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Affondo tedesco sulla Bce ma Lagarde lo respinge: "Rialzo tassi? Non prima del 2023"

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Bce (Photo: Getty&HP)
Bce (Photo: Getty&HP)

La politica della Banca Centrale Europea non cambierà radicalmente nei prossimi mesi. La decisione sul prolungamento del Pepp, il programma di stimolo monetario da 1850 miliardi messo in campo dall’Eurotower per contrastare gli effetti della pandemia e in scadenza a marzo 2022, verrà presa a dicembre ma anche se dovesse uscire di scena, gli acquisti di titoli di Stato continueranno sotto altre forme. Soprattutto: i tassi non scenderanno prima del 2023 né è detto che lo faranno dopo. È in questo passaggio che la presidente della Bce Christine Lagarde respinge il pressing tedesco, e in particolare quello dell’amministratore delegato di Deutsche Bank Chirstian Sewing che in mattinata da Francoforte aveva detto: “La presunta panacea degli anni passati - bassi tassi di interesse con prezzi apparentemente stabili - ha perso il suo effetto, ora stiamo lottando con gli effetti collaterali. La politica monetaria deve contrastare questo, e il prima possibile”. Secondo il banchiere “le conseguenze di questa politica monetaria ultra-allentata diventeranno sempre più difficili da correggere quanto più a lungo le banche centrali non invertiranno la rotta”. E per questo Lagarde dovrebbe agire subito, “meglio prima che poi”.

I banchieri del Nord Europa, e in particolare quelli tedeschi, è noto abbiano sempre mal digerito le politiche monetarie espansive della Bce, fin dai tempi del quantitative easing di Mario Draghi, soprattutto la politica dei tassi bassi che arriva a erodere la redditività degli istituti di credito. Ma la presidente della Bce ha replicato subito (indirettamente) nel corso dell’audizione al comitato Affari economici del Parlamento Europeo, facendo intendere che l’Eurotower non ha mutato il suo orientamento: “Riguarda ai tassi di interesse ufficiali, nella nostra guida prospettica abbiamo spiegato chiaramente le tre condizioni che devono essere soddisfatte prima che i tassi inizino a salire. Nonostante l’attuale balzo dell’inflazione, le prospettive a medio termine rimangono contenute e quindi è molto improbabile che il prossimo anno vengano soddisfatte queste tre condizioni”.

L’aumento dei prezzi, spinto dalle strozzature nelle catene di fornitura e dal rincaro dei costi energetici, sta sollevando diversi malumori sull’orientamento della Bce in Germania, dove l’inflazione ha toccato a ottobre il picco da trent’anni, raggiungendo il 4,6%. Malumori alimentati anche da accese campagne mediatiche che mettono nel mieiro Lagarde, definita dal popolare tabloid Bild come “Madame Inflazione”. Ma per la Bce il correre dei prezzi è transitorio e al momento non si vedono pressioni sui salari da giustificare una stretta monetaria: “Nel complesso, continuiamo a prevedere che l’inflazione a medio termine rimanga al di sotto del nostro nuovo obiettivo simmetrico del 2%”. Ammesso che per un ritorno su livelli moderati ci vorrà “più tempo di quanto originariamente atteso”, la presidente dell’Eurotower ha ricondotto le pressioni all’energia e ai trasporti. “Gli attuali prezzi dei futures indicano un notevole allentamento dei prezzi dell’energia nella prima metà del 2022″, per cui bisognerà aspettare ancora più sei mesi prima di vedere un sostanziale alleggerimento delle strozzature sul piano dell’offerta.

“Se i prezzi dell’energia continuano a salire o i problemi negli approvvigionamenti restano, l’inflazione potrebbe rimanere più elevata di quanto attualmente prevediamo” e questo potrebbe trasferirsi su “salari più alti e, di conseguenza, prezzi più alti”, ha spiegato Lagarde. Ma finora la Bce non vede “evidenza di questo nei dati per i salari negoziati” e prevede “che la crescita dei salari l’anno prossimo potrebbe aumentare leggermente di più rispetto a quest’anno, ma il rischio di effetti di ‘second round’ rimane limitato”.

“La carenza di materie prime, attrezzature e manodopera pesa sulla produzione manifatturiera, sta indebolendo le prospettive a breve termine”, ha spiegato Lagarde, precisando comunque che, “sebbene la durata dei vincoli all’offerta sia incerta, è probabile che persistano per diversi mesi e si attenuino gradualmente solo nel corso del 2022″. L’inflazione nell’Eurozona ha superato a ottobre scorso le previsioni pubblicate dalla Banca centrale europea (Bce) nel settembre precedente, aumentando al 4,1 per cento. “Nel complesso, continuiamo a prevedere che l’inflazione a medio termine rimanga al di sotto del nostro nuovo obiettivo simmetrico del due per cento” osserva la Lagarde.

I critici delle politiche monetarie espansive hanno fatto notare come altrove, in particolare negli Stati Uniti, le banche centrali si stiano attrezzando per rimuovere gradualmente i programmi messi in campo contro la pandemia, dando avvio al tapering, il ritiro degli stimoli. Lagarde ha replicato anche su questo: “Non stiamo navigando alla stessa velocità, negli Usa il tasso di inflazione è al 6,2% a ottobre, da noi al 4,1% e se si escludono i prezzi di energia e alimentari il tasso è del 4,6% negli usa e del 2,1% nell’area euro, per noi sopra il nostro obiettivo ma a un livello gestibile”. A dicembre Francoforte annuncerà le sue intenzioni sull’aggiustamento del programma di acquisto di titoli, ma “sarà comunque importante che la politica monetaria - compresa l’opportuna calibrazione degli acquisti di attività - sostenga la ripresa in tutta l’area dell’euro e il ritorno sostenibile dell’inflazione al nostro obiettivo del due per cento”. Tradotto: gli acquisti di titoli non usciranno di scena.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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