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Al via dialogo con parti sociali ma Draghi non scopre ancora carte

Red
·4 minuto per la lettura
Image from askanews web site
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Roma, 10 feb. (askanews) - Parte il dialogo tra Mario Draghi e le parti sociali. Il presidente del consiglio incaricato prende appunti, si mostra interessato alle richieste di sindacati e imprese, ma non scopre ancora le carte. La volontà emersa, dopo un'intensa giornata di incontri, è quella di rivedersi subito dopo aver incassato la fiducia alle Camere. Il confronto, una vera e propria concertazione, potrebbe diventare ben presto la cifra del nuovo Governo. Il momento è complicato, l'emergenza sanitaria rischia di travolgere l'economia con effetti devastanti soprattutto sull'occupazione. La consapevolezza di tutti gli attori è che bisogna fare presto, adottare misure per affrontare le emergenze e sciogliere anche quei nodi che fino ad oggi hanno impedito al Paese di intraprendere con decisione il cammino della crescita.

Non si parte però da zero. Le risorse del recovery plan rappresentano infatti un'occasione più unica che rara per realizzare quelle riforme attese da troppo tempo: lavoro, sanità, infrastrutture, ambiente, fisco, scuola e pubblica amministrazione. Da Confindustria è arrivato un "convinto sostegno" all'azione di Draghi e "la viva speranza che il consenso parlamentare, riservato al suo programma, sia ampio e solido - ha detto il leader degli industriali Carlo Bonomi - perché c'è davvero molto da fare e bisogna farlo presto e bene".

Bonomi, che non è entrato "nel dettaglio del confronto perché Confindustria non intende alimentare in alcun modo indiscrezioni su cosa il presidente Draghi intenda fare", ha sottolineato che recovery plan, lavoro e ammortizzatori sociali, riforma fiscale, riforma della pubblica amministrazione e piano vaccinale sono le priorità.

Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto che il blocco dei licenziamenti e la cassa integrazione Covid siano confermati. Le urgenze del lavoro aspettano risposte adesso. I tempi sono strettissimi. Il blocco scadrà infatti a fine marzo e, dunque, è necessario subito disinnescare quella che può diventare una bomba sociale. I sindacati non hanno chiesto a Draghi una proroga sine die o un tempo indeterminato. Ma un tempo utile per riformare gli ammortizzatori sociali e far decollare le politiche attive del lavoro.

"Il confronto deve proseguire nelle prossime settimane e mesi quando il Governo avrà avuto la fiducia - ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini - per affrontare in modo nuovo i problemi che abbiamo di fronte. Su pensioni, fisco, lavoro e blocco licenziamenti abbiamo proposto le stesse cose che avevamo chiesto ai governi precedenti. Chiediamo di essere coinvolti e poter discutere per fare le riforme che sono necessarie e, soprattutto, creare lavoro".

La leader della Cisl, Annamaria Furlan, ha affermato che "Draghi ci ha ascoltato, dimostrando di essere interessato a capire quelle che per noi sono le priorità e le emergenze da affrontare attraverso una concertazione vera, utile al futuro del Paese. Abbiamo dato tutta la nostra disponibilità, attraverso un rapporto concertativo, per dare un contributo al nuovo Governo". Il numero uno della Uil, Pierpaolo Bombardieri, ha inoltre dichiarato che "Draghi non ha scoperto le carte. Ha detto che ci avrebbe fatto sapere sul tema del blocco dei licenziamenti. Ha ascoltato molto attentamente e ha preso appunti pur non esprimendosi. Sulla scuola non abbiamo nessun problema a discutere del prolungamento dell'anno scolastico, ma il tema va affrontato sotto diversi aspetti: sicurezza, trasporti, salute e il problema dei 200mila precari".

La situazione economica allarma anche il mondo delle banche. L'Abi si è detta molto preoccupata "per i rischi legati alla pandemia che possono toccare le imprese in difficoltà e conseguentemente toccare le banche stesse". Il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, ha quindi chiesto a Draghi che le misure di sostegno "non vengano interrotte anzitempo, che abbiano una durata più lunga della pandemia e che vengano ridotte gradualmente, senza immediatezza, senza integralismi e automatismi". E su questo fronte "Draghi è molto consapevole della situazione e dei rischi dei crediti deteriorati", ha spiegato Patuelli.

Il numero uno di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha puntato l'attenzione sulle oltre 300mila imprese che rischiano di chiudere i battenti. Per questo a Draghi, che si è mostrato "molto attento" alle difficoltà delle aziende, Sangalli ha chiesto "ristori tempestivi e adeguati alle effettive perdite di fatturato e proroga ampia della cassa Covid senza contribuzione addizionale e senza distinzioni dimensionali".

Anche dal mondo dell'artigianato è arrivato l'invito a procedere sul campo delle riforme. Il numero uno di Cna, Daniele Vaccarino, ha apprezzato l'attenzione al settore mostrata da Draghi e ha spiegato: "dobbiamo fare grandi riforme, dalla semplificazione della pubblica amministrazione alla riforma fiscale fino alla riforma della giustizia e a quella del lavoro. E' l'occasione per poterle fare, altrimenti non si faranno mai più".

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