Italia Markets open in 8 hrs 14 mins

Alfano: “Via l’articolo 18 per far ripartire le assunzioni”

Davide Mazzocco

Forte dei dati Istat sull’ulteriore calo del Pil, il ministro dell'Interno Angelino Alfano propone di tagliare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori nello Sblocca-Italia. Il leader dell’Ncd batteva su questo tasto da tempo e approfittando del dato sul Pil ha tentato un ulteriore affondo chiedendo che vengano superate le attuali regole sui licenziamenti, una politica che, nelle passate settimane, aveva suscitato imbarazzo nel Pd.

Negli ultimi tre lustri, dal 2000 a oggi, molti governi hanno tentato di riformare l’articolo 18 scontrandosi con i sindacati che nell’eventuale abbattimento di questa norma hanno sempre visto il presupposto per un rischiosissimo allentamento della tutela dei lavoratori. Perché l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori – cioè l’articolo 18 della legge n. 300 del 20 maggio 1970 – disciplina, in maniera particolare, il caso di licenziamento illegittimo ovvero tutti i casi in cui la cessazione del rapporto di lavoro avvenga senza comunicazione dei motivi, in maniera ingiustificata o discriminatoria.

Per il leader del Nuovo Centro Destra il superamento dell’articolo 18 non è il presupposto “per avere più licenziamenti, ma per avere più assunzioni”. In sostanza un allentamento delle norme che impediscono alle aziende di licenziare un dipendente potrebbero dare una forte spinta a un mercato del lavoro che continua a essere asfittico. Accanto a questa riforma, Alfano ne propone altre: lo smaltimento del monte debiti della PA, l’accelerazione della delega fiscale, la stabilizzazione e l’estensione del bonus da 80 euro e lo snellimento della burocrazia, in modo che “tutto ciò che è consentito dalla legge non abbia più bisogno di autorizzazioni”.

Secondo Alfano l’articolo 18 è uno dei “totem di una certa sinistra e dell'ideologia” e la proposta è di fare in modo che le nuove assunzioni ne siano già prive. La logica riformista del Governo Renzi che da mesi lavora alla riforma della Costituzione, trova nella proposta del leader di Ncd il suo controcanto in campo giuslavoristico. E i dati sul Pil che tanto spaventano e fanno notizia (anche se sempre meno attendibili come indicatori del benessere) diventano strumento per accelerare su una delle roccaforti dei diritti dei lavoratori nel nostro Paese.