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Alitalia, record cassa integrazione: oltre la metà dei dipendenti

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Numeri da record per la cassa integrazione in Alitalia. Lo tsunami che si è abbattuto con il coronavirus sul trasporto aereo colpisce ancora di più la già sofferente compagnia che, da decenni, passa di crisi in crisi. Ma a dare il polso della situazione è oggi l'ulteriore massiccia richiesta di cigs da parte dell'azienda che complessivamente porta il numero di lavoratori interessati tra piloti, assistenti di volo e personale di terra, a oltre 6800 unità. Ben oltre la metà dell'organico complessivo che conta 11.400 dipendenti. Del resto, Alitalia sta volando al minimo con 30 aeromobili sui 113 in flotta.  

La novità della giornata è la comunicazione arrivata ai sindacati di richiesta di nuova cassa per 2868 addetti che vanno ad aggiungersi al quella inizialmente avanzata di 3960 lavoratori, un dato, questo, comprensivo della quota di cigs richiesta per l'impatto del coronavirus, per 2785 lavoratori, e 1175 per il normale ricorso previsto a questo ammortizzatore sociale. La nuova richiesta di cigs riguarda, nel dettaglio, 2662 dipendenti Alitalia ai quali si aggiungono 206 addetti di Cityliner, che finora non erano stati interessati dalla cig. 

In questo modo, per il solo coronavirus la richiesta totale di cassa si attesta a quota 5313. Nel dettaglio, la cig interessa 388 comandanti, 471 piloti, 1975 assistenti di volo e 2613 addetti di terra. Per Cityliner, la cassa riguarda 41 comandanti, 58 piloti, 105 tra hostess e steward e 2 dipendenti di terra. Il nuovo round di cassa integrazione sarebbe dovuta scattare il 24 marzo ma dopo l'ultimo incontro, che si è svolto l'altro ieri, azienda e sindacati hanno deciso di aggiornarsi al 3 aprile prossimo.  

Numeri particolarmente pesanti che non hanno fatto altro che alimentare la preoccupazione e l'allarme, già ai massimi livelli, dei sindacati. Un netto no al ridimensionamento di Alitalia e ad azioni unilaterali sul fattore lavoro è arrivato subito da Filt-Cgil, Uiltrasporti e Ugl che hanno inviato una lettera ai vertici di Alitalia, il commissario straordinario Giuseppe Leogrande e al direttore generale Giancarlo Zeni e per conoscenza al Governo. 

"Alla luce delle comunicazioni e degli elementi emersi durante la conference call di lunedì 23 marzo scorso, nel corso della quale è stata ufficializzata la decisione del Governo di dare vita, in tempi rapidi, alla nascita di una newco a controllo Statale", le tre sigle sindacali "ribadiscono la contrarietà a qualsiasi progetto di ridimensionamento aziendale che non garantisca i livelli occupazionali, e sono invece fermamente convinte che si debba ragionare su un progetto industriale che veda al centro investimenti, ampio perimetro di business, dimensioni e composizioni della flotta, nonché massima tutela dei livelli occupazionali".  

E, avvertono, "non accetteremo alcuna azione che vada nella direzione del ridimensionamento che potrebbe ingenerare forti criticità in questo momento emergenziale in cui tutti i lavoratori stanno dimostrando grande senso di responsabilità" e l’amministrazione straordinaria non deve intraprendere azioni unilaterali nell’ambito del fattore lavoro.  

Il timore, insomma, è che questi numeri siano quelli che, alla fine, delimiteranno il perimetro con cui partirà la nuova Alitalia. Questa richiesta di nuova cassa ''può essere giustificata solo per il coronavirus'', puntualizza il segretario nazionale della Filt Cgil, Fabrizio Cuscito. Ma ''Una volta superata l'emergenza - prosegue - avremo il dovere di costruire una Alitalia basata su un piano industriale con una flotta più ampia per cogliere le opportunità che si apriranno e garantire i livelli occupazionali''.  

Per il segretario generale, Claudio Tarlazzi, e il segretario nazionale, Ivan Viglietti, della Uiltrasporti, "questa fase di crisi profonda deve essere superata con uno slancio corale del Governo e delle parti sociali, per costruire un progetto che traguardi il futuro". E, dicono, “la nuova Alitalia a controllo statale dovrà essere un vettore di bandiera e non una piccola compagnia marginale rispetto al mercato. Chiediamo, quindi, che il Governo preveda investimenti adeguati, come stanno facendo in queste ore tutti gli altri Stati europei ed extra Europei, nelle principali aree di business del nuovo vettore: flotta, manutenzione, handling, prevedendo anche cargo e charter, per garantire una crescita in termini dimensionali della nuova società e non l’ennesimo e dannoso ridimensionamento".