Acea reintegra i manager che vendevano auto nell’orario di lavoro

C’è chi un lavoro lo cerca disperatamente e chi, invece, non pago di un ruolo dirigenziale decide di arrotondare lo stipendio andando a vendere automobili durante l’orario d’ufficio. Se poi il ruolo dirigenziale è in una multiutility come Acea Spa che controlla i servizi idrici ed energetici della capitale, la storia riguarda un po’ tutti coloro che pagano, con le loro bollette, gli stipendi dei due manager fantasma. Già nota alle cronache nazionali per aver partecipato al “banchetto” della Parentopoli capitolina, Acea Spa, nello scorso mese d’agosto, aveva sospeso due alti dirigenti denunciati per peculato, truffa e falso. I due funzionari, uno dei quali addetto alla sicurezza, erano stati fotografati dai vigili urbani nella loro attività di venditori d’automobili, nell’autosalone di proprietà della moglie di uno dei due. L’attività veniva svolta in giorni e orari nei quali i due dirigenti di Acea Spa avrebbero dovuto trovarsi sul luogo di lavoro.

Dopo qualche mese di sospensione i manager sono stati riammessi in servizio e reintegrati in organico con le stesse mansioni svolte prima dello stop. La decisione di “perdonare” i due dirigenti è stata presa dai vertici dell’azienda guidata dall’amministratore delegato Marco Staderini e sembra destinata a fare molto rumore nella capitale e non solo.

I due doppiolavoristi non solo vendevano automobili nell’orario di lavoro ma, dopo avere timbrato il cartellino, venivano accompagnati dalle guardie giurate addette alla vigilanza di Acea Spa sino all’autosalone di via di Tor Cervara dove si dedicavano alla vendita. Dalle indagini sarebbe emerso, inoltre, un altro elemento inquietante ovverosia che i due dipendenti si facevano rimborsare dall’azienda i chilometri percorsi per poter svolgere il secondo impiego privato. A carico di uno dei due dirigenti – addetto alla centrale operativa e di controllo, dalla quale dipende la sicurezza di tutta la città di Roma e di parte della Provincia – ci sarebbe anche l’accusa di falso. Gli inquirenti, infatti, avrebbero trovato una laurea in Scienza dell’investigazione presumibilmente falsa, rilasciata da un’Università americana che risulta inesistente.

Quando in estate scoppiò lo scandalo il sindaco Gianni Alemanno negò di aver caldeggiato l’assunzione dei due, come, invece, fu ipotizzato negli ambienti dell’azienda. L’ad Marco Staderini diede la massima disponibilità, sua e della Società, a collaborare per accertare comportamenti fraudolenti all’interno dello staff dirigenziale. A distanza di qualche mese l’inchiesta è lungi dall’essere conclusa, ma i due manager sono stati riaccolti a braccia aperte tornando alle precedenti posizioni di responsabilità, parola che, alla luce dei fatti, sembra non appartenere al loro vocabolario.