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Allarme tecnologia, i robot ci stanno rubando il lavoro

Quando pensiamo un futuro ipertecnologico ci immaginiamo comodamente sdraiati sul divano mentre macchine quasi-umane eseguono al nostro posto qualsiasi lavoro. Ma non consideriamo che, appunto, quello che eseguono sarebbe stato proprio il nostro lavoro.

Secondo una recente ricerca americana, invece, ben il 47% dei posti di lavoro negli USA risultano a rischio per un incremento incontrollato della tecnologia nei prossimi 20 anni.

Basti pensare, d’altra parte, che già alcuni (anche se per ora pochi) degli articoli e delle notizie di agenzia che possiamo leggere sul web sono prodotto di complessi algoritmi informatici, e che un algoritmo risulta già in grado, nella vendita al dettaglio, di dare risultati migliori di un venditore umano grazie alla grande quantità di dati che è in grado di considerare. Un altro settore messo molto a rischio dalla tecnologia è poi quello della logistica, nella quale si stanno affacciando veicoli completamente automatici in grado di organizzare automaticamente magazzini; per non parlare di settori come agricoltura e trasporti, dove veicoli a motore e agricoli potrebbero essere già facilmente guidati da un computer.

Uno scenario che prefigurerebbe una società molto differente da quella attuale, una società nella quale poche persone fisiche o giuridiche che possiedono macchine sarebbero i soli in grado di guadagnare, togliendo così ogni fonte di reddito alla classe media.

Un dettaglio effettivamente inquietante è, a questo proposito, che la tendenza descritta sia già in atto, con un costante abbassamento degli stipendi in tutto il mondo, compresi paesi emergenti come Cina e India. Anche negli USA, poi, la crescita di posti di lavoro si situa nella parte inferiore della scala retributiva, attualmente guidata da lavoratori della classe media il cui reddito è stato ridotto per via di una produttività sempre maggiore dei robot in fabbrica. E, cosa ancor più grave, i governi non sembrano adeguatamente preparati a fronteggiare un simile passaggio.

Da registrare, comunque, anche un’interpretazione divergente degli stessi dati. C’è infatti chi ottimisticamente ritiene che una maggiore produttività dei robot possa liberare gli uomini da mansioni inferiori per dedicarsi al solo pensiero creativo, inaccessibile (per ora) alle macchine. I lavori che rimarranno in mano agli umani, insomma, saranno sempre più creativi e a sfondo sociale, con ampi stralci di tempo libero a ognuno per coltivare hobby e passioni.

VIDEO - Il robot controllato con il pensiero