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Alessandro Milan: "Vi racconto la storia di Barnabei, oggi che in Virginia la pena di morte non c'è più"

Giacomo Galanti
·Giornalista, HuffPost Italia
·2 minuto per la lettura
Rocco Barnabei (Photo: ansa hp)
Rocco Barnabei (Photo: ansa hp)

Per una coincidenza, “una bella coincidenza” dice l’autore, nel momento in cui lo stato americano della Virginia sta per abolire la pena di morte è stato pubblicato il libro del giornalista Alessandro Milan che racconta la storia Derek Rocco Barnabei, giustiziato proprio in Virginia il 14 settembre del 2000. Il titolo “Un giorno lo dirò al mondo” (Strade blu, Mondadori), era il sogno di Derek, la sua ultima speranza. Ovvero affermare che finalmente la pena di morte non c’è più. E nello stato che lo ha giustiziato sta per accadere.

Barnabei è stato condannato dopo un processo indiziario per violenza sessuale e l’omicidio della sua ragazza di allora, la diciassettenne Sarah Wisnosky. Accuse che ha sempre respinto dichiarandosi innocente. Milan lo ha intervistato per la prima volta quasi per caso per Radio 24, un’emittente che nel giugno del 2000 era quasi neonata.

Come ci si approccia a un uomo nel braccio della morte?

Innanzitutto è stato tutto molto improvviso. È la madre di Barnabei, che avevo già sentito, ad avermi fatto sapere che potevo intervistare suo figlio. E in pochissimo tempo mi sono trovato a parlare con una persona che non avevo mai visto e conosciuto. Il mio approccio è stato molto normale e umano. “Mi dici chi è Derek Barnabei?”. Così si è subita creata un’intesa. Deve aver visto in me uno che gli dava voce e che voleva sapere come passava le giornate. Per uno in quelle condizioni può anche essere tutto.

Nel libro racconti in maniera molto cruda cosa vuol dire vivere da condannato a morte. E sono proprio alcuni dettagli a far emergere tutta la disumanità della pena.

Il racconto dell’orrore della pena capitale è così chiaro perché ho potuto leggere i diari di Derek. È proprio lui a descrivere quell’ambiente così disumanizzante, con i neon ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.