Allarme Wi-Fi: salute a rischio sui treni italiani

Valori di inquinamento elettromagnetico del 272% superiori alla norma, vagoni di lusso con passeggeri perennemente connessi e inconsapevolmente attraversati da campi magnetici di 5,56 e di 33,48 microTesla. Sono dati allarmanti quelli emersi da un’indagine compiuta sul treno 9655 Frecciarossa delle 19 in servizio tra Milano e Roma e sul treno Italo 9940 delle ore 13:55 in servizio tra Roma Ostiense e Milano Porta Garibaldi, valori che riaprono il dibattito sui rischi per la salute connessi all’esposizione alle onde magnetiche ed elettromagnetiche del Wi-Fi.

Da anni le posizioni in merito alla nocività del Wi-Fi sono estremamente discordanti. Secondo uno studio della Health Protection Agency britannica pubblicato lo scorso luglio i livelli dei campi magnetici dei dispositivi Wi-Fi sono inferiori a quelli dei telefoni cellulari, dei router e delle schede di rete dei computer e si assestano al di sotto delle tradizionali frequenze radio. Secondo l’HPA le frequenze utilizzate nel Wi-Fi sarebbero assimilabili alle tradizionali frequenze radio ma nella comunità scientifica le posizioni sono tutt’altro che omogenee: se gli hot spot pubblici hanno livelli ridotti di radiazioni, all’interno di particolari ambienti domestici o di lavoro si possono raggiungere soglie critiche per la salute. Bambini, ragazzi e giovani in età riproduttiva sono i più esposti agli effetti nocivi dell’esposizione. Si raccomanda che l’utilizzo delle tecnologie Wi-Fi sia limitato il più possibile, evitando assolutamente il contatto o l’estrema prossimità agli apparecchi che emettono le onde elettromagnetiche. L’Organizzazione Mondiale della Sanità sostiene che il 3% della popolazione dei Paesi occidentali sia interessato da emicranie, sudorazione, tachicardia, vertigini, stanchezza e disturbi del sonno causati da fenomeni di elettrosensibilità.

L’allarme scattato dopo la pubblicazione dei dati sui due treni, dunque, riporta alla ribalta il problema: “Il concetto che sfugge ai più è che gli sforamenti dei limiti consentiti – spiega a Yahoo Finanza l’ingegner Edoardo De Nicolais che ha effettuato i due rilevamenti sui treni per Codacons – non vanno calcolati sulla singola sorgente ma sulla sommatoria delle sorgenti. Un treno alimentato da corrente alternata e con a bordo un ripetitore wireless può esporre un passeggero a quattro ore di onde elettromagnetiche. Gli effetti immediati sono termici, ma cosa succede a lungo termine? Purtroppo la suscettibilità personale all’esposizione alle onde elettromagnetiche attualmente non è mappabile”.

L’Oms sostiene che il 3% della popolazione dei paesi occidentali accusa disturbi riconducibili alle onde elettromagnetiche.

Se anche un organismo come l’Oms che è sanitario, ma è anche politico, fa una mezza ammissione vuol dire che i danni alla salute sono incontrovertibili.

Chi ha definito i limiti in materia di campi elettromagnetici?

Le direttive comunitarie in materia di campi elettromagnetici sono state recepite dal Ministero della Salute e inserite nei regolamenti relativi alla tutela della salute.

Ma in un locale pubblico o in un ufficio quali sono gli organismi deputati al controllo e al rispetto dei limiti consentiti dalla legge?

Qui sta il nodo della questione. Si continua a fingere che sia un problema ambientale quando, invece, si tratta di un problema sanitario. Non ci si può limitare a controlli tecnici e ambientali, occorre vi siano controllori con competenze sanitarie come quelli dell’Ispesl, l’unico organismo pubblico che può affiancare chi fa i rilevamenti ambientali.

Come può tutelarsi un cittadino che tema per la sua salute a causa della prossimità a una sorgente di onde elettromagnetiche?

L’unica soluzione è contattare un tecnico indipendente. Il diritto alla salute è sancito dalla Costituzione e la trasparenza nei confronti di cittadini e lavoratori dovrebbe essere la norma.


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