofila in questa corsa è emblematico.

"Le valute digitali centrali potrebbero agire come forme di regolamento liquide e sicure così come da ancore per i sistemi di pagamento". Secondo i ministri del G7 le valute digitali centrali dovranno essere anche "resilienti", efficienti a livello energetico e, aspetti forse più controversi, dato che si parla di un mezzo di pagamento, "sostenere l'innovazione, la concorrenza e l'inclusione". (Il documento non precisa cosa significhi il fatto che una valuta digitale debba sostenere temi tipicamente da politica economica). Infine, viene menzionata l'esigenza di tutelare la privacy (senza dire come e quanto).

Il documento è poi un lungo elenco dei temi che sono stati imposti nell'agenda globalista: obiettivo di raggiungere zero emissioni nette, finanza green, imprese green, viene perorata la necessità di avere una "task force" sulla natura, si parla di rischi climatici e di crimini ambientali.

Il primo punto rielenca quelle che secondo i governi del G7 devono essere le caratteristiche della crescita economica: "forte, sostenibile, equilibrata e inclusiva". Mentre al punto numero due i ministri del G7 affermano la necessità di assicurare "a tutti nel mondo" vaccini, sistemi diagnostici e cure anti Covid "efficaci e accessibili". Voz

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