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AI, meccanica quantistica e la diplomazia del futuro

(Adnkronos) - "La meccanica quantistica e l’intelligenza artificiale aprono nuovi orizzonti applicativi potenzialmente in tutti gli ambiti della conoscenza" ma soprattutto "sosterranno la crescita economica di chi li controllerà e altereranno gli equilibri geopolitici per molti anni a venire". E' in questa affermazione il senso del dibattito su 'Winning the artificial intelligence era. Quantum diplomacy and the power of automation', ospitato a Roma dal Centro Studi Americani e organizzato in collaborazione con Fondazione Leonardo – Civiltà delle Macchine, con il supporto del Ministero degli Affari esteri e di Intesa Sanpaolo.

Presentato il white paper realizzato dal Centro Studi Americani Enrico Prati, Professore di Fisica teorica della materia all' Università di Milano, ha osservato come dal punto di vista economico "tali tecnologie hanno un’importante ricaduta in termini di occupazione qualificata e di produttività", mentre dal punto di vista delle relazioni internazionali permettono "una modelizzazione anche quantitativa", con strumenti predittivei che consentono "studi come quello sugli equilibri tra reti terroristiche in Siria e Iraq".

Ma questa evoluzione - ha spiegato Raffaella Luglini, Direttore Generale di Fondazione Leonardo - presenta "una sfida enorme: quello sulle potenzialità di applicaizone dell'AI e sui principi giuridici ed etici necessari per governarla è un dibattito fondamentale e governare questa transizione richiede una visione globale delle regole a livello internazionale e diventa urgente mettere a punto standard adeguati per definire cosa sarà accettabile e cosa no e per delineare ciò di cui una impresa sarà responsabile a seguito di decisioni basate sull'intelligenza artificiale".

Per Sem Fabrizi, Consigliere Diplomatico e Direttore Relazioni Internazionali di Leonardo, "è una strada lunga e per certi versi anche controversa quella necessaria per arrivare a una 'quantum diplomacy': queste nuove tecnologie consentono una 'diplomazia predittiva' ma alla fine il tema rimane quello della centralità della persona". "La diplomazia - ha aggiunto - deve convivere con il potere dell'automazione ma deve anche rimanere guidata dagli uomini con tecnologie che non si possono lasciare non regolate, il diplomatico alla fine deve rimanere al centro dell'analisi".

Ricordando che "l'intelligenza artificiale non è un accessorio, un add-on tecnologico, ma per come è strutturata mira a sostituire la funzione elaborativa umana" Enrico Savio, Chief Strategy & Market Intelligence OFC di Leonardo nel white paper ha osservato come "recenti notizie e analisi hanno ulteriormente evidenziato il ruolo dell'IA nel consentire falsificazioni e manipolazioni digitali di foto, audio e video con risultati sempre più realistici: tali prodotti fittizi sono noti come deep fakes. Queste capacità di IA potrebbero essere impiegate come parte di operazioni mirate a minare le capacità informative. Infatti, la tecnologia deep fake potrebbe essere usata per generare notizie false, influenzare l’opinione pubblica, erodere la fiducia dei cittadini e tentare il ricatto di funzionari governativi".

"Le disruptive technologies sono già qui" ha ammesso e in questo scenario serve "il mantenimento di un primato tecnologico credibile, in grado di alimentare una deterrenza efficace che induca ipotizzabili aggressori ad effettuare - prima delle rispettive iniziative - una valutazione costo-beneficio. Senza questo primato, l’asimmetria esistente tra sistemi autocratici e democratici sarà difficilmente mitigata da qualsivoglia diplomazia e forma di diritto internazionale".

"L'Intelligenza Artificiale ha un potenziale enorme di supporto alla politica estera, dalla valutazione preventiva di situazioni di crisi, snellendo il processo decisionale, all'analisi del sentiment dell'opinione pubblica in paesi terzi" ha sottolineato Giuliana Del Papa, Capo Unità Analisi, Programmazione e Documentazione Storica della Farnesina, ricordando che "se fino a pochi anni fa l'impatto delle nuove tecnologie sulla Politica estera era limitato a internet, oggi abbiamo sviluppi sempre più rapidi, anche con nuovi algoritmi di intelligenza artificiale".

Il nodo - come ricorda nel 'white paper' Antonio Malaschini, Consigliere del Ministro dell’Economia e delle Finanze - è che "non esiste al momento alcuna normativa di carattere complessivo sull’intelligenza artificiale, salvo la proposta dello scorso anno dell’Unione Europea Un “ritardo” legislativo che ha molte ragioni: la relativa novità del fenomeno; lo sviluppo continuo di una tecnologia sempre più avanti della proposta normativa; un ritardo, forse anche culturale, dei legislatori; la ritrosia del mondo della ricerca e della produzione ad una disciplina ritenuta potenzialmente limitatrice; la complessità delle questioni, etiche e giuridiche, da affrontare".

Ma "è evidente che pur in questo quadro di mancata, complessiva regolazione, ben diverse sono le tutele che offrono oggi, quantomeno nel campo degli usi civili, i sistemi democratici come USA, Gran Bretagna ed altri rispetto a Cina e Russia: non prevedendo tra l’altro quest’ultima neanche una distinzione tra disciplina civile e militare dell’IA". Di qui l'invito di Malaschini a "rinforzare il dialogo internazionale per giungere ad una disciplina comune sugli usi civili della IA, nel solco delle proposte europee. Per gli aspetti militari il confronto, specialmente oggi, è estremamente complicato e ricalca, forse in peggio, quello degli anni ’50 sulle armi nucleari. Che ha tuttavia condotto, in un momento altrettanto difficile, ai trattati di non proliferazione che, almeno fina ad oggi, hanno impedito l’uso delle armi atomiche".

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