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"Ad 'Artigiano in fiera' 3mila storie di umanità"

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“Tremila storie di umanità, di cultura, di arti e mestieri di 100 paesi del mondo che sono presenti”. Così Antonio Intiglietta, presidente Ge.fi., descrive con Adnkronos/Labitalia ‘Artigiano in fiera’, la più importante fiera delle arti e mestieri del mondo, che ha aperto oggi a Milano la sua 24ma edizione. Per 9 giorni al polo fieristico di Fieramilano Rho-Pero sono protagonisti più di 3.000 artigiani provenienti da oltre 100 Paesi del mondo, con prodotti tipici e creazioni originali, tutte accomunate dalla manifattura d’eccellenza. 

E sono molte le novità in questa edizione 2019. “La prima - spiega il fondatore della manifestazione - è quella di aver creato una manifestazione in cui è stata aumentata la sicurezza con i pass: tutti possono venire in fiera registrandosi con il cellulare. Abbiamo una app che permetterà di rendere la fiera una mappa interattiva, dove si arriva direttamente dagli artigiani o dai prodotti che si cercano”.  

Paese ospite d’onore quest’anno è l’Egitto: “Abbiamo voluto far nascere un ponte fra l’Italia e l’Egitto - dice Intiglietta - attraverso anche un progetto di formazione, che ci auguriamo venga realizzato a breve, imprenditoriale per i giovani e le donne egiziane proprio per dare una continuità al rapporto che nasce in fiera: una storia che continui nel tempo che permetta ai giovani africani di crescere e maturare nei propri territori e di venire in Europa per comunicare le proprie creatività”.  

L’artigianato, dunque, come un veicolo di dialogo tra popoli e culture. “L’artigianato - afferma il presidente Ge.fi.- è sempre stato veicolo di dialogo e di cultura. La maggior parte della cultura del Mediterraneo viene attraverso le fiere, dai tempi del Medioevo in su; ma anche se pensiamo a molto prima: i mercati erano i luoghi di incontro di storie, di culture, di religioni, di fedi”. 

Grande spazio, come sempre, ad ‘Artigiano in fiera’, all’enogastronomia. “Con l’artigianato enogastronomico - sottolinea Intiglietta - si esprime la trasformazione della materia prima nel rispetto della natura e del proprio territorio. Qui si vedono le eccellenze: chi lavora come artigiano innanzitutto pensa alle persone che devono mangiare e degustare i prodotti, ne ha un grande rispetto, per le persone ma anche per i luoghi in cui vivono”. 

“E questo, secondo me, è l’elemento di speranza di cambiamento che tanto tutti attendiamo”, conclude.