Le agenzie di rating promuovono le banche con cui fanno più affari

"Le agenzie di rating tendono a dare voti positivi alle banche di grandi dimensioni e alle istituzioni che più frequentemente alimentano il business delle agenzie, emettendo titoli derivati".
A dichiararlo, nessun movimento sovversivo, bensì la stessa Banca centrale europea, che ha diffuso in questi giorni un importante documento dal titolo "Bank ratings: what determines their quality?", pubblicato oggi da Il Sole 24 Ore.

Il testo, frutto di un'attenta ricerca di tre autorevoli accademici, dimostra con dati alla mano come le società di rating come Fitch, Moody's e S&P diano i voti migliori a quegli istituti bancari con cui fanno affari più profiqui. Ecco come si è arrivati a tale conclusione.
Partendo dal database della piattaforma Dealogic, che include i 1.189 soggetti emettitori di titoli derivati abs, gli analisti hanno monitorato quelli che tra il 1990 e il 2012 hanno emesso titoli per un valore facciale pari a 6 trilioni di dollari.
Il secondo step è stato quello di estrapolare i primi 200 emettitori in grado di coprire da soli il 90% del mercato. Questa lista è stata poi incrociata con quella delle 369 banche che hanno ricevuto i migliori voti da parte delle agenzie di rating. Risultato? Ben 53 istituti sono presenti in entrambe le liste e i rimanenti 147 emettitori non sono banche. Non solo: di queste 53, 10 gestiscono il 65,7% del valore emesso in origine.

Questo documento che dimostra come le agenzie di rating siano più meritevoli con le banche che hanno più derivati appartiene alle misure che la BCE sta prendendo da mesi nei confronti del lavoro di queste agenzie. Già lo scorso giugno, infatti, la Commissione europea aveva presentato una serie di emendamenti che limitano il potere di queste società, accusate il più delle volte di aver contribuito alla crisi finanziaria, riducendo inaspettatamente i voti sovrani in situazioni economiche molto delicate. Per questo, il Parlamento europeo ha deciso, ad esempio, che la pubblicazione delle analisi sui debiti sovrani dovrà avvenire in momenti specifici dell'anno, tranne in casi eccezionali e comunque sempre sotto l'approvazione dell'esma, l'ente europeo che vigila sui mercati.

Dallo scandalo della Lehman Brothers nel 2008 - che fino a qualche giorno prima del crack continuò ad ottenere valutazioni positive da parte delle agenzie - c'è molta più attenzione sul tema, in particolare sulla loro effettiva efficacia.
Nell'inchiesta della Procura di Trani contro Moody's - che nel maggio 2010 diffuse, a mercati aperti, un documento che dichiarava l'elevato rischio del sistema bancario italiano, provocando il crollo della Borsa - ha testimoniato lo scorso luglio lo stesso presidente della Bce Mario Draghi. Il quale ha considerato queste società come "altamente carenti e discreditate”, suggerendo di farne a meno.
Le indagini chiuse i primi di ottobre - che accusano il vice presidente, Ross Abercromby e il direttore finanziario Johannes Wassemberg di aggiotaggio e manipolazione del mercato - sono in attesa della pubblicazione dell'atto formale previsto per i primi di novembre, con cui il pm Michele Ruggiero potrebbe rinviare a giudizio anche le altre due società di rating, S&P e Fitch, per aver influenzato il mercato con giudizi non veritieri che si sono riversati sui titoli di stato italiani, provocando danni stimati intorno ai 120 miliardi di euro.