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Allarme suolo, risorsa non rinnovabile e non protetta -2-

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Roma, 27 gen. (askanews) - C'è una correlazione stretta ma complessa tra gestione dei suoli, agricoltura e crisi climatica, spiegano i promotori dell'iniziativa. Da una parte, la perdita di materia organica nei terreni è responsabile a livello globale del 20% delle emissioni di CO2 nell'atmosfera. Il settore agricoltura e foreste è responsabile di poco meno di un quarto delle emissioni globali di gas a effetto serra. L'Europa è il quarto emettitore di gas serra dall'agricoltura del mondo. Dall'altra parte, i terreni fertili e la stessa produzione agricola sono tra le prime vittime degli eventi estremi, delle alluvioni, delle siccità che sono diretto risultato del cambiamento in atto. Già oggi l'erosione colpisce il 20% della superficie dell'Unione: ogni anno si perdono 10 tonnellate di terra per ettaro. Il cambiamento climatico potrebbe condurre entro il 2050 a una riduzione della produzione agricola fino al 50% in alcune regioni, Italia e Mediterraneo in testa. Anche per queste ragioni l'Unione Europea ha recentemente dato vita ad una mission board che ha come mandato quello di identificare linee di intervento per un suolo salubre e fertile. A livello globale i costi annuali stimati del degrado del suolo variano tra 18 miliardi di dollari e 20 trilioni di dollari. La perdita di servizi ecosistemici a causa del degrado del suolo costa tra i 6,3 e i 10,6 trilioni di dollari all'anno, pari al 10-17% del PIL mondiale.

"Il nostro primo obiettivo è dare il via a una rivoluzione produttiva che veda al primo posto la creazione di una strategia di bioeconomia sostenibile, basata sui territori", continua l'AD di Novamont. "In primo luogo utilizzando i rifiuti organici come compost per ridare fertilità ai terreni. In Europa su un totale di 96 milioni di tonnellate di rifiuto organico soltanto il 33% viene riciclato mentre il 66% finisce ancora in discarica. L'Italia sta un po' meglio, con un riciclo intorno al 50%, ma resta ancora moltissimo da fare. In questo senso un obiettivo prioritario deve essere quello di evitare accumulo nei suoli mediante l'utilizzo di prodotti in grado di biodegradare in diversi ambienti (compostaggio industriale, compostaggio domestico, nel suolo, nei sistemi di depurazione delle acque), in particolare per quelle applicazioni in cui esiste il rischio di rilascio accidentale e accumulo di residui".

"In questo scenario - spiega il Rettore del Politecnico di Torino Guido Saracco - diventa fondamentale attivare azioni specifiche per creare consapevolezza del problema e per intervenire sui diversi settori delle filiere integrate accelerando l'adeguamento delle infrastrutture, mettendo in rete le migliori soluzioni tecnologiche esistenti, investendo e facendo innovazione su campo, frenando la degradazione e l'inquinamento ed operando in sinergia con le comunità locali per un modello di sviluppo che metta al centro un suolo sano e pulito, fondamentale per la vita sul pianeta Terra. In questo contesto nasce anche l'opportunità di sviluppare tecnologie fisiche, chimiche, biotecnologiche in grado di utilizzare le diverse materie prime rese disponibili. Importanza delle tecnologie rigenerative, capaci cioè di rigenerare risorse naturali soggette a grave degradazione, con particolare attenzione al suolo e all'acqua."(Segue)