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Alberi per salvare le città: "Non più arredo, ma sistema produttivo autonomo"

Maria Elena Capitanio
·Giornalista e scrittrice
·1 minuto per la lettura
Trees On Footpath Against In City (Photo: Felix Kayser / EyeEm via Getty Images)
Trees On Footpath Against In City (Photo: Felix Kayser / EyeEm via Getty Images)

“Sarà l’albero come sistema produttivo autonomo a salvare le città”. A dirlo è Massimiliano Atelli, presidente del Comitato per lo sviluppo del verde pubblico, incontrato da HuffPost in occasione della sesta edizione degli Stati generali del verde urbano. “Oggi va cambiata la scala di riferimento dentro gli aggregati urbani, passando dal fazzoletto verde, ostaggio dei palazzi che lo circondano, alla foresta urbana”, spiega. “Perché l’albero non va inteso come arredo, come riempi vuoto tra i palazzi, ma come uno spazio che dà vita ai palazzi, che è una prospettiva completamente diversa”. L’Italia di per sé non è un Paese povero di alberi, ma non ne ha abbastanza dove servono maggiormente, cioè dentro, e intorno (cinture periurbane) alle città, perché al loro interno – già oggi, e in modo crescente entro il 2050 – si addensa la maggiore concentrazione di persone. Questa affluenza sta già esponendo ed esporrà in misura crescente città sovrappopolate “agli effetti negativi delle emissioni di anidride carbonica e del cambiamento climatico”, con effetti e riflessi di ragguardevole portata sia sul piano sanitario che su quello economico. E per economico si intende previdenziale, assistenziale, dell’efficienza energetica e dell’immobiliare, produttivo in senso ampio e, più in generale, della qualità del vivere.

Anche i polmoni hanno i loro diritti

Se si vuole giungere allo scenario nuovo, va cambiato il modo in cui si guarda l’albero: “Per duecento anni lo si è guardato dal punto di vista della bellezza, ma invece è importante andare oltre la percezione estetica, passando a un modello diverso”. È vero che anche l’occhio vuole la sua parte, “ma i polmoni non hanno meno diritti”. L’albero, com...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.