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Alitalia, Benetton: resti marchio italiano ma nessuno ci ha cercato

Afe

Roma, 19 mag. (askanews) - Su Alitalia "mi sono informato: non c'è stato nessun incontro, nessuna proposta, niente di niente". Lo afferma Luciano Benetton, in una intervista a 'La Repubblica'.

"Alitalia - aggiunge - sta a cuore a tutti gli italiani e credo che non rimanga molto tempo. La cosa più importante è il marchio italiano, la bandiera. C'è l'esempio della Swiss Air che è fallita, ma il marchio è ora gestito da Lufthansa". "Gli Aeroporti di Roma e Alitalia - ammette - hanno certamente interessi comuni. Ma non sono arrivate proposte". Può il governo trattare per Alitalia e al tempo stesso togliervi le concessioni autostradali? Non ci sarebbe il sospetto di uno scambio? "Non so se davvero si possano revocare le concessioni. Di sicuro bisogna decidere: o siamo razza padrona o siamo imprenditori affidabili".

Per quanto riguarda la quota detenuta in Generali, "non abbiamo alcun rappresentate nel consiglio e ci sta bene così. Crediamo però che le Generali debbano essere italiane. Ci sono anche Caltagirone, Del Vecchio e Mediobanca. È un bel pacchetto italiano che, tutti e tre insieme, vorremmo rafforzare". Su Alitalia e Generali lei mi sembra sovranista. "Su Alitalia e Generali sì. Non ho paura delle parole".

Nell'intervista Benetton spiega perchè è tornato a prestare il suo volto, con le foto di Oliviero Toscani, alla pubblicità dell'azienda di abbigliamento. "All'inizio non volevo. Poi Oliviero mi ha messo in mezzo. È un altro azzardo, e io con lui li ho sempre fatti. Oliviero vede le cose un po' prima degli altri. Voglio dire che, benché sia un gioco divertente, metterci la faccia a 84 anni non è una frivolezza estetizzante". Per il futuro, assicura, "prevedo che nel 2020 la mia azienda tornerà in attivo. Ce la faremo. Abbiamo già ridotto il disavanzo del quaranta per cento: era di 180 milioni e adesso è sotto i cento. La squadra è quasi al completo. Oliviero Toscani ha chiamato lo stilista Jean-Charles de Castelbajac nuovo direttore artistico, abbiamo smesso di chiudere negozi e cominciamo ad aprire i nuovi. Ne prevedo cento in un anno". Intanto sta per arrivare un nuovo amministratore delegato della holding. "A sostituire Marco Patuano - anticipa - non sarà un Benetton. Non le faccio ancora il nome, ma le posso dire che sarà un interno".

"Siamo forti noi Benetton. E sappiamo distinguere, sappiamo aspettare. E non per il cinismo di chi ne ha viste tante. L'etica della responsabilità, la modernità, il rispetto delle regole per un imprenditore non sono facoltative, ma sono le condizioni stesse della sopravvivenza", conclude, "chiunque ci conosce appena un po' non ha mai dubitato di noi, tutti sanno che non facciamo parte di quel capitalismo che è un'avventura tra politica e malaffare. Non siamo né papponi di Stato né razza padrona".