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Air Italy, Furlan: no a smantellamento, salvare posti di lavoro

Glv

Roma, 12 feb. (askanews) - No allo smantellamento di Air Italy. Lo affermano la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, e il segretario generale della Fit-Cisl, Salvatore Pellecchia, secondo cui "non possiamo rassegnarci alla messa in liquidazione di Air Italy. Bisogna fare ogni sforzo per cercare un percorso alternativo allo smantellamento della compagnia e salvare tutti i posti di lavoro. Ha fatto bene la ministra delle infrastrutture De Micheli a ribadirlo con chiarezza ai liquidatori dell'azienda, annunciando per i prossimi giorni anche un tavolo di confronto con i sindacati e i rappresentanti delle due Regioni coinvolte, Sardegna e Lombardia".

"La crisi di Air Italy - spiegano i sindacalisti - era stata ampiamente prevista e annunciata. Da mesi come Cisl e Fit-Cisl, anche insieme alle altre organizzazioni sindacali, abbiamo fatto tutto quanto in nostro potere per aprire un dialogo con la compagnia perchè non si arrivasse a questo punto. Abbiamo inviato al precedente esecutivo e a quello attuale la nostra piattaforma 'Rimettiamo in movimento il paese', con l'elenco delle problematiche irrisolte di tutto il settore dei trasporti e quindi anche del trasporto aereo, Alitalia e Air Italy incluse".

"Abbiamo indetto uno sciopero generale dei trasporti - sottolineano Furlan e Pellecchia - e tre scioperi in Air Italy. Il 25 febbraio ci sarà lo sciopero generale del trasporto aereo. In tal senso è importante che la ministra De Micheli abbia annunciato di avviare nei prossimi giorni la revisione delle regole del trasporto aereo. Adesso sono due le compagnie aeree italiane importanti in grave crisi, Alitalia e Air Italy, per un totale di 13mila posti di lavoro a rischio più l'indotto".

"Sono inimmaginabili - aggiungono i sindacalisti - le ripercussioni economiche non solo per il nostro disastrato trasporto aereo ma per tutta l'economia italiana, che è la seconda in Europa per manifattura. Inoltre constatiamo che la Sardegna, con la doppia crisi di Moby-Tirrenia-Cin e Air Italy, è oggi sempre più isolata in barba al diritto costituzionale della continuità territoriale. Sardegna che ha la sua quota di responsabilità visto che in questi anni ha favorito le compagnie low cost invece di sostenere la sua ex Alisarda".