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Albergatori Milano: "Confini regionali restano chiusi? Insostenibile"

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Il possibile 'stop' agli spostamenti tra regioni italiane dal 3 giugno, data che avrebbe dovuto sancire la riapertura dei confini interni e che invece sembra possa riguardare solo i territori con uguale livello di contagio, ha messo in allarme gli albergatori, alcuni dei quali pensavano di riaprire al pubblico proprio in base all'annuncio di una settimana fa. 

"E' un fulmine a ciel sereno, che sicuramente ricade soprattutto sulla Lombardia e sul suo capoluogo", dice all'Adnkronos il presidente degli albergatori di Milano, Maurizio Naro. "La settimana scorsa non ci aspettavamo l'apertura delle frontiere regionali e dell'area Shengen, anche se gli hotel business ci speravano". A Milano, in particolare, "se prima tutti prevedevano la riapertura al pubblico a settembre, alcuni ora avevano ipotizzato metà giugno o luglio per questa possibilità di muoversi in Italia".  

Finora, a Milano, spiega Naro, hanno aperto solo quattro o cinque alberghi sui 400 presenti e "in queste tre settimane non hanno mai superato le dieci camere occupate", su un totale di 35mila in città. Delle strutture cittadine, "forse solo il 5% ha chiesto prestiti garantiti, mentre invece tutti hanno chiesto la cassa integrazione, che per ora è stata anticipata. Però mi aspetto che almeno nelle prossime settimane arrivino le risorse direttamente dall'Inps perché le aziende turistiche hanno fatto fuori tutta la liquidità e non sono in grado di anticipare gli importi".  

Per adesso si muove molto poco, non ci sono richieste né prenotazioni, ammette Naro. "Se con questa settimana potevamo aspettarci qualche timido segnale o richieste di informazioni, adesso non ci speriamo". Tra i clienti business degli alberghi milanesi, tra l'altro, "molti ci hanno risposto che le trasferte sono vietate fino a fine anno, altri si limiteranno a stare fermi fino ad agosto, ma questo ci ha gelato". Se la situazione restasse così anche nei prossimi mesi, "per il nostro settore sarebbe insostenibile".  

Agli alberghi milanesi le poche richieste sono arrivate per fare riunioni, non per pernottare. "Le aziende vorrebbero fare meeting ed eventi, con tutti i crismi e tutti i protocolli di distanziamento e qui c'è un altro problema: a tutt'oggi, gli eventi di qualunque tipo sono vietati: la speranza è che per il 3 di giugno venga tolta la limitazione e si diano protocolli per eventi superiori a un tot di persone". Le riunioni business, secondo il manager, "dovrebbero essere consentite altrimenti il settore congressuale e fieristico potrebbe venire minacciata nella sua leadership territoriale visto che in Germania gli stessi eventi o le stesse fiere professionali sono autorizzate con dei criteri".  

BONUS VACANZE 

Per Naro, il bonus vacanze da 2,4 mld approvato con il Dl Rilancio, con contributi fino a 500 euro a famiglia, "è inutile". Molti operatori del turismo "rientrano nella fascia Isee che dovrebbe essere destinataria del bonus e sperano invece di poter lavorare nelle loro strutture questa estate. Poi, sappiamo da molte aziende con cui lavoriamo che a luglio e agosto cercheranno di recuperare gli ordini e i ritardi che hanno avuto. Quindi molti dei loro dipendenti e delle loro maestranze saranno al lavoro".  

Secondo l'imprenditore sarebbe stato meglio "una detrazione dall'imposta, libera dalle soglie di reddito: se con la detrazione si recupera quel gap competitività di prezzo che l'Italia sconta rispetto a destinazioni come il Nord Africa, la Grecia, e la Spagna è davvero un aiuto".  

Se poi invece gli stessi 2,4 miliardi "fossero stati destinati a coprire la parte contributiva dello stipendi dei lavoratori del turismo, avremmo avuto 1 milione di persone che prendevano il loro stipendio. Le aziende turistiche, così, risparmiando sui contributi, avrebbero potuto assumere qualche stagionale aumentando l'economia in circolo". (di Vittoria Vimercati)