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Agricoltori Cia, pronti a transizione green e digitale ma garantire reddito

·3 minuto per la lettura

Gli agricoltori italiani sono pronti a dare il loro contributo alla transizione verde e digitale, e anzi addirittura a guidarla. Pronti alla sfida imposta dall'Europa con i dettami e le risorse stanziate nella nuova Pac, con un Pnrr fortemente orientato in questa direzione, e non ultimo, con le misure e i fondi della legge di bilancio. Dunque, risorse nazionali ed europee da spendere al meglio e prevedendo aiuti per un settore agricolo italiano più equo, green e digitale. Su questi temi si è svolta oggi a Roma l'assemblea nazionale "Agricoltori Italiani leader della transizione" della Cia Agricoltori italiani guidata da Dino Scanavino.

Ma garantire a chi fa agricoltura risorse, strumenti e incentivi adeguati alle sfide in atto significa riconoscere il ruolo strategico e insostituibile del settore primario, che non è solo quello di produrre cibo sano e sicuro per tutti, ma anche di assicurare la tenuta e lo sviluppo dei territori; salvaguardare il suolo e le foreste contro il dissesto idrogeologico e i cambiamenti climatici, gestire le risorse idriche, produrre energia da fonti rinnovabili, accrescere la sostenibilità dei processi produttivi con la ricerca e le nuove tecnologie, difendere il paesaggio e la biodiversità. "Non è più la stagione delle attese, ma quella dell'azione" ha detto Scanavino nel lanciare un appello alle istituzioni nazionali ed europee.

Appello che il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli ha raccolto presentandosi alla platea delle centinaia di produttori convenuti nella capitale da tutta Italia. "Massima attenzione per sostenere il reddito degli agricoltori che nel nostro Paese è ancora troppo basso" ha detto il ministro. E mai come quest'anno ricorda la Cia il settore ha subito le conseguenze dirette dei cambiamenti climatici con il +60% di eventi estremi solo nel 2021, tra alluvioni e siccità, che hanno tagliato il 10% del cibo sulle tavole e procurato danni milionari alle aziende.

"La linea guida deve essere garantire agli agricoltori di fare un lavoro eccellente nella transizione ecologica e digitale, e avere un reddito adeguato" ha detto Patuanelli rimarcando che "è un loro diritto" in quanto l'agricoltore è anche "il primo custode del territorio" riconoscendo di fatto il ruolo dell'agricoltura come presidio del suolo, in base al quale il produttori di beni alimentari, coltivatori e allevatori, non sono visti più solo come gli inquinatori del Pianeta. Anzi, sono in grado di dare un contributo al taglio delle emissioni di CO2 sequestrando 0,5 tonnellate di carbonio per ettaro l’anno e visto che il 40% delle aziende del settore è interessato da boschi che assorbono fino al 40% delle emissioni di gas serra a livello globale e, solo in Italia, trattengono circa 90 milioni di tonnellate di anidride carbonica.

Un contributo in progress quello del settore primario, che negli ultimi anni, ha ridotto le sue emissioni del 25%, limitato il consumo di acqua e il ricorso alla chimica del 27%, accresciuto le superfici biologiche del 56% e ampliato fortemente la produzione di energie rinnovabili e biomasse +690%.

Rovescio della medaglia è tuttavia l'utilizzo del gasolio per i mezzi agricoli, una fonte di inquinamento riconosciuta ma alla quale, al momento non ci sono alternative, come ha ammesso lo stesso ministro che, seppure garantendo investimenti in ricerca e sviluppo per trovare altre soluzioni, ha voluto rassicurare gli agricoltori sull'impegno del governo a mantenere il sussidio per agevolarne l'uso.

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