Aliquote Irpef: quanto pagheremo con le nuove modifiche

Ci sono volute oltre sette ore di discussione in Consiglio dei Ministri per arrivare al taglio dell’Irpef sulle aliquote più basse, una riduzione che il Governo andrà a compensare con un aumento dell’Iva. Nei primi due scaglioni di reddito ci sarà una riduzione di un punto percentuale: la tassazione sui guadagni lordi fino a 15mila euro passerà dal 23 al 22%, mentre lo scaglione compreso fra i 15mila e i 28mila euro scenderà dal 27 al 26%. L’aumento dell’Iva dal 10 all’11% e dal 21 al 22% dovrebbe però compensare la riduzione delle tasse che costringerà le casse dello Stato a privarsi di circa 5 miliardi di euro di entrate fiscali annue (4 miliardi di euro per lo scaglione più basso e 1 miliardo per il più alto).

Secondo il premier Mario Monti la disciplina paga e la riduzione dell’Irpef è un primo passo per dare “sollievo” agli italiani. Sulla stessa lunghezza d’onda si è sintonizzato anche il Ministro dell’Economia Vittorio Grilli che, durante la conferenza stampa di presentazione della legge di stabilità, ha parlato di aumento del reddito disponibile e di miglioramento della condizione delle famiglie italiane. Nel progetto iniziale l’Iva avrebbe dovuto subire una maggiorazione del 2% ma si è scelto di dimezzare l’aumento per non far rientrare dalla finestra il problema fatto uscire dalla porta. Nonostante ciò, c’è chi non è per niente contento. Secondo Confesercenti lo scambio fra l’aumento dell’aliquota Irpef e la riduzione dell’aliquota Iva rischia di essere una “mazzata” mascherata da favore: “Siamo perfettamente d'accordo sulla necessità di tagliare l'Irpef – si legge in una nota di questa mattina -, ma lo scambio operato dall'esecutivo non è nemmeno alla pari: l'aumento delle due aliquote Iva dovrebbe generare un gettito di circa 6,5 miliardi di euro; un dato ben superiore al costo della riduzione delle due aliquote Irpef, che è intorno ai 5 miliardi”.

Per Coldiretti l’aumento dell’Iva porterà a un rincaro di 500 milioni di euro nella spesa delle famiglie con un ulteriore effetto depressivo sui consumi alimentari a danno delle imprese e dei consumatori stessi. Uno studio pubblicato in questi giorni da Coldiretti e Swg sui dati Istat del secondo trimestre 2012 delinea un Paese in cui sono letteralmente crollati il consumo di latte (-7%), olio (-5%) e pesce (-4%) e in cui si è assistito a una forte diminuzione degli acquisti di carne di maiale e vino (-2%), frutta, pasta e carne di manzo (-1%). Sei italiani su dieci per far fronte alla crisi hanno tagliato sul carrello della spesa e l’aumento dell’Iva potrebbe accentuare questo trend già dal prossimo inverno. La coperta resta corta: se si diminuiscono le tasse sui redditi devono aumentare le entrate dai consumi.

Ma quanto si pagherà di Irpef con le nuove regole? Il primo scaglione, quello dei 15mila euro lordi (cioè senza le ritenute in busta paga) prevede, a partire dal 2013, una tassazione secca del 22%: per un guadagno di 10mila euro si pagheranno 2200 euro, per uno di 15mila 3300 euro. Decisamente più complicato è il calcolo del successivo scaglione nel quale a una cifra fissa di 3300 euro va sommato il 26% sulla parte eccedente 15mila euro. Per chi guadagna 20mila euro lordi, dunque, il versamento all’Irpef sarà di 4600 euro: 3300  più 1300 ovverosia il 26% di 5000  euro. Per un guadagno lordo annuo di 25mila euro l’ammontare della tassazione sarà di 5900 euro. Si ricorda, inoltre, come sopra i 15mila euro di reddito annuo entrino in gioco anche le detrazioni (per cui si fissa un tetto massimo di 3mila euro) e le deduzioni fiscali. Restano invariati i successivi scaglioni per i quali cambiano le cifre di base ma non il meccanismo di calcolo e le aliquote: fra 28mila e 55mila euro si pagheranno 6680 euro più il 38% della parte eccedente i 28mila euro. Dai 55mila ai 75mila euro ai 16940 euro di base va sommato il 41% della parte eccedente i 55mila euro; oltre i 75mila euro si pagano 25140 euro più il 43% della parte eccedente i 75mila euro.