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Allarme dei metalmeccanici: "Sarà un autunno difficile"

Riccardo De Luca / Agf

AGI - Crisi industriali, transizione ecologica, inflazione, incertezza politica: per l'industria metalmeccanica, "che già mostra segnali di rallentamento", si prospetta un autunno difficile.

Ma i sindacati non intendono stare a guardare e sono pronti a mobilitarsi. Lo affermano all'AGI i leader di Fim, Fiom e Uilm, convinti che le priortà del Paese sono l'occupazione (ma non precaria) e la difesa del potere di acquisto dei salari.

Secondo Rocco Palombella, segretario generale Uilm, l'Italia rischia "una situazione sociale ingovernabile".

Michele De Palma, segretario generale Fiom, assicura che i metalmeccanici con le loro lotte sono pronti a "difendere la legalità e la dignità del Paese davanti a multinazionali e fondi d'investimento privi di qualsiasi scrupolo sociale".

A settembre partirà una campagna di assemblee, in vista della mobilitazione in ottobre insieme alla Cgil. Roberto Benaglia, segretario generale Fim, invoca un confronto serrato con governo e imprese sulle retribuzioni: "occorre passare da una politica dei bonus e una politica di sostegno ai salari, che devono essere più alti".

Secondo il leader dei metalmeccanici della Cisl, ci sono "crisi industriali ormai divenute storiche e vertenze nuove, ma tutto il settore sta rallentando e deve affrontare la transizione ecologica, digitale e demografica". "Non si può rischiare che l'industria metalmeccanica sia abbandonata a se stessa proprio nel momento in cui le cose non vanno piu' molto bene".

Il quadro delle vertenze è ampio e riguarda tutta la Penisola, dalla Wartsila di Trieste alle Acciaierie Siciliane. Ma nel mezzo ci sono Qf (ex Gkn) di Firenze, Acc di Belluno, Ansaldo Energia di Genova, ex Whirlpool di Napoli, JSW di Piombino, Supermonte di Lecce, Termini Imerese di Palermo, Dema di Brindisi.

E poi, le imprese messe in crisi dal conflitto in atto tra Russia e Ucraina, come Superjet International; ed ancora, il settore logistica di Stellantis di Melfi e infine, la storica vertenza della ex Ilva di Taranto, con 3.000 lavoratori in cassa integrazione; il decreto Aiuti bis ha stanziato 1 miliardo ma secondo i sindacati non c'è chiarezza sul futuro. A tutto ciò si aggiunge l'intero comparto automotive che deve fare i conti con la transizione ecologica.

Finora, afferma Palombella, i governi hanno messo sul campo "strumenti di contenimento, come la cig o i contratti di solidarietà, misure temporanee che a volte servono solo ad allungare l'agonia delle imprese. Certo, senza queste azioni si sarebbe verificata una catastrofe, ma le persone nel frattempo si impoveriscono".

La prospettiva è che "settembre riserverà altre soprese negative; si aggiungeranno vertenze che rischiano di far esplodere la situazione. Senza contare che il caro energia, l'inflazione, le retribuzioni a livelli bassissimi provocano un dramma sociale".

Il sindacato ha già in programma una serie di iniziative, a partire dalla manifestazione del 3 settembre per Wartsila a Trieste.

"Ma non ci fermeremo- assicura Palombella - Siamo stanchi delle promesse non mantenute".