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Accordo sulla politica agricola comune: ambientalisti in rivolta

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24 June 2021, Saxony-Anhalt, Aseleben: A harvester carries a staircase of sweet cherries in a plantation at Obsthof Am Süßen See. Sweet cherries ripen on 318 hectares in the cultivation area of the Sächsisches Obst e.V. regional association in Saxony and Saxony-Anhalt. For this year the fruit growers of the association forecast a harvest of about 1900 tons and remain below average with their expectation. Photo: Hendrik Schmidt/dpa-Zentralbild/dpa (Photo by Hendrik Schmidt/picture alliance via Getty Images) (Photo: picture alliance via Getty Images)
24 June 2021, Saxony-Anhalt, Aseleben: A harvester carries a staircase of sweet cherries in a plantation at Obsthof Am Süßen See. Sweet cherries ripen on 318 hectares in the cultivation area of the Sächsisches Obst e.V. regional association in Saxony and Saxony-Anhalt. For this year the fruit growers of the association forecast a harvest of about 1900 tons and remain below average with their expectation. Photo: Hendrik Schmidt/dpa-Zentralbild/dpa (Photo by Hendrik Schmidt/picture alliance via Getty Images) (Photo: picture alliance via Getty Images)

L’accordo sulla politica agricola comune, che vale un terzo dell’intero bilancio Ue, è stato trovato nel rush finale dei negoziati, tra ieri notte e questo pomeriggio. Tre anni di trattativa non sono però bastati a dare un’anima unitaria all’Europa in un settore critico ma spesso trascurato. Per decenni con il diminuire del numero degli agricoltori è diminuita l’attenzione, come se il cibo fosse diventato un accessorio del sistema industriale.

Questo trend oggi è stato rovesciato dall’urgenza della cronaca: le relazioni scientifiche si accavallano nel denunciare il costo ambientale ed economico della gestione intensiva dei campi. Agricoltura, allevamenti e gestione del suolo sono responsabili di un quarto delle emissioni serra. La richiesta emergente, che viene dalla stessa Unione europea con le Strategie Farm to Fork e Biodiversità, è una svolta verso la sostenibilità, per far quadrare allo stesso tempo i bilanci delle aziende e quelli dell’ambiente.

Ma tra il vecchio approccio, la difesa a catenaccio dell’intero settore in difficoltà, e il nuovo, che chiede di concentrare gli aiuti sulla parte più innovativa e sostenibile dell’agricoltura, finora non è stato possibile trovare un’intesa. E, al momento, ha vinto il fronte della continuità con il passato. Il Trilogo – formato da Commissione, Consiglio e Parlamento – ha bocciato lo strappo ecologico.

E’ per questo che i commenti sono polarizzati: le istituzioni plaudono (sia pure lasciando trasparire la presenza di zone d’ombra), il fronte ambientalista è in rivolta e lancia la raccolta di firme dei cittadini europei per bloccare il percorso della Pac che si concluderà formalmente solo a novembre. “Mi riempie di grande soddisfazione poter affermare che ce l’abbiamo fatta”, ha scritto su Twitter”, ha scritto il commissario ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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