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Alimenti: Cna, troppi ostacoli per artigiani cibo, giù 700 serrande in 1 anno/Adnkronos

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Consumare un pasto veloce, mangiando un supplì in rosticceria, o una coppetta in una gelateria artigianale, in tutti quei luoghi dove si preparano pietanze espresse, spesso di buona qualità, può risultare alquanto scomodo. In piedi il più delle volte, su sedie più alte o più basse di tavolini, quando ci sono, o arrampicati su sgabelli, appoggiati a una mensola, con posate e piatti di plastica. E' quanto denuncia la Cna, in occasione della presentazione di una ricerca a cura dell'Osservatorio, che fotografa i danni della burocrazia nel settore dell’artigianato alimentare, con oltre 80 adempimenti necessari solo per aprire un'attività.  

Un settore regolato da normative più o meno restrittive che frenano, tra l'altro, la possibilità di vendere prodotti alimentari complementari o bevande a quelli di propria produzione, con l'effetto di inficiarne il relativo consumo sul posto. Pesanti penalizzazioni che si traduce nella chiusura di numerose imprese, ben 700 tra il 2016 e il 2017 (-1%) che va in controtendenza rispetto a un settore delle imprese alimentari non artigiane che invece è cresciuto di 2,5 punti percentuali. E soprattutto a fronte di "una spesa media degli italiani di 1.520 euro pro capite l’anno per mangiare fuori casa, per un giro d'affari di 80 miliardi l’anno" come ha segnalato il presidente Cna Daniele Vaccarino.  

"L'adozione di un incontrollato numero di circolari e risoluzioni ministeriali, oltre 30, - denunciano gli artigiani - ha compresso lo spazio di manovra riconosciuto in capo alle imprese, tanto da condizionare la prerogativa delle stesse nel definire modelli organizzativi originali, competitivi ed efficienti" (si è ricorso ad espedienti, vincoli e riserve in tema di arredi, attrezzature e spazi). Ed è il ministero dello Sviluppo economico ad aver fissato una serie di paletti stigmatizzati sia dall'Antitrust che dal Consiglio di Stato.  

Ad annunciare delle aperture a rivedere certe rigidità, oggi all'incontro in Cna, è stato il sottosegretario al Mise Gian Paolo Manzella che, nel riconoscere una situazione di "grande incertezza" per questo settore, ha annunciato l'apertura di un tavolo per la semplificazione "in cui saranno chiamate le associazioni di categoria a elencare, settore per settore, quali sono le norme che possono aiutare le imprese a essere più libere e più performanti". 

Anche dal punto di vista del quadro regolatorio delle Regioni si segnala una limitata propensione delle Regioni ad apprestare una disciplina più incline alle mutate esigenze di imprese e consumatori. Dall'indagine della Cna risulta inoltre che il 74% dei Comuni non adotta una regolamentazione organica in tema di consumo sul posto favorendo un uso frazionato delle fonti che vanno dai regolamenti comunali in materia di igiene alle leggi regionali fino alle circolari del Mise.