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Acri: italiani e Recovery fund, impennata di fiducia verso l'Ue

Glv
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Roma, 29 ott. (askanews) - L'Unione Europea è stata "un valido aiuto per l'Italia durante l'emergenza Covid, determinando un'impennata nel livello di fiducia, con dei riverberi sul livello di soddisfazione per l'euro". Lo sottolinea l'Acri nell'indagine annuale realizzata con l'Ipsos per la 96esima Giornata mondiale del risparmio in programma domani. Il Recovery fund "è molto noto e segna un cambio di passo, anche se non ancora una vera e propria svolta positiva nella relazione tra Italia e Europa". In questa crisi, spiega l'Acri, "l'Ue ha rappresentato e continuerà a rappresentare non solo un aiuto, ma un vero e proprio sostegno per la ripresa economica del nostro paese. Il Recovery fund ha determinato una svolta nel rapporto tra l'Italia e l'Europa, che è stata l'unico soggetto internazionale, insieme alla Bce, a essere percepito come vicino. Questo ha fatto crescere il livello di fiducia negli ultimi mesi (il 57% degli italiani si fida ora dell'Ue). E guardando ai prossimi cinque anni, per il 62% della popolazione permane l'aspettativa che l'Ue andrà nella giusta direzione". Questa situazione ha accelerato il processo di "apprezzamento" della moneta unica da parte degli italiani, "trainando l'ulteriore risalita del livello di soddisfazione, per quanto ci sia ancora una certa prevalenza di critici (54%). I soddisfatti per l'euro sono cresciuti di 11 punti in cinque anni (dal 2014 in cui erano il 26% al 2019 in cui raggiungevano il 37%), e sono aumentati di 9 punti in un anno, raggiungendo nel 2020 il 46%". Di conseguenza, aggiunge l'Acri, "più di due terzi degli italiani (68%) sposa appieno l'idea che l'uscita dell'Italia dall'Unione Europea sarebbe un errore imperdonabile e il 57% ritiene che, in una prospettiva lunga 20 anni, è meglio essere nell'euro piuttosto che avere una propria divisa nazionale, preferita solo dal 27%".